Politica

Centrali termodinamiche a Villasor e Gonnosfanadiga, l'Anci dice "no" e scrive a Gentiloni

Consumo di terreno e acqua da infarto, pollice verso da parte dell'associazione dei sindaci al progetto. Lettera inviata al premier italiano. "Consumi insostenibili per le aree interessate".



CAGLIARI - La costruzione di due centrali termodinamiche solari previste tra Villasor e Decimoputzu e tra Gonnosfanadiga, Guspini e Villasor ricevono il netto "niet" dell'Anci. Ci sono già i pareri negativi espressi dalla Regione, dal Mibact e - scontato rimarcarlo - da parte delle amministrazioni comunali interessate dai maxi progetti. Troppo elevato il consumo di terreno e acqua - soprattutto in una Regione attanagliata dalla siccità -. Inoltre, tanti lavoratori rischiano di dire addio al loro appezzamento di terra.

"Nel corso di tante riunioni il ministero dei Beni Culturali, la Regione e i sindaci dei Comuni interessati hanno avuto modo di esporre, presentando agli atti anche relazioni e filmati, documentate critiche ai due progetti e le motivazioni che giustificano la loro ferma opposizione alla realizzazione delle due centrali", si legge nella lettera, firmata dal presidente sardo dell'Anci, Emiliano Deiana, inviata al premier italiano Paolo Gentiloni. "È stato evidenziato l’abnorme consumo di terreno agricolo (oltre 500 ettari) e l’effetto devastante sul suolo, il consumo indiscriminato ed abnorme di risorse idriche (oltre 300mila metri cubi all'anno dichiarati per la sola pulizia degli specchi), impatti entrambi esiziali per l’economia di una Regione come la Sardegna afflitta da penuria di suoli fertili e minacciata da ricorrente siccità. Sono stati richiamati dai partecipanti i contenuti delle numerose osservazioni che denunciano le irreversibili e negative alterazioni di tutte le matrici ambientali, gli impatti negativi sugli habitat e sugli ecosistemi, gli inevitabili danni ai sistemi idrici presenti nel sottosuolo e in superficie". Previsti, tra l'altro, oltre 20mila pali profondi dai 5 ai trenta metri e diecimila metri quadri di platea da un metro e mezzo. Contando anche "gli impatti negativi al paesaggio, alla cultura e all'economia delle aree interessante dalla realizzazione degli impianti".

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