Politica

I conflitti per procura, una nuova realtà militare

Nell’ultimo periodo si nota sempre più a livello militare e strategico l’utilizzo, nei conflitti in corso di armamenti tecnologici, quali ad esempio i droni. Di seguito analizzeremo tutti gli scenari di guerra in cui vengono usati.

È noto che le forze armate russe, anche se sono in ritardo rispetto ai concorrenti internazionali, hanno sperimentato la guerra con i droni anche in aree addestrative in Armenia, e in modo più approfondito nel conflitto nel Donbass (Ucraina). A differenza delle forze NATO l'interesse russo per le missioni di guerra elettronica da piccoli droni tattici è notevole anche perché era evidente che le vie di comunicazione ordinarie non erano più sicure ed affidabili.

La campagna siriana, con l’utilizzo dei droni dalle basi di Hmeimim, Aleppo e Palmyra, è stata sia un'opportunità per i russi di perfezionare l'uso dei droni e testare nuovi modelli, sia l’occasione di sviluppo di micro-droni idonei per il combattimento urbano in caso di conflitto con paesi della NATO. In merito, il Cremlino ha pubblicato in autunno un documento sulla nuova strategia per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale affermando che lo sviluppo di algoritmi per il controllo dei droni è una necessità fondamentale.

Ultimamente l'uso da parte di gruppi terroristici islamici di droni è stato oggetto di attenzione da parte di analisti in tutto il mondo.

In particolare, in relazione all’uso dei droni in Medio Oriente e in nord Africa, bisogna tener presente che negli ultimi anni la Cina Popolare è stata sempre più desiderosa di incrementare il commercio di armi e questo, per le sue industrie belliche, significa vendere estensivamente droni oltre ad armi di piccolo e medio calibro. Da numerosissime fonti e da prove “sul campo” è ormai certo che le armi cinesi sono utilizzate e vendute in tutto il mondo, compresa la Libia.   In particolare i resti di un missile di certa fabbricazione cinese indicano un'escalation della missile-guerra dei droni in quell’area di guerra.  Non è un caso, che sia l'Egitto sia gli Emirati Arabi Uniti stiano fornendo supporto logistico in Libia, alla fazione dell'Esercito Nazionale Libico (LNA) guidata dal Generale Khalifa Haftar che sta combattendo contro il governo di accordo nazionale sostenuto politicamente dalle Nazioni Unite. Gli Emirati hanno finanziato la costruzione della base aerea di Al Khadim, un ex aeroporto nella provincia di Al Marj, nella Libia orientale, e dal 2016 dispiegano, nella base, aerei di attacco e droni Wing Loong al fine di fornire la copertura aerea per le forze di Haftar.

La situazione in Libia è ancora mutata dopo l'intervento della Turchia. Il presidente Erdogan ha infatti confermato di aver drasticamente aumentato il suo supporto militare alle forze armate del governo di Tripoli di Al-Serraj (GNA) che è anche largamente sostenuto economicamente dal Qatar. Insieme ai mercenari ex terroristi turcomanni, Ankara ha inviato droni armati di fabbricazione turca, vale a dire il Bayraktar TB2. Questo drone anche se è di ridotte dimensioni è in grado di individuare e distruggere i bersagli di terra del LNA, creare problemi alla logistica delle sue linee di rifornimento e attaccare le basi aeree avversarie che per lungo tempo sono state considerate sicure. Le truppe di terra filo-governative affiancate dai mercenari turchi, al momento, possono operare con copertura aerea e conoscendo le posizioni del nemico. Anche ora che sembra si stia portando avanti un’idea, per quanto labile di tregua, che vede al Serraj, in una posizione migliore rispetto all’avversario, i droni potrebbero essere uno strumento di verifica della tregua. Questo utilizzo non farebbe che rimarcare la loro importanza a livello strategico geo politico.

Proprio la Libia è l’esempio migliore, da portare all’attenzione dell’opinione pubblica, di guerra per procura della quale i droni sono uno degli strumenti bellici principali. Le grandi potenze, che sono anche le principali produttrici con le loro industrie, si sfidano in territori “neutri” per loro, sperimentando le possibilità dei loro prodotti e la loro capacità di confrontarsi con i paritetici mezzi delle controparti.

Rivolgendo lo sguardo allo scacchiere medio orientale possiamo notare che dopo la neutralizzazione del Capo della Guardia Repubblicana islamica iraniana, Suleimani (e la conseguente messa a nudo della pochezza strategica dell’Iran), è tornata alla ribalta delle cronache la capacità USA di utilizzo dei droni, al momento non raggiungibile da nessun altro paese.

Durante e dopo la guerra del Golfo, l’esercito USA ha iniziato a far volare droni sull’Iraq, segnale dell’interesse americano ai moderni droni militari. Nell’ultimo decennio, la Central Intelligence Agency ha utilizzato veicoli armati e pilotati a distanza per neutralizzare gruppi di terroristi che si organizzavano per effettuare azioni contro le forze statunitensi in Pakistan e Afghanistan. La già citata neutralizzazione di Soleimani è stata un perfetto esempio della capacità americana di intraprendere azioni militari contro i terroristi ovunque si nascondano, dimostrando che i droni stanno ora giocano un ruolo chiave nel contrasto alle minacce in ambito internazionale. Le potenzialità anti drone dell’Iran sono state, quindi, sconfessate dopo la parziale dimostrazione di capacità, lo scorso giugno 2019, quando un drone di sorveglianza americano era stato abbattuto dagli iraniani nello Stretto di Hormuz.

Come si posiziona l’Italia e le sue industrie belliche in questo contesto? In Italia, con la Piaggio Aerospace costruisce il drone P1HH (anche con funzioni civili di monitoraggio) che è il fiore all’occhiello della nostra tecnologia aeronautica. Piaggio Aerospace, si trova ora in una condizione di crisi commerciale, conseguenza diretta del fermo produttivo dovuto al Covid-19. Ha però una forza di lavoro di 980 addetti ed è in grado di proseguire l’attività, e rappresenta ancora un punto fondamentale per l’indotto d’imprese fornitrici.

È noto che sia il Governo Italiano sia il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini stanno seguendo la questione.

Il mercato dei droni non si ferma e se l’Italia dovesse uscire dal mercato i possibili acquirenti si rivolgeranno ad altri fornitori. È certo che non rinunceranno a questo tipo di tecnologia ormai fondamentale per lo svolgimento delle guerre per “procura”.


Giuseppe Morabito
Emanuela Locci

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