Economia e Lavoro

Crollo dell’export in Sardegna. Trend negativo per la lavorazione del metallo: armi e munizioni registrano un meno 23%

Secondo un report della CNA, la lavorazione dei metalli rappresenta la seconda voce dell’export regionale.



L’espansione del settore militare, armi e munizioni, che nel primo trimestre 2017 ha registrato un +169%, è diventato il primo comparto dell’export regionale dell’industria dei lavorati in matallo e rappresenta ben il 35% del totale dell’export. Nel primo trimestre del 2018, ha registrato però una battuta d’arresto.

In Sardegna nel primo trimestre 2018 le vendite all’estero di prodotti sardi sono calate del 15%.

Nel 2017 si era registrato un + 63%. Considerando il settore petrolifero la flessione è del 7%. Crolla l’export verso i mercati extra Ue: -14%. Continua il trend negativo dell’agroalimentare con una flessione del 4,2%, mentre aumenta l’export dei prodotti chimici con un +38%.

Le esportazioni sono destinate per la maggior parte a soli tre Paesi: Spagna, Regno Unito e Arabia Saudita.

La flessione dell’export in Sardegna è fotografata da un dettagliato report realizzato dalla Cna regionale che focalizza l’attenzione su un settore strategico, quello della lavorazione dei metalli, che ha chiuso il trimestre con un calo del 23% delle esportazioni mentre nel primo trimestre del 2017 aveva registrato un +169%. Un dato estremamente preoccupante visto che in Sardegna, la maggior parte dell’export dei metalli lavorati riguarda per lo più il settore militare, armi e munizioni, ed è destinato a soli tre paesi, Spagna, Regno Unito e Arabia Saudita. Una circostanza che – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna - espone l’industria dell’Isola a forti rischi, sia di carattere geopolitico che di rischio di impresa, come le minacce di delocalizzazione e vertenze industriali.

Il crollo delle esportazioni nel 2018. Il 2017 era stato un anno eccezionale per l’export sardo con un aumento del 20,1% (al netto del settore petrolifero) delle vendite all’estero: un valore di 944 milioni di euro che diventano 5,38 miliardi includendo anche il petrolifero. La preoccupante battuta d’arresto del primo trimestre 2018 – evidenzia il report della Cna sarda – è stata determinata innanzitutto dal crollo delle esportazioni verso i paesi extra UE frenate dal rafforzamento dell’euro (il valore della moneta unica è infatti passato da una media di 1,05 a 1,24 dollari per euro).

Quanto alla tipologia dei prodotti, il settore agroalimentare continua il trend negativo e, rispetto al primo trimestre 2017, perde il 4,2% di valore delle vendite all’estero. Viene invece confermata la ripresa del settore chimico che, nel primo trimestre dell’anno in corso, incrementa le esportazioni.

Ma quale è la destinazione dell’export dei prodotti sardi? Prendendo il 2008 come anno di riferimento, il report della Cna conferma la Spagna come il principale partner commerciale delle imprese sarde, seguita dal Regno Unito e dall’Arabia Saudita. Interessante osservare come la Russia sia praticamente scomparsa dal novero dei paesi importatori: tra 2008 e 2017 mancano all’appello circa 20 milioni di euro destinati in Russia, circostanza da ricondurre alle sanzioni imposte dall’UE per la questione Ucraina, seguite dalle contro-sanzioni che hanno colpito l’export europeo verso Mosca. Insomma i primi tre partner commerciali assorbono oltre il 70% dell’export regionale.

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