Politica

Un reddito minimo per i più poveri. Primo sì alla legge

Primo via libera al reddito di cittadinanza in Sardegna. La commissione Sanità del Consiglio regionale ieri ha approvato la proposta che ora dovrà essere discussa in Aula. Reazioni positive dal centrosinistra, critiche da Forza Italia.



CAGLIARI- La sesta Commissione "Sanitá" del Consiglio Regionale ieri ha approvato il testo della proposta di legge sul Reddito di Inclusione Sociale, dopo aver già incassato l'approvazione definitiva da parte della Commissione "Bilancio".

La legge prevede un reddito minimo, 500 euro, per i nuclei familiari che vivono al di sotto delle soglia di povertà. Al momento la copertura prevista è di 50 milioni.  La proposta arriverà all'esame dell'aula prima della pausa estiva. "Questo rappresenta per noi un grande traguardo - afferma il consigliere regionale di Sel, Luca Pizzuto -. Rappresenta, innanzitutto, il segnale che questo centrosinistra non ha dimenticato il mandato ricevuto da tutti quei cittadini che, attanagliati dalle morse della crisi socio-economica, hanno creduto in noi per rappresentarne le istanze. Rappresenta, anche, la volontà politica di discutere dei temi del sociale reinterpretandone i mezzi e gli strumenti e sforzandosi di ripensare un sistema in cui l'individuo e la sua emancipazione sociale, siano la base per superare la crisi e i meccanismi di pura assistenza. Ci batteremo ancora e ancora  - conclude - affinchè nessuno venga lasciato indietro e seguiremo con attenzione tutti i passaggi, politici, legislativi e burocratici, per fare in modo che questa legge sia realmente una delle soluzioni per svoltare pagina e dare risposte concrete".

"Prove di comunismo reale". Così Stefano Tunis, consigliere regionale di Forza Italia commenta la proposta del reddito di cittadinanza. "Solamente l'assenza di copertura finanziaria – prosegue Tunis-, che fa di questa norma una semplice dichiarazione di intenti, impedisce che l'estrema sinistra che governa oggi la Sardegna possa cercare di realizzare quanto non è riuscito ai loro padri storici. Pensare di rispondere ad una società sarda, schiacciata dal peso della disoccupazione non attraverso misure rivolte allo sviluppo economico ma con mance da fame è semplicemente irresponsabile. I cittadini sardi non vogliono il loro tozzo di pane, ma una terra che sia in grado di dare la ricchezza, così come  è pienamente nelle sue possibilità. Questa è la conferma – ha concluso Tunis- che si è esaurita, se mai ci fosse stata, ogni spinta progettuale e che sul piano politico questa Legislatura è finita".  

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