Dopo anni di tempesta, la ex Popolare di Bari torna a respirare con un utile netto di 31,8 milioni di euro. Un risultato che, per chi conosce la sua storia, suona quasi come una sorpresa. La lunga fase di ristrutturazione sembra alle spalle, ma ora la domanda è un’altra: quale strada prenderà adesso? Gruppi come Credem e Iccrea hanno già posato gli occhi su di lei, mentre Mediocredito Centrale sta valutando una possibile cessione entro fine anno. Piazza Affari osserva, il gioco è appena iniziato.
Come la ex Popolare di Bari è riuscita a tornare in utile
La risalita della ex Popolare di Bari, uscita finalmente dal tunnel delle perdite, rappresenta uno degli episodi più rilevanti nel panorama bancario italiano di quest’anno. Dopo un lungo periodo segnato da sofferenze creditizie e interventi pubblici, la banca ha messo in campo una serie di scelte operative efficaci. Il bilancio consolidato, chiuso con un utile di 31,8 milioni, è la prova di un recupero concreto della redditività.
Le strategie adottate hanno puntato su una selezione rigorosa dei crediti problematici, una riduzione dei costi e una maggiore attenzione alle attività principali, concentrandosi su clienti più profittevoli. Fondamentale è stato anche il ruolo di Mediocredito Centrale, che ha sostenuto la banca con interventi di stabilizzazione del capitale e con la supervisione delle procedure di risanamento. Inoltre, l’introduzione di controlli più severi ha aiutato a migliorare la qualità del credito e a contenere i rischi.
Questo ritorno all’utile dimostra la capacità della banca di mettere da parte le perdite passate e di avviare un percorso di crescita sostenibile, nonostante un mercato complesso e competitivo. La nuova stabilità è stata la chiave per attirare l’interesse di potenziali acquirenti e di operatori con ambizioni di espansione.
Credem e Iccrea fanno sul serio: Mediocredito Centrale nel ruolo di mediatore
Con l’uscita dei conti in positivo, la ex Popolare di Bari si è trasformata in un pezzo pregiato nel mosaico bancario italiano. A farsi avanti sono soprattutto due gruppi: Credem e Iccrea. Entrambi stanno valutando con attenzione una possibile acquisizione, che potrebbe cambiare gli equilibri sul territorio e rafforzare la loro posizione sul mercato.
Credem, che negli ultimi anni ha puntato molto sull’espansione, vede nella ex Popolare di Bari un’occasione per consolidare la sua presenza nel Mezzogiorno. L’interesse è legato a un portafoglio clienti vasto e diversificato, oltre che a una rete di filiali importante in Puglia e nelle regioni vicine.
Iccrea, invece, segue da vicino la trattativa per capire se l’operazione può integrarsi bene con la propria rete di credito cooperativo. L’obiettivo è rilanciare la banca sul territorio, mantenendo vive le radici mutualistiche che da sempre la caratterizzano. La loro attenzione è rivolta soprattutto al sostegno delle comunità locali, un tratto distintivo della vecchia Popolare di Bari.
Nel mezzo c’è Mediocredito Centrale, che ha in mano gran parte degli asset più problematici e detiene quote di controllo. Sta facendo da mediatore, cercando di trovare un accordo entro la fine del 2024. Il suo compito è bilanciare la massimizzazione del valore con la necessità di garantire la stabilità futura della banca.
Cosa cambia per il mercato e le comunità locali
Quello che sta succedendo alla ex Popolare di Bari è uno specchio di tendenze più ampie nel settore bancario italiano, dove integrazioni e concentrazioni sono all’ordine del giorno. Un’acquisizione da parte di Credem o Iccrea avrebbe conseguenze importanti per i territori interessati, sia in termini di posti di lavoro sia di servizi finanziari.
Le comunità, soprattutto in Puglia, seguono con attenzione l’evolversi della situazione. Il futuro della banca è fondamentale per l’accesso al credito di imprese e famiglie. Un’operazione ben riuscita, capace di garantire continuità e sviluppo, potrebbe dare nuova linfa all’economia locale e rafforzare la fiducia dei clienti.
Gli analisti sottolineano come questo passaggio possa segnare un cambio di passo nella gestione delle banche del Sud, spesso alle prese con fragilità patrimoniali. Il confronto tra gli interessi di grandi gruppi e le esigenze del territorio pone sfide complesse per tutti.
Il fatto che si punti a chiudere la trattativa entro fine anno mette pressione sui tempi e spinge a decisioni rapide. Il mercato si prepara a un possibile cambiamento importante, che potrebbe influenzare strategie e scenari delle banche medio-piccole in Italia.
