Economia e Lavoro

Dalle miniere del Sulcis Iglesiente alla fisica nucleare con il progetto ARIA

Il progetto servirà ad avere a disposizioni grandi quantità di Argon.




Dalla ricerca della materia oscura alla produzione di isotopi per la diagnostica medica: inaugurato il nuovo progetto per la distillazione dell'argon, un'infrastruttura di ricerca che porterà scienza e tecnologia d'avanguardia nella miniera di Monte Sinni
Il progetto nasce dalla ricerca di base, in particolare dalla fisica fondamentale, per rispondere a un'esigenza sperimentale: avere a disposizione grandi quantità di argon, ricavato attualmente solo da pozzi di gas del Colorado, negli Stati Uniti, per la ricerca di materia oscura. Ma in futuro potrebbe servire anche per la distillazione di altri isotopi sempre più impiegati in medicina, sia nella diagnostica avanzata sia nella terapia oncologica, e anche nelle scienze ambientali e agricole. Il progetto ARIA è stato inaugurato nella miniera di Monte Sinni, nel Sulcis-Iglesiente, dall'INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, promotore scientifico del progetto assieme alla Princeton University, dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Carbosulcis, società partecipata della Regione Sardegna che gestisce l'impianto minerario.
Il progetto consiste nella realizzazione di una torre di distillazione criogenica per la produzione di isotopi stabili di altissima purezza. L'impianto sarà il primo di questo tipo in Europa, e il primo al mondo realizzato con la tecnologia innovativa che dovrebbe permettere il raggiungimento di prestazioni mai ottenute in precedenza. In questa fase del progetto l'INFN ha già investito 6 milioni di euro, la Regione Sardegna ha partecipato con 2 milioni e 700 mila euro e Carbosulcis ha contribuito già per l'adeguamento dell'infrastruttura mineraria con una spesa di oltre 1 milione e 500 mila euro ed ha in corso un investimento di oltre 2 milioni di euro per l'installazione dell'impianto nel pozzo Seruci 1.
 "ARIA è un progetto – sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell'INFN –  che dimostra in maniera trasparente la capacità del sistema scientifico, politico, industriale, quando felicemente coordinato, di costruire delle infrastrutture che hanno una grande potenzialità a largo spettro e foriere di potenziali importanti ricadute sociali".
 "È un progetto sul quale abbiamo investito finanziamenti importanti, energie, risorse umane", spiega il presidente della Regione Francesco Pigliaru, giovani lavoratori e ricercatori sardi sono già impegnati in questo progetto che, mostrando le potenzialità inedite di un settore critico diventa per il territorio un esempio eloquente di trasformazione in positivo."
"La realizzazione del progetto, di grande valenza tecnologica e simbolica, si inserisce nella visione alla base della ristrutturazione aziendale a seguito del Piano di chiusura della miniera, che si completa quest'anno, indirizzata al riuso delle infrastrutture minerarie per finalità diverse da quelle originarie, ma sempre caratterizzate da un alto contenuto industriale, con l'obiettivo di valorizzare le competenze delle risorse umane presenti in azienda al fine di tutelarne il futuro", commenta Antonio Martini, amministratore unico della Carbosulcis S.p.A..
"Il progetto ARIA è cruciale per la strategia di ricerca della materia oscura della Collaborazione DarkSide, e siamo entusiasti che il Sulcis-Iglesiente giochi un ruolo di primo piano in questo ambizioso progetto scientifico di assoluta rilevanza internazionale", commenta Cristian Galbiati, ricercatore ai Laboratori INFN del Gran Sasso, professore alla Princeton University e al GSSI Gran Sasso Science Institute, e coordinatore del progetto DarkSide. "E la sfida è altrettanto interessante dal punto di vista del possibile piano di sviluppo industriale e di trasferimento tecnologico, – prosegue Galbiati – perché con ARIA potremmo stabilire un nuovo ciclo produttivo, che tenga viva la straordinaria tradizione mineraria del Sulcis-Iglesiente".

"ARIA sarà un'infrastruttura di ricerca nata per la ricerca di base ma di importanza strategica, soprattutto a livello regionale, anche per le ricadute che le tecnologie utilizzate avranno per la riqualificazione di un sito minerario in via di dismissione che vedrà parte del suo personale riassorbito in nuove attività", commenta Speranza Falciano, vicepresidente dell'INFN che segue i progetti di trasferimento tecnologico. "Date le molteplici applicazioni degli isotopi stabili che l'impianto produrrà, – prosegue Falciano – lo spin-off di questa tecnologia, la distillazione criogenica, permetterà uno sviluppo industriale del sito minerario con un impatto importante sulle imprese del territorio e sui centri di ricerca della Regione Sardegna, a partire dalle Università, e i settori che ne tratterrebbero beneficio vanno dalla diagnostica medica, con particolare riferimento allo screening avanzato di diverse patologie, all'energia pulita, dall'eco-sostenibilità, all'agricoltura".

Ultimo aggiornamento: