Politica

Referendum, perchè il governatore Francesco Pigliaru voterà no

Il presidente della Regione domenica si recherà alle urne per votare al referendum sulle trivelle, ma voterà no. "Ragionevole consentire che i pochi impianti oggi attivi possano continuare l’estrazione fino all’esaurimento dei giacimenti".



CAGLIARI - Il suo voto Francesco Pigliaru l'ha ufficializzato ieri alla stampa. Ma la posizione del presidente della Regione è più articolata. L'ha scritta su facebook alcuni giorni fa.

“Penso che non sia un referendum tra chi è a favore delle trivelle e chi è contro: nessuno vuole un governo centrale capace di imporre una proliferazione di trivellazioni nelle 12 miglia, contro la volontà dei territori coinvolti. È un referendum su una cosa infinitamente più piccola.
Non è in alcun modo in discussione l’apertura di ulteriori, nuovi impianti. E’ in discussione solo questo: se questi pochi impianti possono o meno continuare a produrre fino a esaurimento dei giacimenti. (Nessun impianto è localizzato nelle acque sarde. E comunque la Sardegna non è mai stata a rischio perché nella legge in questione è stata introdotta una norma di salvaguardia per le regioni a statuto speciale).
Io, con Prodi, Renzi, Bersani e moltissimi altri, credo che non sia ragionevole cancellare da un giorno all’altro l’uso di combustibili fossili. Di conseguenza, credo che sia ragionevole consentire che i pochi impianti oggi attivi possano continuare l’estrazione fino all’esaurimento dei giacimenti.
E’ ragionevole perché la nostra prospettiva è quella “transizione energetica”, cioè l’impegno a ridurre costantemente e rapidamente le emissioni dannose per fermare il cambiamento climatico. 
La Sardegna, infatti, allineandosi alla Commissione Enve del Comitato europeo delle Regioni da me presieduta a Bruxelles, si è impegnata a ridurre del 50% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030.
Questa prospettiva implica appunto una transizione rapida, ma non l’annullamento immediato di ogni utilizzo di combustibili fossili; non è dunque in conflitto con l’idea di tenere aperti i pochi impianti esistenti, senza aumentarne il numero.
Dopo la richiesta di referendum, il dialogo tra regioni e governo ha consentito di definire regole ampiamente condivise e condivisibili sulla questione delle trivelle. 
Ciò che è rimasto in campo del referendum originale non aggiunge niente di positivo a questo quadro.
Più in generale, la rapida 'transizione energetica' che tutti auspichiamo, da un uso estensivo di combustibili fossili a quello di fonti rinnovabili, richiede una seria riflessione sulla “carbon tax”, uno strumento che, facendo emergere i veri costi della combustione fossile, può accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili".

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