Politica

Tutti i referendum raggiungono il quorum. Le reazioni politiche

Prime reazioni politiche nell'isola il giorno dopo il raggiungimento del quorum ai quesiti referendari. Al 96% delle sezioni pervenute, infatti tutti i quesiti referendari hanno superato il quorum di un terzo previsto dalla legge per considerare valida ciascuna consultazione. Per il presidente della Regione, Ugo Cappellacci si tratta di “Una giornata di grande partecipazione popolare che rappresenta una vittoria per la Sardegna e per tutti i Sardi". Risponde Mario Bruno, "Ora la palla passa proprio al presidente Cappellacci che strumentalmente vuole intestarsi una vittoria che è invece indice del fallimento della legislatura che guida".

CAGLIARI - A esultare per la vittoria del sì ai referendum regionali è anzi tutto il Movimento Referendario e il governatore Ugo Cappellacci: "I cittadini si riappropriano degli spazi della politica - ha detto ieri il presidente della Regione - e danno essi stessi impulso a una stagione di cambiamento non più rinviabile, che deve coinvolgere tutta la politica e l’intera società sarda. Al di là delle appartenenze di ciascuno, bisogna cogliere questo messaggio chiaro e la volontà espressa di una Sardegna che intende decidere con scelte autonome e di rottura con il passato". Gli fa eco il vice presidente del Consiglio regionale, Michele Cossa: "E' un grande risultato, la Sardegna ha risposto e ha chiesto il cambiamento. Adesso - prosegue Cossa - la politica deve dare le risposte che i sardi si attendono: anzitutto una politica piu' morigerata nei costumi e nei costi e attenta agi interessi dei propri amministrati. La Sardegna vuole una svolta profonda nel modo di operare delle Istituzioni e nella stessa architettura istituzionale". Per Mario Bruno, consigliere regionale del Partito Democratico "Oltre 500.000 sardi con la partecipazione al referendum hanno detto una cosa sola: in Sardegna c’è bisogno di cambiamento. Lo dicono ai partiti, lo dicono a tutti noi che abbiamo responsabilità politica. Lo dicono soprattutto a chi guida la Regione. Non ci sarebbe stato bisogno dei referendum - prosegue Bruno - se chi detiene la maggioranza in Consiglio regionale avesse fatto la propria parte: dare corso alle riforme, proseguire nell’opera di eliminazione degli enti inutili avviata nella scorsa legislatura, ripensare coi fatti un’architettura istituzionale più vicina ai cittadini. Ora la palla passa proprio al presidente Cappellacci che strumentalmente vuole intestarsi una vittoria che è invece indice del fallimento della legislatura che guida". Sulla stessa linea d'onda di quest'ultimo, il segretario regionale dell'Italia dei Valori Federico Palomba: "L’esito referendario è un’intimazione di sfratto alla classe politica sarda di maggioranza, che avrebbe potuto e dovuto fare le riforme antisprechi ed anticasta e non le ha fatte. Essa vale ancora di più per il Consiglio regionale: pletorico e costosissimo, non ha fatto le riforme necessarie, facendo spendere un sacco di soldi per un referendum sostitutivo della sua inerzia ed incapacità. Perciò - conclude - se la maggioranza esalta il risultato referendario fa semplicemente una confessione stragiudiziale di incapacità, il rimedio alla quale sono le dimissioni".
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