Economia e Lavoro

Etichetta di origine obbligatoria per la pasta ed il riso

Via libera all’etichetta di origine obbligatoria per pasta e riso. Entrano infatti in vigore i due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria in etichetta.

L’Italia è al primo posto in Europa per produzione con 4,3 miliardi di chili (di grano duro) e 1,5 miliardi (di riso).



L’etichetta di origine obbligatoria mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta.
Etichetta trasparente che segue quella del latte e i suoi derivati e che presto sarà apposta anche nei derivati del pomodoro.
 “E’ la strada giusta che tutela produttori e consumatori” sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu a Roma per il “pasta day” promosso dalla sua Organizzazione per festeggiare gli storici eventi.
Scelta coerente con quanto chiesto dal 96% dei consumatori che vogliono che sulle etichette sia scritto in modo chiaro e leggibile l’origine di tutti gli alimenti.  
“Significa dare al consumatore la possibilità di comprare coscientemente – sottolinea il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – far conoscere la provenienza e dare un contributo alle realtà produttive del proprio Paese e con esse al lavoro e all’economia del territorio”.  
L’etichetta di origine rafforza e aiuta le produzioni locali schiacciate dalla concorrenza sleale del grano importato che ha portato al crollo del prezzo e questo ha inciso sull’abbandono (per circa il 60% ) della terra coltivata a grano; in un decennio si sono persi 58.129 ettari, passando da 96.710 ettari coltivati nel 2004 a 38.581 nel 2015.
Stesso discorso vale per il riso. La Sardegna è una delle maggiori produttrici d’Italia, Paese dove si produce il 52 per cento del riso europeo e nell’isola si coltivano a riso circa 3400 ettari tra i territori di di Oristano, il resto nel Medio Campidano).
Si annunciano prossime battaglie per indicare in etichetta l’origine della frutta utilizzata nelle bevande e quello della carne impiegata nei salumi.
Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno d’ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato macinato in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.  Stesse regole per le confezioni di riso. I prodotti che non soddisfano questi requisiti immessi sul mercato o etichettati prima dell'entrata in vigore dello stesso, potranno essere commercializzati fino all'esaurimento scorte.

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