Politica

Referendum, in Sardegna centrodestra compatto contro Pigliaru: "Deve dimettersi"

Le opposizioni in Regione si scagliano contro il presidente, da sempre a favore del "Sì" alla riforma. Forza Italia, Fratelli d'Italia e Riformatori Sardi sulle barricate. Dalla maggioranza l'unica risposta è quella di Ganau.



CAGLIARI - Gli effetti del voto al referendum costituzionale, con l'Isola prima in Italia per numero di "No", porta un turbinio di dichiarazioni al calor bianco anche nel mondo della politica regionale. Le opposizioni chiedono la testa del presidente, Francesco Pigliaru: il suo "Sì" è sempre stato pubblico e pubblicizzato a tamburo battente. Dalla sponda della maggioranza, l'unico a rilasciare dichiarazioni, finora, è il presidente del Consiglio regionale. Che, nei fatti, invita a vedere l'esito delle urne come un modo per poter rilanciare l'attività del governo sardo.

"Pigliaru tace, mentre i sardi hanno detto chiaramente di non volersi fare dettare le regole da nessuno. C'è un risultato che premia il desiderio di sovranità e autonomia", dice Ugo Cappellacci, Forza Italia, ex numero uno della Regione. "La Giunta regionale assiste inerme a troppi danni nei confronti dell'Isola, dai trasporti alla flotta sarda, dalla sovranità energetica alla zona franca. Pigliaru tira a campare, passando dal servilismo verso Renzi a quello verso i feudatari della sua coalizione". Per Fratelli d'Italia ci sono da registrare le prese di posizione del consigliere regionale, Paolo Truzzu, "Pigliaru ha sostenuto la riforma, si è speso in prima persona durante la campagna per il Sì e l’esito negativo per lui e per il Pd non può che leggersi come una bocciatura della sua posizione degli ultimi mesi e di questi tre anni di politica fallimentare. Dimissioni e tutti a casa", e del dirigente regionale del partito, Michele Pisano, "Quello del no alla Riforma del dimissionario Matteo Renzi è stato un voto con un risultato incredibile in Sardegna, che dimostra quanto i cittadini non ne possano più di politiche pasticciate ma soprattutto di promesse e tecnicismi distanti dal territorio. Il centrodestra deve ricompattarsi, per promuovere politiche attente alle necessità dei cittadini". Ancora, Attilio Dedoni, capogruppo regionale dei Riformatori Sardi: "Acquisito l’esito del referendum, più che ad attardarsi in festeggiamenti, commiserazioni e processi sommari, la classe dirigente isolana farebbe bene a darsi da fare sin da subito per recepire il segnale inequivocabile dato dagli elettori: i sardi hanno bocciato una politica regionale troppo poco autonomista e troppo disponibile a piegarsi ai voleri del Governo nazionale".

GANAU: "NESSUN CAMBIO, AUTONOMIA NON A RISCHIO" - "È un risultato clamoroso che certifica, in primo luogo, la grandissima partecipazione degli italiani al voto e questo è senza dubbio un buon segno per la nostra democrazia, la partecipazione è  sempre positiva". Lo dichiara il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, nel commentare il voto del referendum costituzionale. "Il risultato è inequivocabile, c'è una prevalenza nettissima  degli elettori che ha deciso che la Costituzione non si modifica, un dato del quale  bisognerà prendere atto. In Sardegna – prosegue il massimo rappresentante dell'Assemblea sarda -  ha influito molto la preoccupazione per una presunta limitazione dell'autonomia, anzi addirittura per una cancellazione dell'autonomia come è stata ventilata, ipotesi che nei fatti non è mai esistita, però credo che questo aspetto abbia influito molto nella valutazione. Il referendum - conclude Ganau - è stato proposto dal Governo e votato dal parlamento e credo che il risultato in Sardegna non comporti cambiamenti negli assetti attuali, se non in termini di rafforzamento della squadra di  governo,  intervento  già programmato per il rilancio dell'azione della Giunta".

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