Economia e Lavoro

Reddito pro capite, esistono due Italie. Vola il Nord, tutto il Sud al palo

I dati, contenuti nel rapporto Bes pubblicato dall'Istat mostra, nel 2015 e 2016, una doppia velocitą nel Paese. Tra Settentrione e Meridione italiano una differenza, a sfavore di quest'ultimo, di quasi 8mila euro.



Cresce il reddito pro capite, +2,3 per cento al Nord ma il Sud è fermo. In Calabria poco più della metà rispetto a quello del Trentino Alto Adige. Cresce il reddito pro capite degli italiani, ma non in tutto il Paese. Nel 2015 l'entrata media nazionale risulta pari a 17826 euro, con un incremento dell'1,6 per cento rispetto al 2014 ma, all'interno del quadro nazionale, emergono forti differenze tra il Nord, dove si registra una crescita del 2,3 per cento, e il Sud, che deve fare i conti con un periodo di stallo (-0,1 per cento). I dati sul reddito medio disponibile pro capite contenuti nei rapporti Bes pubblicati dall'Istat (anni 2015 e 2016), ed elaborati dall'Adnkronos, mostrano che la differenza si va ad aggiungere a una base di partenza che è già molto squilibrata.

Infatti le persone che vivono al Settentrione possono contare in media su un'entrata annua di 20838 euro mentre i connazionali del Mezzogiorno, con 13188 euro, avendo a disposizione un terzo in meno. La forbice tocca i livelli massimi confrontando il reddito medio procapite nel Trentino Alto Adige, che ammonta a 22188 euro, e in Calabria, che si ferma a poco più della metà (12237 euro).

Dietro la regione prima classificata si posizionano la Lombardia con 21634 euro (+2,2 per cento annuo) e l'Emilia Romagna con 21509 euro (+2,3 per cento). A tener compagnia alla Calabria, in fondo alla lista, ci sono la Campania con 12588 euro (-0,5 per cento) e la Sicilia con 12838 euro (-0,7 per cento). Confrontando i dati del 2014 con quelli del 2015 emerge che il Trentino si aggiudica il primo posto anche nella classifica degli incrementi, registrando un +4,2 per cento, mentre la riduzione più significativa è quella del Molise, dove con 14133 euro si segna un -3 per cento. Rispetto al dato nazionale (17826 euro), i redditi del nord, con 20.838 euro, sono più alti del 16,9 per cento; bene anche il centro che, con 18652 euro supera la media del 4,6 per cento. Come è facile intuire è il Sud che paga la differenza, fermandosi a 13188 euro (-26 per cento). L'aumento medio del reddito potrebbe far pensare che il rischio di povertà sia diminuito ma, purtroppo, non è così.

Nel 2014 l'indice, cioè, la percentuale di persone con un reddito equivalente inferiore o pari al 60 per cento del reddito equivalente mediano sul totale delle persone residenti, era pari a 19,4 su 100 persone e lo scorso anno è salito a 19,9 influenzato soprattutto dal Sud. Si può ipotizzare che gli incrementi abbiano riguardato soprattutto i redditi più alti, mentre nelle fasce più basse la situazione è probabilmente peggiorata.

Tornando alle differenze territoriali, nel 2015 l'indice di rischio povertà nel mezzogiorno è arrivato a 34 punti (+0,8) mentre al nord si ferma a 11 (+0,2). Dall'ultimo rapporto emerge che la regione in cui si concentra il numero maggiore di persone a rischio povertà e la Sicilia (42,3 su 100), che incrementa il dato di 2,2 punti rispetto all'anno precedente. La situazione migliore è invece quella della Valle d'Aosta, che si ferma a 7 su 19, e riesce a migliorare il dato rispetto al 2014 (-1,4).

ADNKRONOS

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