Economia e Lavoro

Sassari-Olbia, stecca da 10 milioni: imprese sarde attendono da due anni

Sono oltre 10 i milioni di euro che non sarebbero stati pagati alle 20 imprese di costruzioni sarde che negli ultimi anni hanno eseguito i lavori sulla Statale Sassari - Olbia, nella maggior parte dei casi in regime di subappalto. "Queste aziende, in media da circa due anni, attendono i relativi pagamenti e alcune di queste stanno formalizzando la richiesta di decreto ingiuntivo".



SASSARI  - La denuncia arriva dall'Ance Nord Sardegna basata su un'indagine condotta dalla Consulta delle Costruzioni della provincia di Sassari su un campione di imprese del territorio. I dati sono stati illustrati in una conferenza stampa stamattina nel capoluogo turritano nella sede dei costruttori dell'Ance Nord Sardegna, a Villa Mimosa. Secondo una stima dell'Ance, i dipendenti delle 20 aziende in crisi sono circa 400.

Oltre "alla stringente burocrazia imputabile in parte all'Anas", secondo la Consulta i ritardi sono dovuti "anche alle vicende giudiziarie e alle procedure fallimentari che hanno riguardato le imprese aggiudicatarie dei lavori - si legge in documento firmato dai rappresentanti della Consulta delle Costruzioni della provincia di Sassari - nonostante abbiano incassato il dovuto non hanno ancora provveduto al pagamento delle subappaltatrici sarde".

LA SITUAZIONE. "A diversi anni dall'avvio dei lavori molte di queste imprese non hanno ancora ricevuto pagamenti o saldi per i lavori eseguiti, nella maggior parte dei casi in regime di subappalto, dopo aver anticipato risorse e mezzi per onorare i contratti - denuncia la Consulta - una situazione che deriva da lungaggini burocratiche, vicende giudiziarie ed economiche che hanno investito vari committenti. I casi sono noti e riguardano tutti grandi imprese che, dopo essersi aggiudicate i lavori ed avviato i cantieri, sono state destinatarie, per varie ragioni, da indagini giudiziarie e procedure fallimentari, con immediate ripercussioni negative sulle imprese locali". Secondo i rappresentanti della Consulta "proprio a causa di queste situazioni e della esposizione bancaria maturata, le condizioni di alcune aziende sono fortemente compromesse e, senza un chiaro e incisivo intervento risolutivo per lo sblocco dei pagamenti, la prospettiva che le attende è la chiusura dell'attività".

APPALTI E SASSARI - OLBIA. "Il pacchetto di interventi infrastrutturali per i prossimi anni in Sardegna è di circa 2 miliardi di euro e gran parte riguardano la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete viaria - sostengono dalla Consulta - la politica eccessivamente aziendalista che l'Anas sta attuando nella gestione degli appalti ha come obiettivo il superamento della frammentazione dei lavori, accorpandoli in pochi appalti di importo così elevato da risultare inaccessibili alle imprese sarde. Il recente bando quadriennale da 13,5 milioni di euro, per la manutenzione straordinaria della segnaletica verticale sulle strade statali della Sardegna e la maxi-gara per la messa in sicurezza e adeguamento della statale 131 Carlo Felice, suddivisa in tre lotti da 45 milioni ciascuno è il primo esempio - aggiungono - la politica che favorisce solo i grandi gruppi aziendali in possesso di requisiti irraggiungibili dalla nostre imprese, se non contrastata con forza e decisione, è destinata a replicare quanto già visto negli appalti per il G8 e quanto sta accadendo nei cantieri della Sassari-Olbia l'inevitabile conseguenza è quella di un ulteriore indebolimento dell'imprenditoria locale e di tutta l'economia che le ruota intorno, già fortemente stremate dalla lunga crisi del settore".

ULTIMATUM A PIGLIARU. Un incontro immediato con il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, per mettere in campo "un intervento forte" per difendere le imprese e i lavoratori sardi dell'edilizia. Lo chiede la Consulta delle costruzioni. "Se non ci saranno risposte soddisfacenti e certe, entro qualche giorno scenderemo in piazza, allestiremo un cantiere in ogni città con tutti i nostri mezzi finché non ci ascoltano", dice al notiziario Chartabianca il presidente dell'Ance Nord Sardegna, Andrea Piredda. "Vogliamo che le istituzioni regionali siano con noi a tutela della trasparenza e della giustizia, cosa che manca da anni - precisa Piredda - l'ex assessore dei Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda, queste cose le conosceva bene e ha cercato di fare qualcosa ma le forze in campo erano più forti di lui e oggi non c'è più - continua - ma non ci fermeremo perché le nostre imprese non sono nelle condizioni delle altre e devono essere difese".

Circa 400 le aziende che hanno chiuso e 15 mila addetti persi "il tutto nell'indifferenza della politica del territorio che dovrebbe tutelarci - precisa Piredda - non vogliamo misure ad hoc che prediligano le nostre imprese, ma vogliamo che la classe politica vigili per fare le cose giuste per le imprese sarde che devono essere trattate con giustizia come tutte le altre". Per il numero uno dell'Ance Nord Sardegna "le leggi attuali non tutelano le imprese che lavorano bene e gli enti statali non difendono quelle sarde - dice - oggi ci troviamo con imprese che hanno avuto la fortuna di fare i subappalti ma gli unici fortunati sono quelli che non hanno preso i lavori perché le imprese che se li sono aggiudicati stanno chiudendo".

"Il presidente Anas Armani aveva dichiarato che sarebbero arrivati i pagamenti ma non è stato così - aggiunge - chi fa contratti di servizi sono imprese che non hanno garanzie di veder riconosciuto il loro lavoro, il sistema non è tutelato e l'Anas non interviene - precisa Piredda - inoltre gli appalti con oltre un milione di euro finiscono tutti fuori dalla Sardegna e sono gestiti dall'Anas di Roma - conclude -: si stanno bandendo appalti quinquennali che per 5 anni bloccano le nostre aziende".

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