Etna 2008: il magma risale, provoca fratture e terremoti secondo lo studio INGV

Redazione

22 Agosto 2026

Nel 2008, sotto l’Etna, il magma ha preso una strada insolita: anziché salire dal camino centrale, si è infilato in una frattura laterale sul versante nord. Non è esploso, non ha dato fuoco a nulla. Eppure, quel movimento avrebbe potuto scatenare un disastro per le città vicine. A rivelare questo curioso comportamento è stato un team dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia , che ha svelato come il magma, a volte, si muove in modo imprevedibile sotto il vulcano.

Magma fuori strada: la risalita lungo le fratture laterali

Il caso del 2008 dimostra che il magma non sempre segue la via più diretta, cioè il condotto principale. Secondo i ricercatori dell’INGV, le particolari condizioni geologiche interne al vulcano hanno spinto il magma a deviare lungo una frattura laterale, diretta verso il fianco nord dell’Etna. Un’area molto popolata, quindi potenzialmente a rischio in caso di eruzione.

Questi episodi mostrano quanto sia complesso il sistema magmatico del vulcano. Fratture e faglie secondarie influenzano la traiettoria e la profondità a cui il magma si ferma. Il fatto che la risalita non sia sfociata in un’eruzione indica che pressione, temperatura e solidificazione hanno impedito al magma di rompere la crosta in quel punto.

Questo meccanismo sottolinea l’importanza di conoscere a fondo lo stato interno del vulcano. Anche un piccolo cambiamento nelle condizioni fisiche potrebbe far scattare un’eruzione improvvisa, con conseguenze serie per le popolazioni circostanti.

Perché questa ricerca è un passo avanti nella gestione del rischio

Studiare le risalite magmatiche che non arrivano a eruzioni è fondamentale per migliorare la prevenzione dei rischi vulcanici. L’evento del 2008 dimostra come certi fenomeni sotto la superficie possano anticipare o escludere un’eruzione.

Questi dati aiutano a costruire modelli predittivi più affidabili. Monitorando con strumenti sismici, geochimici e termici i cambiamenti interni del vulcano, gli esperti possono capire quando il pericolo è reale o quando invece la situazione è stabile.

In particolare, sapere che il magma può muoversi lungo percorsi laterali permette di aggiornare le mappe di rischio vulcanico. Queste mappe sono essenziali per definire piani di evacuazione e misure di protezione civile, soprattutto nelle zone più esposte intorno all’Etna.

Lo studio dell’INGV contribuisce così a mettere a punto strategie di difesa più efficaci, limitando i danni a persone e infrastrutture. La sicurezza delle comunità passa anche dalla conoscenza di questi movimenti interni, spesso invisibili.

Come è stato scoperto il fenomeno: metodi e dati

Durante il monitoraggio dell’Etna nel 2008, gli scienziati dell’INGV hanno registrato segnali sismici insoliti e variazioni nella pressione interna del vulcano. Attraverso studi geofisici e l’analisi dei movimenti della crosta, hanno individuato la risalita del magma lungo una frattura laterale anziché nel condotto centrale.

Per visualizzare il percorso del magma sotto terra, hanno utilizzato la tomografia sismica, una tecnica che ha mostrato l’innalzamento della camera magmatica e la deviazione del magma verso nord.

Parallelamente, le analisi chimiche dei gas emessi dai crateri hanno fornito indizi sulle condizioni del magma lungo la frattura. Nonostante la risalita non abbia portato a un’eruzione, le modifiche nel sistema vulcanico sono state evidenti.

Questo episodio ha permesso di migliorare le tecniche di monitoraggio dell’Etna, strumenti essenziali per cogliere in anticipo segnali di pericolo e intervenire tempestivamente.

D’altronde, un vulcano attivo come l’Etna richiede una sorveglianza continua, per anticipare scenari che, se non letti correttamente, potrebbero trasformarsi in emergenze.

Change privacy settings
×