Elly Schlein guida il Partito Democratico dal 2023, dopo una vittoria netta alle primarie contro Stefano Bonaccini, sotto il cielo della Nuvola all’Eur. Il suo mandato, però, scade il 13 marzo 2027. Fino a oggi, nessun segretario del Pd ha mai visto parlare di proroga. Ma questa volta, l’ipotesi prende piede. Si profila una svolta o si continuerà con il solito ricambio? Una domanda che già mette in movimento i meccanismi interni del partito.
Segretari Pd, sempre dimissioni anticipate: la novità Schlein
La storia dei segretari Pd è segnata da uscite anticipate, spesso legate a sconfitte elettorali o a tensioni interne. Walter Veltroni lasciò dopo un risultato deludente in Sardegna, Bersani, Renzi e Zingaretti si dimisero prima della fine naturale del mandato, ognuno per motivi diversi. Mai però si era affrontata la possibilità di una proroga esplicita del mandato, come ora si ipotizza per Schlein. Un cambio di passo che rompe con una tradizione consolidata.
Dirigenti Pd divisi sulla proroga: fiducia ma anche dubbi
Dentro il Pd si respira fiducia verso Schlein. Fonti vicine alla dirigenza parlano chiaro: “Nessuno mette in discussione la segretaria”. Ma sul piano formale emergono dubbi. La mancanza di norme precise sul rinnovo senza congresso potrebbe aprire a contestazioni. Eppure, il consenso della segretaria tra deputati e senatori è solido, un vero scudo contro sorprese. Un congresso ora sembra complicato, soprattutto per la sovrapposizione con le elezioni politiche e le primarie di coalizione nel calendario.
Congresso o primarie? La partita si giocherà a settembre 2026
Fino a poco tempo fa si pensava a un congresso vero e proprio, occasione per Schlein di rafforzare la sua leadership e lanciare la sfida ai potenziali candidati premier interni. Ma con le date elettorali ormai ufficiali, la partita si è spostata. Il regolamento Pd fissa al 13 settembre 2026 la data per l’assemblea che dovrebbe decidere il rinnovo o la proroga del mandato, proprio alla fine della Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, dove Schlein terrà il discorso conclusivo. Sarà lì che si capirà il percorso verso le elezioni e le modalità per scegliere il candidato premier, su cui la segretaria è stata chiara: dovrà uscire dalle primarie di coalizione o, in assenza di queste, da un voto maggioritario.
Il nodo candidato premier e le tensioni interne
La scelta del candidato premier resta una questione aperta, con il rischio di riaccendere divisioni. Roberto Speranza ha sorpreso chiedendo di congelare le primarie, mossa che ha suscitato critiche da parte della sinistra dem, che lamenta mancanza di confronto. Non è l’unico a nutrire dubbi sul percorso delle primarie di coalizione. La fragilità dell’alleanza, con posizioni spesso divergenti e tensioni sulle questioni ideologiche e sociali, pesa sull’unità del centrosinistra.
Coalizione divisa e primarie in bilico
La coalizione di centrosinistra resta frammentata, con alleati spesso su posizioni opposte e tensioni evidenti. L’ultima polemica, con l’accusa di Giuseppe Conte al cosiddetto “woke”, è stata letta dal Pd come un attacco diretto a Schlein. Dall’alleanza rossoverde arriva invece un invito alla prudenza: Angelo Bonelli ha chiesto che le primarie non vengano demonizzate, ma che siano precedute da un accordo chiaro sul programma. Proposte alternative vedono candidati simbolici della Resistenza o presidenti di comitati delle vittime delle stragi fasciste. Michele De Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, pur non temendo le primarie, segnala un sondaggio che mostra un’opinione contraria nell’elettorato di centrosinistra. Stefano Bonaccini ha invece definito il dibattito prematuro, invitando a partire prima da un programma condiviso.
Riformisti con Schlein e scetticismo sul “papa straniero”
La minoranza riformista sostiene con forza Schlein e le primarie. Un esponente ironizza sul fatto che ormai sono gli unici a difendere con vigore la linea della segretaria. L’idea di un terzo candidato, magari esterno per mediare tra Schlein e Conte, non convince molto. I voti dei riformisti sono un punto fermo a favore di Schlein. Graziano Delrio ha ribadito che la segretaria ha il diritto di guidare il Pd e correre per la leadership nazionale, paragonandola a Giorgia Meloni, riconosciuta alla guida di Fratelli d’Italia. Il confronto, ha detto, deve essere sulle idee, non sulle formule.
Il Pd si avvicina così a una scadenza inedita e delicata. Il 13 marzo 2027 segnerà la fine naturale del mandato di Schlein, ma potrebbe anche aprire una nuova stagione con la prima proroga della leadership. Nel frattempo si continua a discutere di alleanze e candidature, in un equilibrio ancora fragile. L’obiettivo resta preparare una proposta credibile per il prossimo Parlamento, in un clima di confronto acceso ma necessario.