Economia e Lavoro

Camera di commercio, protesta dei dipendenti: "A rischio il futuro dell'ente"

Sono di nuovo in stato di agitazione i 70 lavoratori della Camera di Commercio di Cagliari. Protestano per la carenza di organico e per una "organizzazione del lavoro inefficiente che, oltre a gravare pesantemente sulla quotidianità dei dipendenti, si scarica sui servizi alla imprese, progressivamente peggioranti nel tempo".



CAGLIARI - Dipendenti della camera di commercio sul piede di guerra. In 70 hanno proclamato lo stato di agitazione. Lo rende noto la Cgil. Diversi motivi secondo il sindacato stanno via via portando aggravando la situazione dell'ente del Largo Carlo Felice: "Da cinque anni a questa parte il tempo medio di evasione delle pratiche alle imprese è passato da 5 a 30 giorni, mentre l'organico ha subìto una riduzione del trenta per cento: non c'è stato alcun turn over e la carenza di organico è stata affrontata con l'affidamento di funzioni a enti esterni o con contratti a tempo del tutto insufficienti a coprire la mole di lavoro che, nel frattempo, è aumentata".

I sindacati territoriali di categoria Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl, insieme alle Rsu, denunciano inoltre l'assenza di corrette relazioni sindacali: "Nonostante le numerose richieste di incontro al segretario generale Luca Camurri per poter discutere delle questioni aperte e del conseguente malessere ormai diffuso tra i lavoratori, registriamo purtroppo sino a oggi una totale assenza di disponibilità".

Nel frattempo, oltre al peggioramento del funzionamento del registro delle imprese legato alla riduzione dell'organico e alle inefficaci riorganizzazioni interne, i lavoratori segnalano anche i ritardi nel pagamento dei fornitori, dai 30 giorni di un tempo ai 79 in media di oggi. "Una carenza di organico - secondo i sindacati - che rischia di ingessare il funzionamento di un ente che fornisce servizi indispensabili al territorio e, insieme a questo, una gestione discutibile accompagnata dall'assenza di responsabilità dei vertici che, anziché procedere a una seria riorganizzazione, anche ascoltando le ragioni di chi svolge l'attività quotidiana, appaiono distratti, o comunque concentrati su altre questioni".

Ad aggravare la situazione i ritardi nell'approvazione dei bilanci di previsione che incidono sulla gestione delle attività, l'assenza di indirizzi chiari per la gestione delle pratiche e di obiettivi definiti sul lavoro da svolgere.

Pur comprendendo gli inevitabili riflessi della riforma nazionale e dei conseguenti tagli, Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl e Rsu sottolineano che ciò non basta a giustificare le evidenti dafaillance di una gestione che non ha razionalizzato spese e attività (l'ente Fiera è un esempio di questa assenza di lungimiranza da parte di chi governa l'ente). I sindacati rilevano inoltre che il primo disavanzo risale al 2013, anno in cui non c'erano stati né tagli né riforma: "Non è accettabile – hanno detto i sindacati - che gli errori gestionali si scarichino ora sulle spalle dei lavoratori".

L'auspicio è che davanti alla mobilitazione dei sindacati e al malessere dei lavoratori, che affonda le ragioni nella preoccupazione per lo stesso futuro della Camera di Commercio, il vertice politico e amministrativo apra un confronto su tutti questi temi, con l'obiettivo di rasserenare il clima e affrontare con corrette relazioni sindacali, il tema di una nuova organizzazione del lavoro che, insieme alla definizione dei contratti decentrati e alla valutazione dei dipendenti, restituisca all'ente l'efficienza di un tempo.

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