Economia e Lavoro

Grano doc, dal 2018 indicazione d'origine obbligatoria. Nell'Isola coinvolti 270 pastifici: "Sì trasparenza, no costi alti"

Anche per pastifici e molini sardi arriva l'obbligo della tracciabilità della materia prima utilizzata. "Garanzia di qualità in etichetta". Ed è boom per la produzione di prodotti tipici.



CAGLIARI - Anche per pastifici e molini della Sardegna, arriva l’obbligo dell’indicazione di origine del grano. Lo impone un decreto interministeriale. Matzutzi (Confartigianato Sardegna): “Bene trasparenza e tracciabilità ma stiamo attenti a costi e burocrazia”. Anche in Sardegna i molini e i pastifici, produttori di paste secche, dovranno indicare, nelle confezioni, l’origine del grano duro utilizzato per la realizzazione dei loro prodotti, a garanzia di trasparenza nell’indicazione di origine.

Questo è quanto stabilito da un decreto interministeriale del ministero delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico che obbliga le imprese a specificare in etichetta, in maniera chiara, la provenienza della materia prima nei prodotti pastari. L'atto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ad agosto, che comunque non riguarda la pasta fresca e stabilizzata, entrerà in vigore il 17 febbraio prossimo, proprio per tener conto della complessità di avviare un sistema di tracciabilità interna del grano nelle semole e, da queste, nella pasta. Sono 270 le imprese della pastificazione alimentare in Sardegna che danno lavoro a più di 1300 persone: una azienda ogni 6141 abitanti. Nell’isola si concentra il 6,5% di tutte le imprese italiane del settore. Di queste realtà, ben 222 (l’82%) sono attività artigiane che producono culurgionis, panadas, malloreddus, frégula, semola per cuscus, ravioli, coccoi prena, lorighittas, filindeu ma anche numerosi altri tipi di pasta fresca e secca, tutte eccellenze del food made in Sardegna inserite nell’“Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Ministero delle Politiche agricole e alimentari” oppure tutelate da marchi europei, come accaduto da poco per i culurgionis con l’Igp. “La tracciabilità e la trasparenza sono elementi fondamentali soprattutto nella nostra regione – commenta il presidente di Confartigianato Sardegna, Antonio Matzutzi – ma non vorremmo che il decreto si trasformasse nell’ennesimo balzello e si rivelasse un intoppo burocratico, considerate le normative europee sufficientemente restrittive. Ricordiamo che lo stesso legislatore europeo ha già fatto presente come i costi derivanti da tale introduzione sarebbero superiori ai benefici dei consumatori e degli stessi produttori”. “In ogni caso, riteniamo opportuno, e importante, informare le imprese – continua Matzutzi - affinché quelle toccate dal provvedimento possano adeguarsi, nei tempi giusti, alle nuove regole. La nostra Isola, infatti, in questo campo ha enormi possibilità di sviluppo e, per questo, i prodotti dovranno essere sempre più rispondenti a un mercato globale”.

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