Calenda e Picierno uniscono le forze: nasce un nuovo Polo riformista per la politica italiana

Redazione

20 Giugno 2026

«Non siamo qui per contrastare qualcuno, ma per costruire insieme». Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha scelto parole nette, quasi una rarità nel caos politico italiano. Durante l’incontro “Quo Vadis: Urbs 2026 – Le città del futuro”, ha spiegato cosa sta davvero dietro l’intesa con Carlo Calenda, leader di Azione. Non una coalizione contro qualcuno, ma un fronte riformista che parla la stessa lingua: Europa, economia e una netta critica ai populismi e alla destra. Temi che, più di ogni schieramento tradizionale, sembrano oggi disegnare un nuovo orizzonte politico nel nostro Paese.

Un progetto fondato su idee, non solo su alleanze

Picierno ha subito smontato l’idea che la politica sia solo un gioco di alleanze per battere l’avversario. Per lei, serve un progetto basato su valori e idee condivise. Per questo ha indicato Calenda come un punto di riferimento per costruire un fronte europeista e democratico, capace di andare oltre i confini tradizionali della politica italiana.

Secondo Picierno, le alleanze devono nascere da una visione comune del Paese: un’Italia che crede nel riformismo economico, nell’Europa e che fa una lettura critica della destra e del populismo, anche quello interno al centrosinistra guidato da Giuseppe Conte. Si tratta di distanziarsi dalle politiche di puro tatticismo per puntare a un lavoro più serio e strutturato. Il dialogo fra le forze riformiste diventa così un’occasione concreta per costruire un’alternativa chiara e solida, evitando le scorciatoie del consenso facile ma passeggero.

Il progetto non ha ancora una forma organizzativa precisa, ma c’è una convergenza evidente su temi chiave come sostenibilità, innovazione e il ruolo dell’Italia in Europa. Le parole di Picierno fanno capire che il nodo vero è creare un fronte solido, capace di guardare avanti e proporre soluzioni concrete a problemi reali.

Urbs 2026: le sfide delle città tra sostenibilità e governance

“Quo Vadis: Urbs 2026” si è confermato un appuntamento di alto livello, dove politica e amministrazione si sono confrontate sulle sfide future delle città italiane. Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministro per le Riforme istituzionali, ha inserito il tema della governance urbana in un quadro più ampio di autonomia locale, sottolineando quanto sia urgente aggiornare le istituzioni per rispondere alle esigenze del territorio.

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha puntato i riflettori su smart mobility e sostenibilità urbana, evidenziando l’importanza di tecnologie e strategie per ridurre l’impatto ambientale nelle grandi città. Il suo messaggio è chiaro: per rendere le città più vivibili bisogna integrare ambiente e mobilità in modo intelligente, guardando alle sfide climatiche che ci aspettano.

Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica Amministrazione, ha chiuso il primo giro di interventi ricordando che senza un’amministrazione efficiente non si va da nessuna parte. Modernizzare la burocrazia è fondamentale per realizzare progetti concreti e governare territori complessi come le città.

La giornata proseguirà con Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, che parlerà di demografia, welfare e nuovi bisogni urbani. Il suo intervento sarà cruciale per capire come pianificare il futuro delle città in un Paese che invecchia e deve affrontare nuove sfide per la sanità e i servizi.

Un confronto a tutto campo tra istituzioni, cultura ed economia

“Quo Vadis: Urbs 2026” ha radunato anche tanti amministratori locali, con sindaci e ex sindaci che hanno portato esperienze dirette e proposte concrete per i loro territori. Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, e Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, hanno condiviso il palco con altri primi cittadini come Sara Funaro di Firenze, Roberto Lagalla di Palermo ed Enrico Trantino di Catania.

Non sono mancati gli europarlamentari Dario Nardella, Giorgio Gori e Matteo Ricci, che hanno raccontato il rapporto tra politica locale e strategie europee. Il dibattito ha preso forza anche dal mondo accademico e culturale.

Tra i nomi di spicco, il giudice emerito Sabino Cassese e l’economista Carlo Cottarelli hanno offerto analisi precise su questioni istituzionali ed economiche. L’architetto Stefano Boeri ha parlato di rigenerazione urbana e spazi verdi, mentre Giuseppe De Rita, presidente del Censis, ha dato una lettura sociologica delle trasformazioni in corso.

Non sono mancati ex ministri come Maria Elena Boschi, Graziano Delrio, Linda Lanzillotta, Alessandra Bonetti e Enrico Giovannini, che hanno messo sul tavolo le loro esperienze per disegnare un percorso realistico verso un’Italia che vuole guardare avanti. Si è parlato di riforme istituzionali, sostenibilità, gestione amministrativa e coesione sociale nelle città.

Il confronto aperto tra istituzioni, mondo accademico e amministratori locali ha messo in luce la complessità della governance urbana e le sfide per rendere le città italiane competitive. Le proposte emerse puntano a un mix di innovazione, rispetto per l’ambiente e partecipazione, ingredienti indispensabili per affrontare il prossimo decennio.

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