Spettacolo e Cultura

Tre giorni a Cagliari con la dissacrante comicità di “Lucidosottile”

Appuntamento dal 28 al 30 dicembre con “Speradiserabeltemposi… Rosso!”



Lo spettacolo, scritto diretto e interpretato da Tiziana Troja e Michela Sale Musio, sarà in scena all’Auditorium comunale di piazzetta Dettori.

Tre giorni con la comicità dissacrante di Lucidosottile, con uno spettacolo che torna in scena a grande richiesta. Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 dicembre appuntamento all’Auditorium comunale di piazzetta Dettori a Cagliari con “Speradiserabeltemposi… Rosso!”, una divertente parodia della danza contemporanea, scritta, diretta e intrepretata da Tiziana Troja e Michela Sale Musio. Special guest delle tre serate saranno il gruppo vocale Cinquetto e l’attore Roberto Zorcolo, e non mancherà una incursione dei personaggi di Tanya & Mara. Sipario aperto alle 21, con la la biglietteria in teatro aperta dalle 19.30.

Scritto, coreografato e diretto da Tiziana Troja e Michela Sale Musio, con la scenografia di Federica Buscemi, i costumi di Salvatore Aresu e Filippo Grandulli, l’elaborazione musicale di Alessandro Olla e Davide Sardo, e il light design di Lele Dentoni, “Speradiserabeltemposi Rosso!” racconta la storia di due improbabili e annoiate danzatrici che mettono in scena uno spettacolo di danza contemporanea. Le due, colte in flagrante nel loro turbine di pensieri, si smentiscono e rivelano desideri, aspirazioni e volontà tutt’altro che attinenti allo spettacolo. “Rosso” è così una divertente parodia della danza, un lavoro a quattro mani esplosivo e dissacrante, nato più di dieci anni fa come manifesto di un periodo storico in cui la danza diventava, non solo “cenerentola delle arti”, ma sempre più ermetica, concettuale, elitaria ed incomprensibile, mentre allo stesso tempo in tv la danza esplodeva in tutta la sua stupida futilità, preda di una sessualità commerciale e facilmente smerciabile. Le due danzatrici, vittime del mercato, in ascesa nel video ed a picco nei teatri, mettono così in scena una beffa di se stesse, ormai stanche di un ruolo che le etichetta e le inserisce in una visione fin troppo schematica, che le costringe spesso ad una scelta obbligata, tra i due estremi opposti, senza vie di mezzo.

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