Italia

Batosta in Sicilia, Pd nel caos

Brucia nel Pd la sconfitta alle elezioni regionali in Sicilia. Quando sono stati scrutinate 1.219 sezioni su 5.300, il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari è fermo al 18,9% e la partita si gioca tra centrodestra e M5s.



"Non siamo apparsi credibili e vincenti perché ci siamo presentati divisi", ha detto il sottosegretario alla Salute Davide Faraone commentando, dal comitato elettorale di Micari a Palermo, i dati. "Non do al dato siciliano - ha spiegato - un significato che riguarda partite nazionali", ma ha sottolineato: "Dobbiamo fare lo sforzo di andare uniti. Chi deciderà di mantenere la competizione a sinistra deciderà di consegnare il Paese ad altre forze politiche. Noi dobbiamo impedirlo".

Parla di "sconfitta annunciata" ai microfoni di Rai Radio 1 il deputato dem Emanuele Fiano. "Il centrodestra unito può vincere, e lo stesso vale per il centrosinistra: diviso non ce la fa", ha sottolineato. "Certamente il risultato regionale - ha aggiunto - non deve essere proiettato a livello nazionale. Noi siamo aperti al dialogo con delle forze politiche coerenti, per il bene del paese".

Il deputato dem Dario Ginefra sul suo profilo Facebook ha ammesso: "I dati della regionali in Sicilia e delle amministrative ad Ostia sono inequivocabili per il Pd e per il centrosinistra. Come previsto da molti, divisi e alle prese con la lotta fratricida e con la contesa degli stessi elettori si viene schiacciati dalla destra unita e dal M5S". "Non è il momento dell'orgoglio - ha sottolineato - ma quello dell'equilibrio e del coraggio di scelte riunificanti".

Va all'attacco dei dem Roberto Speranza di Mdp: "Siamo dinanzi ad una sconfitta clamorosa del Pd e delle sue politiche nazionali e regionali. Senza un radicale cambiamento e senza una nuova consapevolezza degli errori fatti negli ultimi anni dal gruppo dirigente renziano ciò che è accaduto in Sicilia e nel municipio di Ostia sarà destinato a ripetersi a livello nazionale".

Mentre continua ad agitare il Pd il caso Grasso. Il portavoce del presidente del Senato Alessio Pasquini ha precisato oggi: "Imputare a Grasso il risultato" in Sicilia "peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie", è "una patetica scusa, utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni, di carattere politico e non personalistico, in merito al bilancio della fase attuale e alle prospettive di quelle future".

"Grasso - ha ricordato Pasquini - ha comunicato ufficialmente e con parole inequivocabili l'impossibilità, per motivi di carattere istituzionale, di candidarsi alla Regione Siciliana il 25 giugno scorso. Non si può certamente addebitare a Grasso il fatto che, al di là dell'ardita ipotesi di far dimettere la seconda carica dello Stato per competere all'elezione del Governatore della Sicilia, per lunghe settimane non si sia delineato alcun piano alternativo".

"Sullo stile e l'eleganza dei commenti di alcuni importanti esponenti del Partito Democratico in merito al coraggio del presidente Grasso - ha proseguito ancora il portavoce - non resta che confermare ancor di più le motivazioni per le quali il presidente si è dimesso dal gruppo del Pd: merito, metodi e contenuti dell'attuale classe dirigente del partito sono molto lontani da quelli dimostrati dal presidente in tutta la sua opera a servizio dello Stato e delle Istituzioni". Adnkronos

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