Cencelli è diventato un nome comune, un modo per descrivere la spartizione del potere nei partiti italiani. Ma dietro quel cognome c’è un uomo: Massimiliano Cencelli. Poco appariscente, quasi invisibile, eppure al centro di un sistema che ha segnato la politica italiana per decenni. Nel 1967, durante un congresso della Democrazia Cristiana a Milano, ha messo nero su bianco un metodo che ancora oggi spiega come si distribuiscono gli incarichi. È morto nel 2024, a 90 anni, chiudendo un’epoca, quella della Prima Repubblica, ma il suo lascito vive nelle testimonianze e nei meccanismi che continua a ispirare.
Quando nacque il metodo Cencelli: spartire senza scontri
Nel congresso nazionale della Democrazia Cristiana a Milano, nel 1967, la tensione era alta. Adolfo Sarti, figura di spicco della Dc, aveva appena creato una nuova corrente chiamata “i pontieri”, che raccolse un buon 12% dei voti interni al partito. Durante una riunione riservata tra i dirigenti, emerse un problema concreto: come assegnare in modo giusto e senza creare frizioni i posti e gli incarichi destinati a quella corrente e alle altre fazioni? Qui entrò in gioco Massimiliano Cencelli con un’idea semplice ma rivoluzionaria: dividere le poltrone in proporzione ai voti, come si fa nei consigli di amministrazione delle società, dove le “azioni” rappresentano i consensi di ciascun gruppo. Da qui nacque quel che oggi chiamiamo “manuale Cencelli” – non un libro vero, ma un modello condiviso che regolava la spartizione del potere nella Dc, garantendo equilibrio e stabilità per gli anni della Prima Repubblica.
Cencelli, il “senatore” senza scranno: il mediatore dietro le quinte
Massimiliano Cencelli non è mai stato eletto parlamentare e non ha mai ricoperto ruoli di primo piano. Eppure, è ricordato come il “senatore” per antonomasia, un soprannome guadagnato più per il suo ruolo di mediatore invisibile che per una carica ufficiale. La sua influenza si sentiva nei corridoi dei partiti, con un contributo silenzioso ma decisivo nel definire gli equilibri interni della Dc. Il suo nome e, soprattutto, il concetto del “manuale” sono entrati nell’immaginario collettivo come simbolo di una politica lontana dai riflettori ma capace di gestire il potere in modo pragmatico e preciso. Cencelli rappresenta quella stagione della “vecchia politica”, fatta di compromessi e di una gestione equilibrata delle correnti, un modello che ancora oggi torna spesso nei meccanismi di spartizione di partiti e coalizioni.
Il “manuale” che non c’è ma che tutti conoscono
In tanti hanno cercato una copia vera del famoso “manuale Cencelli”, ma non è mai esistito un testo scritto ufficiale. Quello che gira è più un insieme di regole e pratiche tramandate, un codice non scritto che ha regolato soprattutto la Dc. Il “manuale” è diventato la metafora di un sistema spartitorio basato sulla forza dei gruppi, che ha garantito il controllo degli equilibri tra correnti diverse. Cencelli, veterano della Prima Repubblica, ha raccontato spesso quell’esperienza, offrendo anche una lettura critica della Seconda Repubblica, senza risparmiare qualche giudizio severo sulla nascita e l’ascesa del Movimento 5 Stelle. Le sue parole restano una testimonianza preziosa sul funzionamento interno dei partiti di quel tempo.
Il ricordo di Cencelli, voce di un’altra politica
La scomparsa di Massimiliano Cencelli è la perdita di una voce storica della politica italiana, capace di raccontare aneddoti e retroscena di un mondo ormai lontano. Figure come la sua incarnano una politica fatta di trattative e mediazioni, con tutti i suoi limiti ma anche con la sua concretezza. Nel ricordo di chi l’ha conosciuto, come l’ex ministro socialista Rino Formica, emerge un’immagine di grande rispetto: “I miei nani e le mie ballerine rispetto a questi erano giganti” – parole che sottolineano la forza delle personalità e degli equilibri della Prima Repubblica. Oggi il “manuale Cencelli” resta una chiave fondamentale per capire come si è gestita la politica italiana per più di quarant’anni e come le nuove forme di potere guardino ancora a quei modelli.