Nordio sul divieto di usare le chat in aula: “Negli smartphone c’è una vita intera”

Redazione

6 Agosto 2026

Non capita tutti i giorni di vedere un ministro lasciare Montecitorio con un sorriso così deciso. Carlo Nordio, invece, non ha nascosto la sua soddisfazione dopo il voto che ha bocciato la richiesta di accesso totale alle chat scambiate tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Caroccia, il ristoratore romano con precedenti legati alla criminalità organizzata. Al centro della bufera c’è un’inchiesta che ha acceso un acceso dibattito: fino a che punto si possono spingere le intercettazioni digitali senza violare la privacy, specialmente quando a essere coinvolta è la sfera privata di un parlamentare?

Il nodo delle intercettazioni tra politica e privacy: il caso Delmastro-Caroccia

La Procura aveva chiesto di visionare tutte le comunicazioni sul cellulare di Delmastro. Ma Nordio ha subito messo le mani avanti: quella richiesta era troppo generica, troppo ampia. Non faceva distinzioni tra le conversazioni legate all’indagine e tutte le altre, cioè messaggi personali, dati sensibili, informazioni fuori contesto.

Il ministro ha ricordato che Delmastro, in quanto parlamentare, gode di immunità che va rispettata, salvo casi specifici. Ma il problema è più ampio. “Nel cellulare di una persona c’è tutta la sua vita”, ha detto Nordio. Non si tratta solo di messaggi, ma anche di documenti privati come dichiarazioni dei redditi o cartelle cliniche, che riguardano non solo l’indagato ma anche terzi, spesso ignari.

Questo crea un rischio enorme per la privacy. Setacciare ogni parola, anche quelle fuori dal caso giudiziario, significa calpestare diritti fondamentali, considerati fino a oggi inviolabili, specialmente per chi lavora in Parlamento. L’obiettivo è mettere un freno a questa invasività, difendendo chi non è coinvolto nell’inchiesta.

Nordio spinge per regole chiare: selezionare prima di controllare

Il ministro chiede un sistema più rigido e selettivo per gestire le intercettazioni digitali. Serve un controllo preventivo che permetta ai magistrati di accedere solo alle comunicazioni utili all’indagine, senza dover spulciare interi archivi pieni di informazioni irrilevanti.

Non è un problema nuovo, ricorda Nordio: va avanti da oltre trent’anni. Non si risolve con slogan o reazioni d’impulso. C’è il rischio di essere accusati di voler agevolare la criminalità organizzata se si cerca di mettere dei limiti precisi. Il Guardasigilli invita a ragionare con rigore e freddezza, evitando scelte dettate dall’emotività che possono danneggiare giustizia e privacy.

Per spiegare la questione, Nordio ha fatto un paragone con la “libbra di carne” del Mercante di Venezia di Shakespeare: si può prendere solo quello che serve, senza oltrepassare certi limiti, senza “spargere una goccia di sangue”. Nel caso degli smartphone, la sfida è isolare solo i dati rilevanti senza entrare nella sfera personale di indagati e terzi.

Privacy a rischio e fughe di notizie: il ministro alza la guardia

Nordio ha anche messo in guardia su un altro problema: quando si acquisiscono conversazioni non rilevanti, spesso finiscono sui giornali. Una diffusione non autorizzata che viola la riservatezza delle persone coinvolte, soprattutto se si tratta di messaggi privati o di soggetti estranei all’indagine.

Il ministro ha ribadito che nessuno ha diritto di frugare nei dispositivi personali se non per motivi strettamente legati all’indagine. Trovare un metodo per limitare l’accesso ai soli dati utili è fondamentale anche per evitare scandali mediatici e violazioni ingiustificate.

Il punto, secondo Nordio, è che ogni volta che si prova a mettere regole per tutelare le intercettazioni si rischia di essere tacciati di favorire la criminalità. È un dilemma che coinvolge politica e giustizia, ma non si può risolvere chiudendo gli occhi o evitando il confronto.

Il Parlamento nel 2024 è chiamato a definire norme chiare che bilancino giustizia e privacy senza abusi né ostacoli all’azione antimafia. Lo scontro politico e giudiziario è appena iniziato, con la riservatezza digitale al centro del dibattito pubblico.

Change privacy settings
×