Economia e Lavoro

"Fanghi inquinanti e dannosi. Folle riaprire l'Eurallumina"

L'associazione ambientalista Italia Nostra si schiera contro la riapertura dell'impianto Eurallumina a Portovesme. Una posizione contraria a quella di Regione e sindacati che sostengono soprattutto le ragioni occupazionali.



CAGLIARI - I giorni scorsi è stata rinviata la Conferenza di Servizi che avrebbe dovuto decidere la riapertura dell'Eurallumina, la raffineria di bauxite di Portovesme. Motivo del rinvio il parere contrario del Ministero dei Beni Culturali per incompatibilità con il Piano Paesaggistico Regionale.

A favore della riapertura della fabbrica i sindacati dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e la Regione. Di parere opposto l'associazione ambientalista Italia Nostra. "Desta quanto meno stupore il fatto che l'unica criticità rilevata, nell’ambito del procedimento autorizzativo per la rimessa in funzione dell'impianto sia di esclusiva natura paesaggistica. Eppure - afferma l'associazione - si tratta di un impianto a forte impatto ambientale perché, per poter riprendere l'attività, si dovrà sollevare di 10 metri (fino a 46 metri di altezza totale) l’attuale bacino, che sarà riempito con fanghi inquinanti e pericolosi, contribuendo in tal modo a rendere irreversibile il processo di degrado ambientale del Sulcis, un Sin (sito dii interesse nazionale) tra i più inquinati d’Italia". Nell’ambito di un tale “revamping” industriale dovrà per di più essere realizzata una nuova centrale a carbone, in una regione dove il 78% dell'energia prodotta proviene dall'uso di combustibili fossili, di cui il 25% circa ottenuta dalla combustione del carbone. 

Le motivazioni contrarie alla costruzione della nuova centrale a carbone a Portovesme sono state esposte nelle Osservazioni al Pears (piano energetico regionale) del 2016 da parte di Italia Nostra, Wwf e Lipu. "La centrale risulta in aperto contrasto con gli enunciati di sostenibilità contenuti negli indirizzi e negli obiettivi del Pears e la scelta, dettata esclusivamente da motivazioni economiche connesse al basso costo del carbone, risulta essere in perfetta antitesi con i contenuti della Road Map 2050 e i trattati COP21 e COP22, che impongono un percorso ispirato alla decarbonizzazione".

Perché riaprire uno stabilimento, come quello dell’Eurallumina, che copre una fase intermedia nel ciclo dell’alluminio, con una produzione slegata completamente da un territorio ridotto alla fame, e per questo costretto ad accogliere qualsiasi impianto ad alto tasso di inquinamento in cambio di qualche posto di lavoro? Questa la domanda degli ambientalisti che hanno già una risposta: "Noi non esitiamo a dire che è necessario fermarsi e riflettere, perché è folle perseverare nell'errore di tenere in vita industrie senza futuro per il territorio, insostenibili sotto l’aspetto ambientale ed economico, che per paradosso drenano risorse pubbliche".

Nella foto un momento della protesta dei lavoratori Eurallumina a Cagliari

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