Economia e Lavoro

Export sardo in crisi, fuori dall'Europa non si vende più. È crollo verticale

Il 2016 si chiude con una flessione dell'11 per cento, fuori dal "Vecchio continente" affari in netto calo. Dall'agroindustria al chimico-farmaceutico, è crisi. "Pessimo segnale per l'economia isolana".



Il 2016 registra una brusca frenata della domanda mondiale di prodotti sardi. Dopo il modesto aumento registrato nel 2015, lo scorso anno (i dati dell’ultimo trimestre sono comunque ancora provvisori) si è chiuso con una flessione dell’11% valore dei prodotti e servizi esportati pari a 4,2 miliardi di euro. Il risultato negativo è stato originato dalle esportazioni al di fuori dei 28 paesi UE, dove la domanda è stata quantificata in meno di 2,5 miliardi di euro, quasi il 22% in meno rispetto al 2015. Dall’ultima rilevazione del centro studi della Cna Sardegna si amplifica dunque il trend fortemente recessivo dell’export fuori  dall’Unione Europea, mentre all’interno dei 28 paesi EU la domanda, già in forte espansione nel 2015, cresce ancora nel 2016 (+10,7%). Il peso dell’export regionale verso i paesi EU, che si era ridotto sensibilmente tra il 2011 e il 2014, torna così a crescere, attestandosi nel 2016 al 41%.

Un contributo rilevante al calo complessivo è stato determinato dall’industria petrolifera (che con un valore dell’export pari a 3,4 miliardi rappresenta l’81% del totale delle attività economiche e l’84% del valore riferito alle attività manifatturiere): nel 2016 la riduzione del valore è stata de 12,5%, un calo su cui impatta la dinamica delle quotazioni, stante il corrispondente aumento del 7% in termini di quantità. Il report della Cna evidenzia una dinamica complessivamente negativa per tutte le principali attività industriali dell’export regionale: agroindustria e chimico-farmaceutico in primis. In particolare il valore delle esportazioni dei prodotti dell’agro-alimentare (182 milioni di euro) si è ridotto del 7%, quello dell’industria chimico-farmaceutica (141 milioni) ha perso quasi il 17%.

Escludendo i prodotti petroliferi, le diverse aree territoriali mostrano dinamiche divergenti: l’Europa a 28, con un valore pari a 302 milioni, ha aumentato la domanda di prodotti sardi del 13,3%, mentre gli altri paesi europei non UE l’hanno dimezzata. In calo tutto il resto, incluso il Medio Oriente, in cui però si osserva una importante eccezione per l’Arabia Saudita che assorbe una quota rilevante dell’export sardo (48 milioni, una quota maggiore rispetto a tutti i paesi europei non UE) e che nel 2016 ha visto crescere la sua domanda del 45%. 

La caduta dell’export sardo in un anno, il 2016, in cui l’economia nazionale ha mostrato effetti espansivi, è un pessimo segnale per l’economia isolana - commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA Sardegna - fatichiamo sempre più a reggere la sfida dei mercati globalizzati e a contrastare il processo di desertificazione produttiva in atto nel nostro sistema industriale. Il nostro report inoltre – continuano i vertici Cna - mette impietosamente in evidenza quanto l’export sardo sia ancora eccessivamente legato ai prodotti petroliferi e quindi alle sorti di una sola grande industria. Anche la netta frenata dell’export agroalimentare, dovuta allo stop della domanda statunitense che rappresenta il 56% della domanda mondiale di prodotti alimentari sardi, deve far riflettere sulla necessità di diversificare l’offerta e cambiare prospettiva, sostenendo le imprese isolane nei processi di apertura a nuovi mercati come ad esempio quello mediorientale».

 

 

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