A settembre sit-in a Roma per Bruno Bellomonte
A un anno dall'arresto del leader di A Manca Pro s'Indipendentzia Bruno Bellomonte, accusato di aver preparato un attentato in vista del G8 alla Maddalena, non si ferma la mobilitazione del Comitato per la sua liberazione composto dalla famiglia, da associazioni, amici, esponenti sindacali e di partito. Chiedono, oltre alla scarcerazione, almeno il rispetto del principio della Territorialità della pena, e la revoca del licenziamento da parte delle Ferrovie dello Stato.
CAGLIARI – Arrestato secondo loro ingiustamente, rinchiuso in un carcere della penisola e adesso pure licenziato da Trenitalia, azienda per cui lavorava come ferroviere a Sassari: è grande la rabbia del Comitato per la liberazione di Bruno Bellomonte, che stamani durante un incontro con la stampa ha espresso tutta l'amarezza per quest'ulteriore ingiustizia. “Questo licenziamento è assurdo – si sfoga la moglie di Bellomonte Caterina Tani – ancora di più perchè le Ferrovie dello Stato l'hanno motivato con il fatto che mio marito non poteva presentarsi a lavoro. Mi sembra un provvedimento al di fuori di ogni logica di tutela dei lavoratori, e anche per questo faremo ricorso di fronte al Tribunale del Lavoro”. Intanto anche i sindacati di base e i colleghi si sono opposti alla decisione e hanno promosso una raccolta di firme. Previste nei prossimi giorni una serie di iniziative alle quali prenderà parte anche Dante De Angelis, il sindacalista delle FdS licenziato per due volte da Trenitalia.
Territorialità della pena. “Come se questo non bastasse – ha aggiunto Caterina Tani – un mese dopo il suo arresto, avvenuto nel giugno dello scorso anno, Bruno è stato trasferito nel carcere di Siano, poco distante da Catanzaro, in totale spregio delle norme sulla territorialità della pena”. Una battaglia che vede politicamente in prima fila la consigliera regionale dei Rossomori Claudia Zuncheddu: “Abbiamo presentato una mozione in Consiglio regionale per rimarcare l'importanza di questo principio – ha spiegato Zuncheddu – ma nonostante sia stata approvata all'unanimità, i risultati non si vedono”. Il mancato rispetto di questo accordo tra Stato e Regione è un disagio che tocca oltre 200 detenuti sardi che si trovano a scontare la pena così lontano da casa, e che grava soprattutto sulle loro famiglie “Arrivare a Catanzaro costa mediamente 400 euro e si parla, tra andata e ritorno, di almeno due giorni di viaggio – ha raccontato la moglie di Bellomonte – nonostante questo l'amministrazione penitenziaria ha sempre negato il trasferimento in una struttura sarda senza addurre una motivazione plausibile"
Manifestazione a Roma. Il processo contro Bruno Bellomonte si aprirà a Roma il 16 settembre. Per quella data gli aderenti al “Comitato” manifesteranno di fronte al tribunale, iniziativa a cui hanno aderito anche Sinistra Critica, Rifondazione Comunista, il Collettivo anticapitalista sardo e naturalmente A Manca pro s'Indipendentzia. “Abbiamo avviato anche una raccolta fondi – ha affermato Antonello Tiddia, esponente del Comitato – che serviranno per pagare la trasferta anche a chi non può permetterselo. Vogliamo portare a Roma la solidarietà del popolo sardo nei confronti di un prigioniero politico contro il quale non esistono prove tangibili, eppure Bruno Bellomonte si trova in carcere da oltre un anno”.
“Processo alle idee”. Bruno Bellomonte è accusato di tentata ricostruzione delle Brigate Rosse e di avere avuto l'idea di fare un attentato al G8. “Non mi risulta però – commenta la moglie Caterina Tani – che siano stati trovati depositi di armi e, tanto meno, che gli investigatori abbiano individuato eventuali complici di queste imprese. Eppure, mio marito è in carcere da oltre un anno, dimenticato dallo Stato”. Gli esponenti di A Manca pro s'Indipendentzia non hanno dubbi: “Lavora per il sindacato, è un oppositore, un comunista e per giunta indipendentista. Non fatichiamo a credere che quello contro di lui sia un vero e proprio processo alle idee”.