Il Mediterraneo nasconde un segreto sotto le sue acque trasparenti: decine di specie di squali che nuotano silenziose lungo le coste italiane. Sono almeno 48, dalle verdesche agili ai veloci mako, fino al maestoso squalo bianco, comparso di recente nei mari intorno alla Sicilia. Questi predatori, spesso invisibili agli occhi dei più, stanno ora emergendo grazie a un progetto tutto italiano, Tshark. L’iniziativa coinvolge pescatori e sub, trasformandoli in veri e propri detective del mare, pronti a raccogliere dati preziosi. Non si tratta solo di scienza: è un passo fondamentale per proteggere e gestire gli ecosistemi mediterranei, troppo a lungo sottovalutati.
Mediterraneo: un mosaico di squali, tra specie comuni e raritÃ
Il Mediterraneo è casa di una varietà sorprendente di squali, che differiscono per dimensioni, abitudini e distribuzione. Le verdesche, per esempio, sono tra quelle più frequenti, spesso avvistate vicino alle coste. I mako, noti per la loro velocità , sono un’altra specie di grande interesse per l’ecosistema marino. Lo squalo bianco, invece, nonostante la sua fama, è un ospite raro. Solo negli ultimi tempi si è avuta conferma della sua presenza stabile nelle acque intorno alla Sicilia.
Questa varietà di specie conferma quanto il Mediterraneo sia un ambiente ancora vitale, nonostante le pressioni umane. Ogni specie svolge un ruolo preciso: alcune tengono sotto controllo le popolazioni di pesci più piccoli, altre mantengono in salute i fondali marini. Ma proprio la loro natura elusiva rende difficile contarli e capire come proteggerli al meglio. Ecco perché servono progetti di monitoraggio continui e ben organizzati.
Tshark: quando pescatori e sub diventano ricercatori
Il progetto Tshark nasce all’Università di Padova con un’idea semplice ma efficace: coinvolgere chi vive il mare ogni giorno, pescatori e subacquei, per raccogliere informazioni sugli squali. Sono loro a segnalare avvistamenti, a scattare foto e girare video, ma anche a partecipare alle campagne di marcatura degli animali.
La marcatura consiste nell’applicare tag satellitari o acustici sugli squali, strumenti che registrano i loro spostamenti, le profondità raggiunte e i tempi di immersione. Questo monitoraggio non invasivo permette di capire abitudini e rotte con precisione. Collaborando con chi conosce bene il territorio, il progetto riesce a coprire zone marine che altrimenti sarebbero difficili da studiare solo con mezzi accademici. Tshark è così un esempio di ricerca che unisce scienza e esperienza diretta sul campo.
Perché studiare gli squali è importante per il mare
Gli squali sono fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi marini. Essendo predatori al vertice della catena alimentare, la loro riduzione può avere effetti a catena sugli habitat costieri e pelagici. Nel Mediterraneo, però, gli squali devono affrontare molte minacce: pesca eccessiva, inquinamento, perdita di habitat. Spesso vengono catturati per errore nelle reti da pesca, e molti non sopravvivono.
I dati raccolti da Tshark aiutano a individuare le zone dove gli squali sono più presenti e le rotte che seguono. Queste informazioni sono preziose per mettere in campo misure di protezione mirate, come aree marine protette o limiti alla pesca in certi periodi. Allo stesso tempo, sensibilizzare le comunità locali sull’importanza degli squali aiuta a superare paure e pregiudizi. Il coinvolgimento diretto di pescatori e sub rende la gestione ambientale più condivisa, bilanciando esigenze umane e tutela della biodiversità .
Lo squalo bianco torna in Sicilia: un segnale da non sottovalutare
Il grande squalo bianco, Carcharodon carcharias, è un gigante degli oceani, ma nel Mediterraneo è sempre stato un ospite raro e sfuggente. Nei primi mesi del 2024, però, sono arrivate segnalazioni confermate di esemplari nelle acque siciliane. Sub e pescatori hanno raccolto foto e video che hanno acceso l’interesse di scienziati e media.
Questo ritorno, anche se sporadico, è un campanello d’allarme e un’opportunità . Potrebbe indicare cambiamenti nelle rotte migratorie o nell’ambiente marino, che vanno studiati a fondo. Dimostra anche che il Mediterraneo è un ecosistema vivo, capace di ospitare specie rare o minacciate. La collaborazione tra scienziati e cittadini, messa in pratica con Tshark, aumenta la capacità di monitoraggio e fa crescere la conoscenza condivisa sulla vita marina.
Oggi più che mai, il contributo di chi vive il mare è fondamentale per raccogliere dati difficili da ottenere in altro modo. Il tagging e la documentazione sul campo hanno creato una rete solida per capire lo stato di salute dei nostri mari. Un passo avanti importante per proteggere gli squali del Mediterraneo e il prezioso equilibrio della natura che li ospita.
