Calo demografico in Italia: la sfida cruciale secondo Riccardo Di Stefano di Confindustria

Redazione

24 Agosto 2026

L’istruzione e l’innovazione non sono mai state così decisive come oggi, dice Riccardo Di Stefano, vicepresidente di Confindustria per Education e Open Innovation. Dietro questa affermazione, c’è una realtà complessa, fatta di sfide ma anche di opportunità concrete. Tra la spinta delle nuove tecnologie e la domanda crescente di competenze aggiornate, Di Stefano guida un percorso chiaro: collegare meglio università e imprese, trasformare la formazione in uno strumento efficace per il mercato del lavoro. Senza troppi giri di parole, con un approccio diretto e pragmatico, indica la via per superare il divario che rallenta la crescita italiana.

Di Stefano e la sfida dell’istruzione in Italia

Riccardo Di Stefano ha un ruolo chiave in Confindustria, concentrando gli sforzi su due fronti: formazione e innovazione aperta. La sua esperienza nel mondo imprenditoriale gli ha fatto capire quanto la qualità dell’istruzione incida sulle prestazioni delle aziende e, più in generale, sulla crescita economica. Per Di Stefano, oggi la formazione non può più essere vista come un mondo a sé stante, ma deve inserirsi in un sistema che metta in rete scuola, università e imprese. Questo significa creare percorsi formativi flessibili, aggiornati e capaci di rispondere velocemente ai cambiamenti tecnologici e di mercato. Solo così si evita il disallineamento tra domanda e offerta di competenze.

Nel confronto con le istituzioni, Di Stefano spinge per politiche che sostengano l’innovazione didattica e l’aggiornamento continuo. Particolare attenzione è rivolta alle scuole tecniche e ai poli universitari scientifici, considerati fondamentali per formare professionisti pronti a entrare nei settori ad alta tecnologia. Rafforzare questi canali, secondo lui, vuol dire investire direttamente nel futuro industriale dell’Italia.

Open innovation, la spinta che trasforma l’industria

L’open innovation è il cuore della strategia di Di Stefano. Si tratta di creare un ecosistema collaborativo dove aziende, startup, centri di ricerca e università lavorano insieme per inventare nuovi prodotti e servizi. Condividere conoscenze accelera l’innovazione e riduce i tempi per portare sul mercato le novità. Di Stefano insiste sull’importanza che l’industria si apra senza timori a collaborazioni esterne, accettando che l’innovazione non nasce solo dentro le mura aziendali tradizionali.

Oggi molte aziende hanno già iniziato questo percorso, ma, secondo il vicepresidente, c’è ancora molta strada da fare. Serve un quadro normativo chiaro che incentivi gli investimenti in ricerca e sviluppo, facilitando collaborazioni tra settori diversi e a livello internazionale. Serve anche un cambio di mentalità nelle aziende, che devono abbandonare la logica del controllo esclusivo per abbracciare modelli più aperti e inclusivi. Questo salto può fare la differenza per la competitività globale delle imprese italiane.

Le sfide da affrontare secondo Di Stefano

Non mancano ostacoli. La trasformazione digitale offre nuove opportunità, ma richiede investimenti importanti in infrastrutture e competenze. Molte realtà, soprattutto le piccole e medie imprese, incontrano ancora resistenze culturali e limiti di risorse per adottare davvero nuovi modelli di formazione e innovazione. Inoltre, la collaborazione tra università e imprese è spesso frammentata e poco strutturata, rallentando la nascita di un ecosistema integrato.

Aggiornarsi continuamente significa cambiare anche le modalità di apprendimento: formazione in aula, corsi online, laboratori pratici devono combinarsi per offrire un’offerta dinamica e accessibile a tutti. Non solo ai giovani, ma anche ai lavoratori e ai manager che devono restare al passo con l’evoluzione del mercato. Di Stefano si impegna affinché Confindustria sostenga questa idea di apprendimento permanente come pilastro della politica industriale italiana.

Quali ripercussioni per il sistema produttivo

Investire su istruzione e open innovation può creare un capitale umano e tecnologico decisivo per una crescita sostenibile. Di Stefano sottolinea l’importanza di una visione strategica a medio-lungo termine, che eviti interventi sporadici e disomogenei. Il legame stretto tra formazione e industria digitale deve diventare un modello da replicare in tutto il Paese.

L’obiettivo è costruire un mercato del lavoro più efficiente, capace di attrarre giovani talenti e stimolare l’imprenditorialità tecnologica. Solo così l’Italia può tenere il passo nelle sfide globali legate all’innovazione, alla sostenibilità e all’economia circolare. Per Di Stefano, il contributo delle aziende, il supporto delle istituzioni e una cultura diffusa dell’innovazione sono essenziali per disegnare un futuro competitivo e dinamico.

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