Acqua a 300°C sotto l’Oceano Atlantico: scoperto serbatoio che alimenta la Città Perduta idrotermale

Redazione

25 Luglio 2026

A oltre millecinquecento metri sotto la superficie dell’Atlantico, si nasconde un serbatoio d’acqua bollente che supera i 300 gradi Celsius. È una scoperta che rivoluziona ciò che sapevamo di Lost City, quel sito idrotermale famoso per le sue stranezze e la vita che ospita. Qui, non si tratta solo di rocce e vapore: la chimica, insieme a un calore estremo, dà vita a un ecosistema tanto incredibile da sembrare alieno, immerso nell’oscurità profonda dell’oceano.

Acqua rovente che diventa energia: il motore nascosto

Il calore arriva dal mantello terrestre, dove l’acqua di mare si infiltra attraverso le crepe della crosta oceanica. Vicino alla dorsale medio-atlantica, le condizioni diventano estreme: l’acqua si riscalda rapidamente, oltre i 300 °C, ma non evapora grazie alla pressione enorme esercitata dalla colonna d’acqua sopra. Così si forma un vero e proprio serbatoio di acqua bollente sotto il fondo dell’oceano.

Quando l’acqua entra in contatto con le rocce ultramafiche del mantello, scattano reazioni chimiche complesse. Da queste nascono idrogeno, metano e altre sostanze che diventano il cibo per una comunità di microrganismi estremofili. Questi esseri vivono senza luce, sfruttando l’energia chimica che l’acqua calda porta con sé. È questo processo a mantenere attivo il campo idrotermale e a sostenere l’intero ecosistema.

Lost City, il regno della vita estrema tra rocce e calore

Lost City è una delle scoperte più affascinanti degli ultimi anni nei fondali oceanici. Qui, imponenti torri di carbonato di calcio si ergono dal fondo marino, sprigionando fluidi caldi e alcalini. La presenza di questo serbatoio d’acqua calda conferma ciò che gli scienziati sospettavano da tempo: il sistema si alimenta da una fonte profonda e stabile.

Lì la vita si regge su una forma di chemosintesi molto diversa dalla fotosintesi a cui siamo abituati sulla terraferma. Batteri e archei usano i composti chimici generati dall’incontro tra acqua e roccia per produrre energia. Questi microrganismi sono la base di una catena alimentare che include molluschi, vermi tubicoli e crostacei, tutti adattati a vivere in condizioni estreme. Studiare questo serbatoio e l’ecosistema che lo circonda può aiutarci a capire non solo l’origine della vita sul nostro pianeta, ma anche dove potremmo trovarla altrove nel sistema solare.

Cosa cambia per la scienza e l’ambiente

Trovare un serbatoio di acqua così calda sotto la dorsale medio-atlantica apre nuovi scenari per la ricerca sui processi chimici e biologici nei fondali più profondi. La stabilità di questo serbatoio spiega perché l’ecosistema di Lost City sia così resistente e duraturo. Allo stesso tempo, offre agli scienziati un laboratorio naturale dove studiare come energia e materia si muovono in ambienti completamente isolati dalla superficie.

Dal punto di vista ambientale, conoscere meglio questi habitat aiuta a capire gli effetti delle attività umane, come pesca e estrazione mineraria in fondo al mare. Questi luoghi ospitano forme di vita uniche, molto delicate e preziose per la biodiversità. Infine, approfondire questi sistemi potrebbe aprire la strada a nuove forme di energia geotermica, da sfruttare in modo sostenibile.

L’esplorazione dei fondali e la mappatura di queste risorse idrotermali mostrano quanto sia importante unire geologia e biologia. Il serbatoio d’acqua bollente sotto la dorsale medio-atlantica è un pezzo fondamentale per capire i meccanismi più nascosti del nostro pianeta, e ci ricorda quanto ancora abbiamo da scoprire nelle profondità marine.

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