Economia e Lavoro

Comparto pesca. Nuovi canoni demaniali per le imprese di acquacoltura

Arriva dopo dieci anni la legge che disciplina i canoni demaniali per l'acquacoltura

Ampia soddisfazione arriva dal comparto ittico sardo.



Dopo dieci anni arriva finalmente la legge regionale che disciplina i canoni demaniali per l'acquacoltura e la pesca. Un risultato atteso dalle imprese ittiche che vedono finalmente sanata la stortura creatasi a livello nazionale nel 2004 a seguito dell'abrogazione di alcune norme.


La legge arriva a 10 anni di distanza. Era il lontano 2009 quando Coldiretti impresa Pesca avanzò questa modifica a favore dell'acquacoltura. Nel frattempo si sono avvicendati quattro assessori Regionali ed altrettanti dirigenti del Servizio Pesca.


Coldiretti chiedeva alla Regione di disciplinare autonomamente in materia dei canoni demaniali per acquacoltura e pesca. La norma nazionale in materia era stata definita incostituzionale 10 anni fa dall'Autorità Garante della concorrenza e del mercato e aveva creato una disparità incredibile di trattamento sulla base della sola ragione sociale delle aziende: per le cooperative il canone annuo era di 500 euro, nel caso di Società di Capitali o di Persone invece il canone per la stessa area poteva arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro l'anno.


Nonostante l'autonomia impositiva in materia della nostra Regione grazie alle Norme di attuazione dello Statuto regionale, ad oggi la Sardegna era rimasta l'unica delle Regioni italiane interessate dalla questione a non aver disciplinato autonomamente la materia dei Canoni demaniali per acquacoltura e pesca.


Per questo insistentemente Coldiretti impresa Pesca chiedeva dal 2009 alla Regione di legiferare. Anche a gennaio era stata inviata una lettera al presidente della Regione.  


"Salutiamo con soddisfazione questo provvedimento – sostiene Mauro Manca, responsabile di Coldiretti Impresa Pesca Sardegna – perché garantisce il ripristino di una reale parità di trattamento tra società che svolgono la stessa attività a prescindere dalla forma giuridica. Questa discriminazione era diventata insostenibile e stava portando un comparto dalle grosse potenzialità economiche ed occupazionali sull'orlo del baratro".

"La Sardegna ha la seconda marineria d'Italia per le barche sotto i 12 metri e la terza per le imbarcazioni più grandi, dopo Sicilia e Puglia. La nostra attenzione per il comparto è sempre stata massima: abbiamo messo a bando 25 Misure del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP), dove abbiamo avuto richieste di finanziamento di circa 20milioni di euro. Una risposta importante – è il commento dell'Assessore Caria – se si pensa che la dotazione generale del FEAMP Sardegna per il 2014-2020 è di circa 36milioni di euro e se si pensa ancor di più che nella scorsa programmazione, dei circa 15milioni di euro disponibili, sono stati rimandati a Bruxelles ben 6milioni di euro non spesi".  

 



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