Scienza e Tecnologia

Innovazione e cultura d'impresa digitale, Cagliari capofila in Italia. Il Miur premia il CLab

Il Contaminaton Lab dell'Ateneo cagliaritano in cima al Paese, il ministero firma un riconoscimento storico. La realtÓ sarda la spunta tra tanti competitor e si prepara a nuove sfide.



CAGLIARI - Il CLab dell’ateneo cagliaritano capofila in Italia. Un riconoscimento eccezionale firmato dal ministero dell’Università: il Contamination Lab “buona pratica” in ambito nazionale. Premiato il lavoro innovativo teso a creare e diffondere cultura imprenditoriale, svolto dallo staff guidato da Maria Chiara Di Guardo. In cima al Paese. Un riconoscimento conquistato sul campo. Ma anche il premio per un lavoro certosino e “contaminante” maturato negli anni. Il Contamination Lab dell’Università di Cagliari (CLab-UniCa) guida da pochi giorni il Network CLab Italia. Ovvero, il Miur (ministero Istruzione, università e ricerca) ha prima valutato le performance delle strutture nate per favorire cultura d’impresa in ambiti multidiscplinari. Per poi dare la palma d’oro e il ruolo di capofila nella nascente rete nazionale al format e allo staff guidato da Maria Chiara Di Guardo, direttore scientifico del progetto. Ma non solo. Il CLab UniCa ha vinto il bando per sviluppo e perseguimento delle proprie attività nell’Ateneo cagliaritano. Il 3 luglio viene pubblicato il bando per la selezione della quinta edizione del CLab-UniCa, che avrà inizio a ottobre.

Innovazione, imprese, territori. Il Miur ha pubblicato la valutazione delle proposte per la creazione dei Contamination Lab nelle università italiane e per il loro inserimento in una rete nazionale. L’Italian CLab Network deve favorire l’acquisizione di nuove competenze volte allo sviluppo di progetti di innovazione a vocazione sociale e imprenditoriale, in relazione con i punti di forza degli atenei e dei territori. Al contempo dovrà contribuire alla creazione di un ecosistema imprenditoriale, creare riflessione e know-how legato alla diffusione della cultura di impresa. Il CLab UniCa capofila dell’Italian CLab Network sarà un “incubatore di CLab”. Raccoglierà al suo interno e metterà in connessione tra di loro i Contamination Lab. Previste attenzioni anche per i Contamination in divenire. I CLab dei vari atenei saranno i nodi locali di un unico progetto con una piattaforma nazionale teso a valorizzare il brand CLab con una strategia coerente.

Nove sfide. Lo sviluppo dell’Italian CLab Network prevede nove punti chiave: 1) piattaforma digitale di condivisione per facilitare lo scambio di informazioni e le connessioni tra CLab; riferimento per dialogo e confronto con gli utenti delle diverse realtà italiane con la creazione di una rete e community attiva. La piattaforma garantirà la condivisione di informazioni, documenti, materiale didattico, webinar; la partecipazione a competizioni e a challenges organizzate con i partner dei CLab; co-progettazione di azioni integrate, sviluppo competenze e interazione in rete con altri soggetti pubblici e privati interessati a far crescere e valorizzare i CLab a livello nazionale; 2) video-conferencing tra i CLab, tesa a promuovere attività in co-presenza dei partecipanti e interazione continua tra gli studenti; 3) creazione “cassetta degli attrezzi” su metodologia di co-costruzione peer-to-peer (studenti-docenti da pari a pari) e su forme di apprendimento innovative; 4) condivisione strumenti di governance e trasferimento degli stessi, anche amministrativi, necessari per un efficace funzionamento dei percorsi progettuali; 5) trasferimento best practices tra i Clab, amplificando il valore ottenuto da ciascuno di essi; 6) comunicazione esterna per promuovere il lavoro dei CLab e narrare le attività di una “generazione Clabber” in crescita e attiva sui territori; story-telling regolare delle attività in progress e di quelle concluse, un brand unico al quale legare il nome della città di riferimento per il racconto e la trasferibilità delle esperienze e la riconoscibilità e identità del progetto nazionale; 7) condivisione funzionamento e risultati ottenuti (monitoraggio); 8) attrazione di ulteriori risorse private per il funzionamento dei CLab, garantendo un adeguato contatto con il mercato e i venture capitalist; 9) attività di supporto per le Università che attiveranno in itinere e nei prossimi anni altri CLab, al fine di facilitarne e velocizzarne le fasi di avvio.

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