Economia e Lavoro

Luci e ombre sul turismo in Sardegna. Giro d'affari miliardario nel regno del sommerso - LE TABELLE

Anni record per il turismo nell'Isola: 2017 in netta crescita, previsti tre milioni di arrivi. Nessuna regione in Italia tiene il passo sulla stagionalità. Gli alloggi non ufficiali doppiano le strutture regolari.



CAGLIARI - Ancora anni record per il turismo sardo, 2017 in crescita, si stimano poco meno di 3 milioni di arrivi – 2,9 milioni i turisti stranieri attesi nel biennio 2017/2018- 1,5 miliardi il valore aggiunto. Le imprese turistiche sono l’11 per cento sul totale e garantiscono occupazione per il sette per centro dei sardi. L’Isola è prima in Italia per la stagionalità: le strutture ricettive lavorano a pieno regime per 60 giorni l’anno, contro i 138 delle Baleari e i 210 di Malta. Ma la medaglia d'oro c'è anche per il sommerso: 100mila le case vacanza, che offrono 313mila posti letto, un'offerta 1,5 volte superiore a quella delle strutture ufficiali. 9,5 milioni le presenze negli alloggi non ufficiali stimate nel 2015.L’offerta ricettiva ufficiale risulta adeguata in termini quantitativi, rispetto ai competitor nazionali ed internazionali, al livello di Creta o Algave, che però registrano il doppio di presenze annue della Sardegna. 

Se il sistema Sardegna operasse in termini di performance come le migliori regioni italiane, senza modificare l’offerta ricettiva attuale, potrebbe incrementare flussi turistici e valore aggiunto del 40%. Questi i dati squadernati dalla Cna. Il 2017 e il 2018 saranno ancora anni da record per il turismo in Sardegna. Alla fine dell’anno dovrebbero arrivare nell'Isola poco meno di 3 milioni di turisti (circa il 37% in più rispetto al 2013), oltre la metà stranieri. Nel biennio 2017/2018 sono attesi 2,9 milioni di stranieri. A questi deve essere aggiunto chi anche quest’anno è pronto ad essere ospitato in una delle oltre 100mila case vacanze esistenti nell’Isola, per arrivare ad un totale di 6 milioni di arrivi e circa 24 milioni di presenze.

L’industria del turismo – una delle poche realtà in grado di sostenere davvero l’economia sarda e creare occupazione in questo prolungato periodo di estenuante congiuntura negativa – è stata al centro dell’assemblea regionale della Cna Sardegna che si è tenuta a Cagliari con la partecipazione di circa 160 delegati provenienti da tutta la Regione, espressione delle sette associazioni provinciali e delle unioni di mestiere della confederazione artigiana. Prima del congresso è stata presentata una dettagliata ricerca dal titolo “Economia e Turismo: modelli a confronto. La Sardegna e i suoi competitor” con cui la Cna ha inteso offrire un contributo di riflessione sul turismo nella nostra regione, guardando agli scenari di sviluppo, alle aree strategiche, alle potenzialità e criticità del settore, descrivendone lo stato attuale e comparandolo con altre realtà nazionali e internazionali (Baleari, Corsica, Creta, Cipro, Algarve, Croazia, Malta) che competono con noi per intercettare la domanda turistica nel sud Europa. Il sistema Sardegna esprime ancora numeri modesti: intercetta il 5% del turismo internazionale Le proiezioni internazionali indicano un trend in forte espansione dell’industria turistica per la crescita continua della domanda internazionale (nel prossimo decennio il fatturato del turismo internazionale nei paesi del Sud Europa come Italia, Grecia, Spagna e Portogallo crescerà del 37% ad un tasso medio del 3% annuo). Limitando l’analisi alle regioni europee competitor naturali della Sardegna per la domanda turistica internazionale del Mediterraneo (Creta, Algarve, Puglia, Corsica, Croazia, Malta, Sicilia, Baleari, Calabria e Cipro), il trend espansivo è evidente: il numero di arrivi internazionali è passato dai circa 20 milioni del 2000 ai quasi 35 milioni del 2015, ovvero 13,8 milioni di arrivi in più (+66%).

L'ANALISI CNA: "SERVE NUOVO MODELLO DI SVILUPPO TURISTICO" - "La sfida dei prossimi anni si chiama stagionalità e diversificazione dell’offerta. Dobbiamo affrancarci da un’immagine e da un modello quasi esclusivamente incentrato sul sole, sul mare e sullo sfruttamento delle risorse costiere", dichiarano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu. "Occorre immaginare e poi costruire un modello di sviluppo turistico durevole, di qualità, diffuso e integrato, che sappia promuovere il benessere economico e sociale dei nostri territori, anche e soprattutto quelli dell’interno. Per ottenere questi risultati come dimostrano anche i dati che presentiamo oggi - continuano Piras e Porcu - occorre efficientare il sistema. La priorità non è realizzare nuove o più grandi strutture ricettive, men che mai nelle aree ambientali protette o addirittura da ubicare sul mare, nella linea di battigia. Ma costruire strategie serie di destagionalizzazione, internazionalizzazione, innovazione tecnologica, diversificazione dell’offerta, valorizzazione del patrimonio naturalistico e storico culturale, intervenendo sul paesaggio urbano con politiche di riqualificazione e riuso del costruito. Per queste ragioni" - continuano i vertici CNA - consideriamo sbagliata, non utile, perché non in grado di procurare alcun vantaggio collettivo, men che mai contribuire a ridurre il fenomeno della stagionalità come viene affermato, l’idea contenuta nella proposta di legge urbanistica di consentire perfino entro i 300 metri dalla linea di battigia e nelle aree di salvaguardia previste dal Ppr, incrementi volumetrici dell’ordine del 25%, anche con corpi fabbrica da realizzarsi separati".

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