Sassari, cala il sipario sul Sardinia Film Festival
183 cortometraggi scelti tra 1000 provenienti da tutto il mondo, eventi speciali, 42 ore di proiezioni non stop mattina-pomeriggio-sera, un convegno nazionale sull’associazionismo culturale. Soprattutto tanto pubblico e tanti registi e attori che per una settimana hanno animato le aule e il cortile del Quadrilatero. Si è chiusa la settima edizione del Sardinia Film Festival, il concorso internazionale per cortometraggi organizzato dal Cineclub Sassari Fedic.
SASSARI - "È stata un’edizione bellissima –ha detto al pubblico Carlo Dessì, presidente del Cinelub Sassari – Abbiamo avuto una risposta eccezionale da parte del pubblico che ha partecipato alle proiezioni sia di mattina che di pomeriggio che di sera. E pensare –ha aggiunto- che le sale cinematografiche in Italia restano spesso vuote. Questo vuol dire che il cinema 'piccolo', le produzioni indipendenti risultano più gradite al pubblico di tanti prodotti costosi realizzati dalle grandi major".
Nel corso della serata il pubblico, particolarmente numeroso, ha assistito all’ultimo evento speciale di questa edizione (in collaborazione con Società Umanitaria-Cineteca Sarda di Cagliari): la proiezione del documentario I morti di Alos alla presenza del regista Daniele Atzeni. Il corto sarà l’unico rappresentante italiano al prestigioso festival di Clermont-Ferrand 2012. Il film, seguendo la tecnica del falso documentario, racconta la storia di Alos, un paese immaginario della Sardegna, della sua industrializzazione a metà del secolo scorso e della catastrofe chimica che lo distrusse nel 1964. Unico sopravvissuto Antonio Gairo, voce narrante del film.
Come ha raccontato il regista, I morti di Alos è stato presentato per la prima volta al Babel Festival, kermesse organizzata dalla Società Umanitaria Cineteca Sarda di Cagliari e riservata alle lingue minoritarie. Proprio per partecipare al festival, il film –originariamente in italiano - è stato doppiato in sardo dalla splendida voce di Giovanni Carrone. Antonello Zanda, presidente della Cineteca, presente alla proiezione, ha sottolineato come il lavoro di Atzeni risponda perfettamente agli "intenti della Società Umanitaria, che si propone di conservare e restituire al pubblico la memoria storica della Sardegna. Daniele Atzeni nel suo film, -ha spiegato Zanda- oltre a riprese ad hoc ha infatti utilizzato spezzoni di documentari realizzati nel secolo scorso dal noto documentarista Fiorenzo Serra e da altri importanti autori sardi. Da questa commistione è nata una lettura originale e interessante del nostro passato, del peso che ha avuto l’industrializzazione in Sardegna nel provocare la perdita di elementi importanti della tradizione".
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