Josh Klinghoffer ha deciso di rompere il silenzio. Quegli anni con i Red Hot Chili Peppers, intensi e spesso tormentati, non li nasconde più. Racconta, senza mezzi termini, cosa ha significato per lui condividere il palco con John Frusciante — una presenza ingombrante, tanto sul piano artistico quanto personale.
Il ritorno di Frusciante ha oscurato il suo passaggio nella band. Gli album realizzati con lui sembrano scomparsi dalle setlist dei concerti recenti, come se non fossero mai esistiti. Non è solo una questione di memoria: è una cancellazione evidente, che pesa sulle sue stesse parole e sulla storia ufficiale della band.
Una sfida ardua: Josh Klinghoffer e il peso di sostituire un’icona
Josh Klinghoffer è entrato nei Red Hot Chili Peppers nel 2009, dopo che John Frusciante aveva lasciato la band. Prendere il posto di un chitarrista così amato è stato un compito tutt’altro che semplice. Durante la sua militanza, ha contribuito a tre album importanti: I’m with You , The Getaway e Unlimited Love . Ma fin dall’inizio il suo stile ha diviso i fan e la critica.
A differenza di Frusciante, Klinghoffer ha scelto un approccio meno tecnico e più atmosferico, puntando su sonorità sperimentali. Ha cercato di portare avanti la sua idea senza imitare il suo predecessore, ma inevitabilmente il confronto è stato continuo e spesso ingombrante.
Il lato più amaro di questa storia è come la band abbia gestito il ricordo di quegli anni: con il ritorno di Frusciante, l’eredità di Klinghoffer è stata in gran parte messa da parte, quasi cancellata da concerti e celebrazioni. Quegli anni sembrano quasi non essere mai esistiti.
Il ritorno di John Frusciante che ha cambiato tutto
Nel dicembre 2019, i Red Hot Chili Peppers hanno annunciato il ritorno di John Frusciante, assente da dieci anni. Questo rientro ha segnato una svolta decisa, cambiando non solo il sound della band ma anche i rapporti interni. Per molti fan, è stato come un ritorno alle origini, ma ha anche sollevato dubbi sul trattamento riservato al lavoro di Klinghoffer.
La scelta di puntare quasi esclusivamente sui brani legati a Frusciante nei live ha fatto sembrare che il contributo di Klinghoffer sia stato messo da parte. Lui stesso ha parlato apertamente di una sorta di “bannamento” dal repertorio ufficiale, una decisione che pesa nelle esibizioni e nella percezione del pubblico.
Questa situazione influisce anche sul futuro creativo della band: il ritorno di John porta nuova energia, ma rischia di oscurare un decennio di sperimentazioni e crescita musicale guidata proprio da Klinghoffer.
L’assenza degli album di Klinghoffer nelle setlist: un segnale chiaro
Non includere i brani di Klinghoffer nei concerti è un segnale forte. Non si tratta solo di una questione di gusti o strategie musicali, ma di una vera e propria marginalizzazione di un’intera fase della band. I Chili Peppers hanno scelto di non suonare dal vivo quei pezzi, togliendo visibilità a un capitolo importante della loro storia.
Questo si traduce in un mancato riconoscimento verso quegli anni, con un impatto anche sul rapporto con i fan più giovani, che spesso scoprono i Chili Peppers solo attraverso le canzoni di Frusciante, rischiando così di perdere un pezzo significativo della loro evoluzione.
Tagliare fuori quella parte del repertorio rende più complicata anche la narrazione della storia della band, rischiando di offuscare la complessità e la ricchezza della loro discografia.
Le parole di Josh Klinghoffer: un duro colpo alla mancanza di rispetto
Klinghoffer non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione: «Quando John è tornato, quegli album hanno smesso di esistere. È strano essere bannato dal loro catalogo nei live». Il suo sfogo mette in luce un senso di esclusione e una ferita legata al mancato rispetto per il lavoro fatto.
Secondo lui, la band non solo ha sottovalutato il suo contributo, ma ha scelto consapevolmente di metterlo da parte. Questo si traduce in una perdita di memoria storica e di riconoscimento, sia per lui che per gli anni trascorsi con i Chili Peppers.
Klinghoffer, considerato da molti un musicista di talento e versatile, evidenzia così una frattura tra la sua esperienza reale e l’immagine che la band ha deciso di trasmettere ai fan. Il ricordo di quegli anni appare diluito, quasi cancellato dalla versione ufficiale della loro storia.
Dietro questo scontro tra passato e presente, tra due chitarristi leggendari, si nasconde una vicenda fatta di rapporti complicati, scelte artistiche difficili e la sfida di tenere insieme storie diverse in una band che, dopo decenni di successi, continua a cercare la sua identità.
