Durante gli scavi a Punta Penna, nella zona industriale di Vasto, è emersa una necropoli preromana risalente a più di 2.300 anni fa. Tombe antiche, probabilmente del V-IV secolo a.C., che hanno interrotto sul nascere un progetto di impianto fotovoltaico. Lì, dove si sarebbe dovuto costruire, si è aperta una finestra sul passato, un ritrovamento che cambia la prospettiva sulla storia locale. Immediatamente, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Chieti e Pescara ha preso in mano la situazione, sospendendo i lavori per approfondire questa sorprendente scoperta.
Punta Penna, la necropoli che racconta un passato dimenticato
La necropoli trovata a Punta Penna è un sito funerario di grande valore storico, datato tra il V e il IV secolo a.C. Gli scavi hanno portato alla luce diversi tipi di sepolture: fosse semplici scavate nella terra, tombe riempite di pietre, strutture su letti di tegole e una tomba in cassa laterizia contenente una cintura di bronzo, probabile segno di un alto rango sociale del defunto. Accanto a oggetti in metallo come ornamenti in ferro e bronzo, sono stati recuperati vasi di ceramica, testimonianza di rituali funerari ben definiti.
Questi ritrovamenti ci offrono uno sguardo prezioso sulla società di allora: non solo ci dicono chi erano i defunti e quale ruolo avevano, ma anche come la comunità ricordava i suoi morti. La varietà delle tombe suggerisce che si trattava di un’area cimiteriale organizzata e usata nel tempo.
Non lontano dalle tombe è stata individuata una struttura la cui funzione resta ancora un mistero. I ricercatori stanno lavorando per datarla e capire a cosa servisse. Il materiale trovato in superficie fa pensare che quel luogo non sia stato abbandonato dopo l’epoca preromana, ma frequentato anche durante il periodo ellenistico-romano. Questo dettaglio aggiunge un ulteriore capitolo alla storia di Punta Penna.
Histonium e i Frentani: la storia di Vasto si arricchisce
La scoperta si inserisce nel contesto di Vasto, anticamente conosciuta come Histonium, uno dei centri principali dei Frentani, popolazione italica che abitava la costa adriatica prima dell’arrivo dei Romani. La necropoli ritrovata è legata proprio a questa cultura preromana e amplia le conoscenze su un popolo finora poco documentato.
Gli studi precedenti su Histonium erano pochi e frammentari, con poche tracce dirette di usanze funerarie. Questo ritrovamento aiuta a ricostruire un quadro più chiaro delle tradizioni, della struttura sociale e della presenza umana in questa zona.
Oggi Punta Penna è nota soprattutto per le sue spiagge, ma questa scoperta le dà un nuovo valore storico, trasformandola in un punto chiave di frequentazione e insediamento per migliaia di anni. Un tassello importante per capire meglio l’evoluzione culturale e territoriale dell’Italia centrale dal periodo preromano a quello romano.
Archeologia preventiva: un intervento che ha salvato il passato
L’intervento tempestivo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Chieti e Pescara è stato fondamentale. La legge sull’archeologia preventiva, che impone controlli obbligatori prima di iniziare qualsiasi cantiere, ha permesso di individuare e proteggere questa necropoli.
Senza queste norme, il sito avrebbe rischiato di essere ignorato o peggio, distrutto durante la costruzione dell’impianto fotovoltaico. Questa scoperta conferma quanto sia importante tutelare il patrimonio culturale, per evitare che lavori moderni cancellino tracce preziose del nostro passato.
Ora che gli scavi sono conclusi, i reperti saranno studiati da esperti per capire l’estensione della necropoli, la sua organizzazione e per approfondire la vita, la società e i riti funerari dei Frentani.
Dal cantiere al museo: i reperti restano a Vasto
Una selezione degli oggetti trovati sarà esposta al museo di Palazzo d’Avalos, proprio a Vasto. Questa scelta è dettata dal desiderio di mantenere i reperti vicino al luogo in cui sono stati scoperti, per rafforzare il legame tra il territorio e la sua storia antica.
Conservare i ritrovamenti nel museo locale evita che vadano a finire in depositi lontani o nelle mani di collezionisti, mantenendo intatto il loro valore culturale e simbolico. Il percorso espositivo permetterà ai visitatori di conoscere da vicino i rituali funerari e l’identità dei Frentani.
Questa iniziativa valorizza il patrimonio archeologico abruzzese e stimola l’interesse verso le origini storiche di Vasto e le sue trasformazioni nel tempo. Nel frattempo, le ricerche sul campo continueranno, aprendo la strada a nuove scoperte e rafforzando l’importanza scientifica del sito.
