Quest’anno l’industria delle crociere ha riversato nelle casse italiane 18 miliardi di euro. Una cifra impressionante, che lancia l’Italia in cima all’Europa per impatto economico e occupazione nel settore. Ma non si tratta solo di turisti che salgono e scendono dalle navi. Dietro a quei numeri si muovono aziende, migliaia di lavoratori, porti che non si fermano mai. È un intreccio complesso di attività, un motore economico che coinvolge ben più del semplice viaggio. E con una crescita del 23% rispetto all’anno scorso, il comparto non è solo un colosso già affermato: sta trasformando il volto del turismo e dell’economia italiana, giorno dopo giorno.
Oltre il turista: l’impatto economico che fa girare l’Italia
Parlare di economia delle crociere non significa solo contare i passeggeri che visitano una città. La realtà è più sfaccettata. Nel 2024, l’effetto diretto di questo settore vale 8,4 miliardi di euro. Dentro ci sono i cantieri navali, che hanno incassato 3,4 miliardi, gli acquisti delle compagnie per quasi 3 miliardi, e poi la spesa di passeggeri ed equipaggi nelle città di approdo, pari a 1,7 miliardi. A questi si aggiungono 400 milioni in stipendi per il personale italiano. Ma c’è di più: l’impatto indiretto, cioè quello delle filiere collegate, arriva a 7,3 miliardi, mentre l’effetto indotto – la spesa di chi lavora in queste filiere – si attesta a 2,5 miliardi.
In totale, il settore contribuisce per circa 7,3 miliardi al PIL italiano, più di un quarto di quanto generato dall’intero mercato crocieristico europeo, che si ferma a 64 miliardi. L’Italia incassa il 28% di questo valore, lasciandosi alle spalle la Spagna, seconda con 8,6 miliardi. Il divario è netto: quasi il doppio, a conferma del primato italiano in Europa.
Lavoro e stipendi: la crocieristica che dà ossigeno all’occupazione
Il settore delle crociere si fa sentire anche sul fronte dell’occupazione. Quest’anno sono circa 113 mila i posti di lavoro creati, tra diretti e indiretti. È un quarto di tutti quelli europei legati a questo mercato. Gli stipendi versati superano i 3,6 miliardi di euro, a dimostrazione dell’importanza delle crociere come motore per il lavoro.
Come spiega Francesco Galietti, national director di Clia Italia, l’Italia si distingue per un impatto che arriva a coprire tutti e quattro i principali canali di spesa: cantieristica, acquisti delle compagnie, spese di passeggeri ed equipaggi e salari. Questo significa un’occupazione diffusa e capillare, che coinvolge territori, imprese e famiglie in tutto il Paese.
Porti italiani, da Civitavecchia a Genova: il cuore pulsante della crocieristica
I porti italiani sono il vero cuore pulsante del settore. Civitavecchia guida la classifica con 3,5 milioni di crocieristi l’anno. Genova ne conta oltre 2,3 milioni, mentre Napoli si avvicina a 1,8 milioni, confermandosi tra i cluster più dinamici del Mediterraneo.
Uno studio commissionato dalla società Pts all’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale mette in luce l’importanza della cruise economy per Genova e Savona nel 2025. L’impatto economico diretto tra i due porti raggiunge 346 milioni di euro, di cui 255 legati agli scali di home port, cioè quei porti usati come base dalle compagnie di crociera.
Savona punta molto sull’home port: oltre la metà dei passeggeri parte o termina la crociera lì. Genova invece ospita per il 60% crocieristi di transito, che fanno solo una breve sosta senza salire o scendere dalla nave. Questo fa la differenza anche sul piano economico: chi parte o arriva in home port spende in media oltre 90 euro, più del doppio dei circa 44 euro dei passeggeri di transito.
Questi dati mostrano chiaramente che non conta solo il numero di presenze, ma anche come e quanto i turisti restano a impattare sull’economia locale. Nel complesso, le crociere si confermano una risorsa strategica per i porti italiani, capaci di sostenere un tessuto economico ampio e diversificato.
Italia prima in Europa: la crocieristica che fa la differenza
L’Italia è il primo beneficiario europeo dell’economia delle crociere, un primato che emerge chiaramente dal confronto con gli altri Paesi. Con un balzo del 23% rispetto al 2023, il nostro Paese ha rafforzato la sua posizione, facendo incassare al settore più di un quarto del valore economico totale europeo.
I numeri raccontano di un mercato maturo e ben strutturato, dove tutte le componenti principali lavorano insieme per far crescere il settore. Un equilibrio raro in Europa, che rende l’Italia un punto di riferimento per le compagnie e per gli operatori economici collegati.
La forza italiana sta nella capacità di integrare ogni fase della filiera, dalla costruzione e manutenzione delle navi fino alla spesa dei turisti nelle città. Un modello virtuoso che molte nazioni potrebbero guardare con attenzione. La crocieristica non è solo turismo: è una leva economica complessa, fondamentale per certe aree del Paese e per l’intero sistema nazionale.
