Politica

Vittoria della Brexit: 52%. La Gran Bretagna mette l'Ue alla porta

Dal referendum arriva uno schiaffo a Bruxelles e all'intero vecchio continente. Passa in pieno la linea degli anti europeisti. Festeggia Farage, silenzio di Cameron. Sterlina a picco, borse in crisi.



LONDRA - Una scelta chiara e netta: "out". Gli inglesi dicono no all'Europa, i leave ottengono la maggioranza e i remain vanno sotto di quattro punti. Al voto il 71,2 per cento degli aventi diritto. Dopo anni di lotte e battaglie, l'euroscettiscismo si concretizza nel paese del the e della pioggia. Andando a scorporare i dati, la Scozia è l'unica ad essere in controtendenza: oltre il 60 per cento vota per restare in Europa. Discorso inverso per il Galles, con i contrari al 55 per cento, e, ad eccezione di Londra, tutta l'Inghilterra, con il sessanta per cento tondo che, attraverso le urne, dice "goodbye Europe".

Il premier inglese, David Cameron, finisce sulla graticola: probabili le sue dimissioni, nonostante la sicurezza mostrata giorni fa: "Qualunque sia il risultato io non mollo", queste le sue parole. Giubilo e festa per Nigel Farage, leader dell'Ukip: "Il 23 giugno 2016 passa alla storia come l'indipendence day". Il mondo dell'economia reagisce in modo catastrofico alla decisione della Gran Bretagna di uscire dall'Ue. La sterlina va a picco - flessione di oltre dieci punti percentuali rispetto al dollaro, roba mai vista da oltre trent'anni a questa parte -, l'euro tocca il minimo storico dallo scorso marzo. Affondano le borse dell'Asia, con Tokyo e Seoul "in lutto".

Nei fatti, inizia una nuova era nella storia dell'Europa. Un risveglio surreale ma del quale non si può che tenerne conto: il Regno Unito fa una scelta destinata ad avere ripercussioni a cascata nei più disparati settori: economia, sociale, export e import su tutti. Cambia la vita degli stranieri che vivono, studiano e lavorano nel Regno Unito. Un esempio su tutti: l'Erasmus. E, ovviamente, c'è lo start a una nuova quotidianità di tutti i britannici doc. Ci sono due anni di tempo per andare a negoziare l'uscita del Regno Unito dall'Ue, come recita l'articolo 50 del Trattato di Lisbona. Lo spazio per un passo indietro? È possibile, ma solo a patto che Europa e Regno Unito, in pieno accordo, chiedano una proroga. Ipotesi che, a oggi e dopo il responso delle urne, è pura fantascienza. 

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