Economia e Lavoro

Confartigianato. Oltre centomila imprese sarde si preparano alla fatturazione elettronica

Entro il primo gennaio dovranno essere operativi i sistemi di fatturazione elettronici. Le circa 105mila imprese della Sardegna avranno l’obbligo di dotarsi di un apposito programma informatico attraverso il quale le fatture saranno archiviate e spedite direttamente all’Agenzia delle Entrate. Il software è un sistema di interscambio che funziona da snodo tra gli interessati e ha il compito di verificare la correttezza dei dati e del contenuto, ai fini dei controlli previsti per legge.



Sono 105mila le imprese in Sardegna interessate dalla rivoluzione della fatturazione elettronica. Le imprese e i professiionisti avranno, inoltre, poco più che due mesi di tempo per conoscere il nuovo sistema digitale.

Secondo il Presidente di Confartigianato Matzutzi: “c'è molta preoccupazione ma è una rivoluzione obbligatoria”.
 
Dal primo gennaio prossimo, quindi, un nuovo sistema informatico manderà in pensione la vecchia fattura cartacea e imporrà a tutti gli imprenditori di dialogare  utilizzando un unico linguaggio elettronico.
Addio quindi a carta e penna, moduli prestampati, editor testuali o fogli di calcolo, con programmi di fatturazione e gestionali più o meno avanzati.

“Il Governo ha chiarito che non ci sarà nessuna possibilità di proroga – commenta Antonio Matzutzi– e questa nuova situazione andrà a impattare pesantemente sulla vita delle piccole e medie imprese e dei professionisti, anche a causa della scarsa padronanza digitale di molti imprenditori”.

Le circa 105mila imprese della Sardegna, di cui 35mila imprese artigiane, più i professionisti a partita IVA, fatta eccezione per i contribuenti del regime forfettario e dei minimi, che comunque dovranno avere gli strumenti per ricevere il documento, avranno
l’obbligo di dotarsi di un apposito programma informatico attraverso il quale le fatture saranno archiviate e spedite direttamente all’Agenzia delle Entrate. Il software, l’Xml (eXtensible Markup Language), è un sistema di interscambio che funziona da snodo tra gli interessati e ha il compito di verificare la correttezza dei dati e del contenuto, ai fini dei controlli previsti per legge.

“Ci avviciniamo a tutta velocità verso un vero e proprio cambiamento epocale che, volenti o nolenti, interesserà chiunque nella propria attività amministrativa  – continua Matzutzi - un passaggio che sta giustamente preoccupando i titolari e i collaboratori delle PMI della Sardegna chiamate a fare un enorme sforzo di adeguamento”.

Il volume di fatture emesse in formato elettronico verso la PA è di circa 30 milioni, ma si moltiplica per cinquanta volte considerando le transazioni tra imprese e arrivando a circa 1,5 miliardi di fatture emesse in un anno.

L’obbligo, previsto dalla Legge di bilancio 2018, dovrà garantire al bilancio dello stato fino a 2,4 miliardi di euro di maggiori entrate, si concretizza in un contesto in cui la complessità burocratiche sono un problema per l’84% degli imprenditori italiani, oltre venti punti sopra il 60% della media UE. Il tempo necessario per pagare le imposte per una impresa italiana è del 48,1% superiore a quello impiegato da un competitor dell’area Ocse.

Nell’analisi del perimetro delle imprese interessate dal nuovo adempimento viene considerata la presenza di 988 mila imprese fornitrici della PA che già emettono fatture elettroniche, i 935 mila imprenditori in regime forfetario e di vantaggio esclusi dall’emissione in formato elettronico, a cui si aggiunge la platea delle imprese persone fisiche interessate dalla flat tax introdotta dalla manovra di bilancio, che estende l’ambito di applicazione del regime forfetario dei minimi con ricavi fino a 65.000 euro; in relazione al totale delle imprese che adotteranno il regime forfetario si definirà il volume delle fatture elettroniche emesse.

Nel confronto europeo si rileva che – dopo l’introduzione dell’obbligo di fatturazione nei confronti della PA – in Italia la quota di piccole imprese che emettono fatture elettroniche è del 28,8%, quasi il doppiodel 16,0% della media UE.

Il report, inoltre, ha messo in evidenza che nell’ambito della progressiva digitalizzazione delle relazioni tra contribuenti e Amministrazione fiscale la complessità si trasforma e richiede un maggiore apporto professionale: nell’arco degli ultimi cinque anni – che comprende anche l’avvio della dichiarazione precompilata – le famiglie italiane che si rivolgono ad un commercialista, organizzazione o altra persona a pagamento sono salite del 16,2% (1,9 milioni di famiglie in più), con una quota di famiglie che presentano moduli fiscali compilati con l’assistenza di professionisti e Caf che nel 2017 sale al 59,0%, oltre cinque punti superiore al 53,6% di cinque anni prima; questa tendenza si associa alla bassa interazione digitale con la PA, che per i cittadini italiani è più dimezzata
rispetto alla media UE.

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