Politica

L'ex miniera di Porto Flavia in mano al Comune. "Attrazione turistica da valorizzare"

L'amministrazione comunale sulcitana si appresta a gestire l'area a picco sul mare. La Regione ultima l'iter per il passaggio di gestione. "Identità sarda e storia industriale, richiamo per i vacanzieri".



CAGLIARI - L'ex sito minerario di Porto Flavia pronto a passare dalla Regione al Comune di Iglesias. La Giunta regionale, su proposta del presidente Francesco Pigliaru e d'intesa con gli assessori degli Enti locali e dell'Industria, Cristiano Erriu e Maria Grazia Piras, autorizza l'avvio del procedimento di sclassifica, dal regime demaniale marittimo, di una porzione del sito minerario di Porto Flavia che si affaccia sul mare. È l'ultimo atto prima del passaggio definitivo al Comune. La sdemanializzazione e il conseguente trasferimento alla Regione di quella parte del bene consentiranno una più corretta e razionale gestione unitaria del sito minerario-museale industriale.

"È un passaggio fondamentale in linea con gli atti di programmazione che la Giunta e l'assessorato dell'Industria stanno portando avanti per valorizzare i beni ex minerari e renderli fruibili in chiave storica e turistica", dice l'assessore Maria Grazia Piras. "Si tratta di risorse per lo sviluppo locale che, opportunamente valorizzate, possono diventare un attrattore turistico, perché portano con sé l'identità sarda e rappresentano un pezzo importante della nostra storia industriale".

Porto Flavia, icona del paesaggio sulcitano, nacque quale pertinenza di un sito minerario finalizzata a costituire un porto d'imbarco del materiale estratto dalla montagna. Fu progettato dall'ingegnere Cesare Vecelli e realizzato nel 1925. L'intera installazione portuale fu realizzata scavando all'interno della montagna a picco sul mare due gallerie sovrapposte: quella superiore, da dove arrivavano i materiali estratti, e quella inferiore da dove, per mezzo di un nastro trasportatore estraibile, il materiale veniva caricato direttamente sulle navi alla fonda. Il sito perse definitivamente la sua connotazione di approdo verso la seconda metà degli anni Quaranta, cessando da quel periodo ogni utilizzo per i pubblici usi del mare. La sua peculiarità costituisce, tuttavia, un fortissimo richiamo dal punto di vista turistico. La Regione ha impegnato ingenti risorse finanziarie per rendere accessibile e valorizzare l'opera. Il provvedimento approvato consente di estendere gli interventi nell'area che fa ancora capo al demanio marittimo.

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