A Blagaj, tra le pieghe dell’Erzegovina, un’acqua gelida e limpida sgorga da una parete di calcare alta quasi 240 metri. È la Buna, una delle sorgenti carsiche più potenti d’Europa, che nasce proprio lì, tra rocce antiche e foreste silenziose. L’aria porta con sé il profumo del muschio bagnato e del caffè turco appena macinato, mentre il Monastero di Blagaj — noto anche come Tekija — si appoggia alla roccia come un custode di memorie e fede. Questo luogo sembra sospeso nel tempo, un angolo dove natura e spiritualità si intrecciano in un abbraccio profondo, segnato dal sufismo che da secoli vive lungo queste sponde.
Monastero di Blagaj: un pezzo di storia e cultura
Il monastero custodisce tracce di un passato che va ben oltre le sue mura. Gli scavi hanno riportato alla luce insediamenti risalenti all’epoca tardoantica, a dimostrazione che questa valle era già abitata molto prima che sorgesse il complesso religioso. In cima alla falesia, i resti della città fortificata di Stjepan Vukčić Kosača, un signore medievale dell’Erzegovina, confermano l’importanza strategica dell’area molto prima dell’arrivo degli Ottomani. La Tekija fu probabilmente costruita intorno al 1520 e fin da subito legata ai dervisci, seguaci del sufismo, che la usarono come rifugio spirituale e centro di preghiera. Il primo documento scritto che ne parla risale al 1664 ed è opera dello storico ottomano Evliya Çelebi, segno che già allora la Tekija godeva di una certa fama nell’Impero.
Nel corso dei secoli, il monastero ha subito vari cambiamenti, anche a causa di frane che ne hanno danneggiato alcune parti. Nel XIX secolo, i restauri portarono modifiche estetiche importanti, aggiungendo tocchi di arte barocca turca che ancora oggi si possono notare in alcune decorazioni. Un tratto unico della Tekija di Blagaj è che, a differenza di altre comunità dervisce, qui i dervisci vissero stabilmente, con una vita monastica più simile a quella cristiana che alla tradizione itinerante tipica dei sufi. Nel XX secolo il monastero attraversò un periodo difficile, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l’attività religiosa fu fortemente limitata e l’edificio passò di mano più volte. Solo con un ampio progetto di restauro, iniziato nel 2008, è tornato a splendere, riprendendo il suo ruolo spirituale e storico.
Architettura e spiritualità che parlano al cuore
Da vicino, la Tekija sorprende per il modo in cui si integra con il paesaggio. La facciata bianca si affaccia sull’acqua turchese della sorgente, quasi confondendosi con la roccia circostante. Le forme semplici, fatte di legno, pietra e intonaco, uniscono praticità e armonia. Gli ambienti interni sono divisi tra spazi dedicati alle pratiche sufi e quelli per accogliere i visitatori. Un tempo ospitava una moschea con cupola, sale per l’insegnamento, cucine, hammam, camere per gli ospiti e luoghi comuni per i pasti.
Tra le stanze più importanti c’è la semahana, la sala dove si celebra lo zikr, un rito mistico basato sulla ripetizione di formule sacre e nomi divini, accompagnato da una respirazione ritmata. Ancora oggi gruppi di dervisci si riuniscono qui per vivere questi momenti di preghiera e meditazione. Le finestre della semahana incorniciano la sorgente, creando un legame stretto tra natura e fede. Sopra una porta si legge un’iscrizione che chiede “l’apertura delle migliori porte da parte di Dio”, un segno della profonda spiritualità che avvolge tutto il complesso.
Accanto agli spazi principali si trova il turbe, un mausoleo dedicato a Sari Saltuk, figura leggendaria dell’epoca ottomana. La tradizione racconta che il mistico volle che il suo corpo fosse diviso e sepolto in più luoghi, così da rendere impossibile identificare la sua tomba precisa; Blagaj rivendica con forza questo legame, diventando meta di pellegrinaggi e devozioni.
Non mancano poi tracce di un antico hammam, con strutture finemente lavorate, una cupola traforata e un sistema avanzato per la distribuzione di acqua calda e fredda. Questo dimostra la maestria degli artigiani ottomani e la cura posta nel creare spazi di benessere dentro il monastero.
Come arrivare e cosa vedere nei dintorni
Il monastero si trova nel villaggio di Blagaj, nella parte meridionale dell’Erzegovina, a circa 12 chilometri da Mostar. Dal centro della città si arriva in macchina in meno di 20 minuti lungo una strada pubblica ben segnalata, che attraversa campagne suggestive e la valle della Neretva. In alternativa, ci sono autobus regolari che collegano Mostar a Blagaj; la fermata principale è a pochi minuti a piedi dalla sorgente della Buna e dal monastero.
Visitare la Tekija significa scoprire un luogo sacro legato al sufismo, immerso in un paesaggio naturale di grande bellezza. L’atmosfera, intima e raccolta, offre un’esperienza diversa dal flusso turistico di Mostar, regalando una prospettiva più profonda sull’Erzegovina.
Fuori dal monastero lo spettacolo è tutto naturale. L’acqua cambia colore dal verde smeraldo al turchese brillante. Guardando in alto, si distinguono i ruderi della fortezza medievale, mentre la grotta da cui nasce la Buna si apre maestosa nella montagna. Ogni elemento — dalla bianca facciata della Tekija alla roccia, fino all’acqua — contribuisce a creare un equilibrio di sensazioni che non lascia indifferenti. Qui natura, storia e fede parlano insieme, in un silenzio carico di magia e armonia. Un luogo che resta dentro, per chi lo visita.
