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La crisi in Siria: Erdogan il Covid 20 dell’Europa

Dopo il vertice del 5 marzo, la Turchia e la Russia hanno confermato un cessate il fuoco a Idlib, l'ultima enclave dell'opposizione al governo della Siria, accettando di stabilire un corridoio di sicurezza con pattuglie di controllo composte di personale di entrambi i paesi. Il cessate il fuoco è iniziato a mezzanotte e congela una parziale vittoria militare del Presidente Assad e dell’esercito regolare siriano, che a seguito delle decisioni di Ankara ha visto nascere una grave crisi umanitaria tra le popolazioni che sono state testimoni dell'ultima escalation nella guerra civile siriana.

In questo processo, la Turchia si riserva il diritto di rispondere a qualsiasi attacco del regime. Fino a quando non vi sarà una pace duratura nella crisi siriana che garantisca l'integrità territoriale e l'unità politica del Paese, la Turchia è impegnata a proseguire le sue iniziative.

I precedenti negoziati tra la Russia e la Turchia ad Astana nel 2017 e Sochi nel 2018, hanno portato alla creazione della zona di de-escalation Idlib e alla designazione di alcune aree in zone demilitarizzate. Ma dopo una serie di cessate il fuoco, il governo siriano, che è sostenuto dalla Russia, ha lanciato una massiccia offensiva contro l'ultima enclave dell'opposizione. In risposta, la Turchia ha aumentato il suo strumento militare e ha inviato rinforzi nell'area. La settimana scorsa un attacco siriano ha ucciso almeno 34 soldati turchi.

La popolazione dell’area che, avevano appoggiato le forze di opposizione al presidente Assad, sono ora coinvolte in una corsa per sopravvivere all'offensiva delle forze regolari siriane.

L'offensiva del governo siriano nell'area ha scatenato una crisi umanitaria. Le Nazioni Unite hanno stimato che 950.000 persone sono fuggite dai territori teatro degli scontri. L'esodo di massa dalla regione sta portando a uno scontro tra Grecia e Turchia sull’immigrazione incontrollata verso l’Europa. In questa particolare contingenza, ci si sarebbe da aspettarsi un intervento dell’Alleanza Atlantica quale luogo per negoziare tra la Turchia e gli altri paesi NATO (Grecia e Bulgaria) verso i quali sono spinti i migranti.

Inoltre, in violazione a tutti gli accordi il governo turco ha consentito ai rifugiati di attraversare il confine verso l'Europa, accompagnata dalla subdola affermazione di aver "raggiunto il limite della sua capacità" di trattenerli”.

La Grecia ha rifiutato di aprire il suo confine e sta reagendo con decisione all'afflusso di persone che senza paura di smentita possono avere al loro interno gli ex combattenti jihadisti che si fanno scudo delle loro famiglie e di altri elementi non ex combattenti.

Sono d’obbligo alcune considerazioni.
Innanzitutto il fatto che l’accordo del 5 è incerto non solo perché non tocca un punto fondamentale stabilito a Sochi, ossia l’impegno della Turchia a separare i ribelli “moderati” dai gruppi jihadisti ma soprattutto perché sia per Ankara sia per Mosca il controllo dell’area di Idlib è fondamentale. Erdogan ha arruolato nelle sue forze ex tagliagole ISIS e rappresentanti dei movimenti islamisti come l’ex Fronte al-Nusra, emanazione locale di al-Qaeda vuole mantenere il controllo del territorio siriano per avere voce in capitolo sul futuro assetto del Paese. Putin vuole la stabilizzazione della Siria per ridurre il suo costoso impegno bellico, anche perché quello che è sopravvissuto degli oppositori jihadisti a Idlib resta troppo vicino ai centri nevralgici del Paese e potrebbe passando a una forma di guerriglia, creare problemi in futuro.

La seconda considerazione riguarda l’atteggiamento ostile che la Turchia ha assunto nei confronti della Grecia, e di tutti i paesi UE (membri della NATO) utilizzando masse di disperati come arma per violarne i confini.

I motivi di questa ostilità sono:

- l’ostilità di Erdogan nei confronti di un UE che gli ha chiuso le porte ufficiali;
- l’esigenza di ottenere una vittoria contro un’UE, per compensare, di fronte alla propria pubblica opinione, l’andamento poco entusiasmante delle operazioni in Siria, che stanno comportando livelli di perdite non preventivati;
- l’atavica inimicizia con la Grecia, corroborata dal fatto che la Grecia sia stata l’unica nazione a porre il veto a una dichiarazione di supporto (morale) della NATO alla Turchia in relazione alla sua guerra coloniale in Siria;

L’errore non è oggi ma quello iniziale dell’Europa è stato quell’accordo (2016) con il dittatore turco, al quale sono stati regalati sei miliardi di euro per trattenere i rifugiati, in buona parte siriani in fuga dal conflitto interno.  Erdogan, li ha trattenuti nei campi profughi per quattro anni e solo in conseguenza dell’attacco di Idlib quando si è trovato con un altro milione di siriani in fuga, per allentare l’enorme pressione interna e per ricattare l’UE al fine di ottenere altri tre miliardi di euro con una dimostrazione di cinismo, sta costringendo circa centomila rifugiati a ridosso alle frontiere dell’Europa.

Difficile oggi fare una previsione su cosa sta per avvenire con i governi europei concentrati a difendersi da Covid 19 e le opinioni pubbliche in ansia, ma il “Covid 20 di Ankara” potrebbe fare altrettanti danni al Vecchio Continente…se non si organizza per difendersi.

Giuseppe Morabito

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