Il settore chimico italiano in crisi: produzione in calo e appello a Europa
Il settore chimico italiano continua a perdere terreno. Tra il 2021 e il 2023 la produzione è scesa del 13%, e per il 2024 Federchimica anticipa un ulteriore calo del 3%. Non si tratta solo di numeri: dietro a queste percentuali ci sono aziende che arrancano e un’intera filiera industriale che rischia di indebolirsi. Nel mezzo, le misure europee finora messe in campo non bastano, anzi, vengono giudicate del tutto inadeguate dagli stessi operatori del settore.
Produzione in calo e conseguenze sull’industria chimica
Federchimica ha messo sotto la lente un comparto in crisi profonda e prolungata. Tra il 2021 e il 2023 la produzione è calata del 13%, un segnale chiaro delle difficoltà legate a un contesto internazionale instabile, ai costi energetici alle stelle e a catene di approvvigionamento sempre più fragili. Per il 2024 si prevede un nuovo calo tra il 2 e il 3%. Questo si traduce in un duro colpo alla capacità produttiva e, inevitabilmente, all’occupazione.
La chimica non riguarda solo chi trasforma materie prime in prodotti finiti, ma coinvolge un intero indotto: dall’automotive alla farmaceutica, dall’agricoltura alla plastica. Un rallentamento così lungo rischia di far cadere come tessere di domino decine di migliaia di posti di lavoro e di frenare l’export italiano. L’export resta un pilastro per l’economia, ma senza una produzione competitiva rischia di perdere terreno.
Le cause di questo andamento sono molte. Su tutte, l’aumento dei costi energetici che pesa sui bilanci; la difficoltà a trovare materie prime in modo stabile e sostenibile; la concorrenza internazionale sempre più aggressiva che mette sotto pressione i produttori italiani. Senza contare la necessità di investire in innovazione e processi green, che però mancano di adeguati sostegni finanziari.
Federchimica punta il dito contro l’Europa: “Serve più coraggio”
A prendere la parola è Massimo Buzzella, presidente di Federchimica, che non nasconde la sua preoccupazione e lancia dure critiche all’Unione Europea. Per lui, le risposte europee alla crisi sono state troppo blande e insufficienti, mettendo a rischio la sovranità industriale italiana. Un tema centrale per chi considera l’autonomia produttiva una leva fondamentale per competitività e sicurezza economica.
Buzzella sottolinea come la lentezza con cui si affrontano problemi strutturali – dalla dipendenza energetica alla mancanza di strategie per rendere l’industria più resiliente – stia penalizzando non solo la chimica ma tutto il sistema industriale italiano. Il risultato è una perdita di autonomia e di potere decisionale su questioni vitali.
Il presidente ribadisce la necessità di politiche più decise, che non si limitino a sostenere le imprese in difficoltà, ma che spingano verso un modello industriale più sostenibile, innovativo e meno dipendente dall’estero. “L’obiettivo è recuperare il terreno perso, proprio mentre le sfide globali si fanno più complesse.”
Il messaggio della chimica italiana è chiaro: serve un segnale forte da Bruxelles, con interventi concreti e rapidi per invertire la rotta. Le strategie europee devono cambiare passo, puntando su energia pulita, infrastrutture all’avanguardia e investimenti mirati per rendere l’industria più solida e meno vulnerabile.
In questo momento delicato, il ruolo delle istituzioni nazionali resta fondamentale per sostenere le imprese nel cambiamento. Ma senza un aiuto concreto e tempestivo dall’Europa, la strada verso la ripresa rischia di essere lunga e piena di ostacoli.