Economia e Lavoro

Mercato del falso a gonfie vele in Sardegna. In 8 anni sequestrati 1,5 milioni di pezzi, business milionario

Lavoro nero e abusivismo, nell'Isola dati-choc. Le Forze dell'ordine fanno quello che possono, è altissimo il valore della merce taroccata finita sotto chiave. Confartigianato: "Crisi delle imprese? Colpa della concorrenza sleale".



Dal 2008 all’inizio del 2016, in Sardegna sono state svolte 2342 operazioni contro la contraffazione e la tutela della legalità, che hanno portato a 1470000 pezzi sequestrati per 27 milioni di controvalore di cui 9 milioni nella cosmesi, 6 nelle apparecchiature elettroniche, 3,5 nella moda e 3,2 della gioielleria. Il più alto indice di artigianato manifatturiero sotto minaccia di concorrenza sleale è stato rilevato a Cagliari con il 12,4%, seguito da Sassari con l’11,6%, Nuoro con il 10,7% e Oristano con solo l’7,7% settori dove i beni più contraffatti rimangono sempre i capi di abbigliamento, gli accessori, le cinte, borse, calzature. A causa della crisi e della concorrenza sleale, le imprese dell’artigianato in Sardegna sono passate da 43018 del 2008 a 36346 alla fine del 2016. 

Questi i dati snocciolati da Confartigianato Imprese Sud Sardegna al convegno su legalità e contraffazione alla Fiera di Cagliari. Luca Murgianu, presidente di Confartigianato Imprese Sud Sardegna: “La crisi delle imprese è colpa anche della concorrenza sleale: necessarie risposte forti contro il sommerso”. Il presidente di Confartigianato Imprese Sud Sardegna, Luca Murgianu, con la relazione “Da “Tutelami” alle nuove forme di abusivismo”. Nell'intervento, Murgianu ha ricordato  come, nel settembre 2015, Confartigianato abbia sottoscritto un protocollo d’intesa con la Prefettura, gli Enti locali e le altre associazioni di categoria per la prevenzione e contrasto all’abusivismo commerciale e contraffazione. L’organizzazione artigiana, da anni, porta avanti campagne di sensibilizzazione sulla necessità di affidarsi a operatori regolari con le competenze e professionalità previste dalla normativa. Nonostante questo impegno, i dati parlano di una vera e propria emergenza.

Secondo un’indagine dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, sono circa 24407 le imprese artigiane sarde regolari danneggiate da abusivismo, sommerso e lavoro nero, ben il 66% dell’intero comparto. I numeri confermano come il comparto sia fortemente esposto, in maniera più o meno grave, a una illegalità professionale che sta assumendo i contorni dell’emergenza. I settori più colpiti sono quelli del “sistema casa” (edilizia e installazioni) con circa 14mila aziende danneggiate, dell’acconciatura ed estetica con quasi 3mila imprese in difficoltà e dei trasporti e magazzinaggio con 2800 attività esposte. Nel solo settore del “benessere-estetica” della Sardegna, che ha un giro d’affari di 265 milioni di euro l’anno e circa 371 euro di spesa pro capite, pari all’1,8% dell’ammontare della spesa per prodotti non alimentari. Dai dati del dossier, emerge anche come nell’Isola siano almeno 1.200 i lavoratori irregolari che, operando totalmente in nero o ponendosi in una posizione “border line” nel rispetto delle regole, creano ingenti danni alle imprese regolari. Confartigianato ha sottolineato come la crisi abbia accentuato il proliferare di queste “figure” e come sia sempre più elevato il rischio che una parte della clientela ceda alla tentazione di risparmiare a scapito della qualità del servizio. Un esempio arriva dalle imprese che svolgono attività di applicazione, ricostruzione e decorazione di unghie artificiali, “l’onicotecnico”, realtà che vivono una situazione paradossale: la normativa italiana, infatti, non disciplina la specifica figura professionale e, di conseguenza, chiunque svolga interventi di trattamento delle unghie artificiali può farlo se in possesso dell’abilitazione di estetista. Confartigianato si sta occupando della problematica a livello europeo e nazionale mentre a livello regionale è stato chiesto un intervento della Regione Sardegna affinché si faccia sentire presso i livelli istituzionali competenti per risolvere al più presto il problema. Murgianu ha anche ricordato le nuove forme di abusivismo 3.0 e forse anche 4.0: “Siamo in un mercato globale, ma il nostro paese con l’insieme di norme, “lacci e lacciuoli” è inadeguato per garantire competitività alle nostre imprese 1.0, certamente colpevoli di non aver innovato (fino a qualche tempo fa), ma che comunque sono soggette a normative di settore vincolanti”. Il 33,3% delle segnalazioni proviene dal Sud Sardegna e dalla provincia di Nuoro, 13,3% dalla Gallura e Sassari mentre solo il 6,7% dall’Ogliastra. Le segnalazioni sono risultate molto precise e corredate di fotografie delle attività indicate come abusive.

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