Lo scorso anno, Barcellona ha accolto 26.000 visitatori, con un incremento del 2,4% rispetto al 2022. Un numero che, più che un successo, è diventato un problema per chi vive in città. Tra traffico paralizzato, rumori incessanti e spazi pubblici sempre più sottratti alla vita quotidiana, la tensione è esplosa. La risposta delle autorità è stata netta: stop al turismo di massa, soprattutto a crocieristi e visitatori mordi e fuggi. Il mercato della Boquería, cuore pulsante del quartiere, è diventato il simbolo di questa battaglia per restituire ai residenti i loro spazi. Barcellona non è sola: anche Roma e Milano si trovano davanti a sfide simili, con la necessità di mettere un freno a un turismo che rischia di soffocare le città.
Stop ai crocieristi “mordi e fuggi”: le mosse di Barcellona
Il sindaco Jaume Collboni non usa mezzi termini, parlando chiaro in tv su Betevé: “il turismo delle crociere è un modello che non funziona più.” I passeggeri scendono per poche ore, scattano qualche foto da lontano e risalgono sulle navi senza lasciare un euro in città, lasciando solo caos e folla. Per frenare questo fenomeno, il Comune ha subito raddoppiato la tassa di sbarco, portandola da 4 a 8 euro, accelerando di anni un aumento che era previsto più avanti. L’obiettivo è scoraggiare chi viene solo a “toccare e fuggire” e migliorare la qualità di chi visita davvero.
I posti d’attracco per le crociere sono passati da sette a cinque. Inoltre, la tassa di soggiorno negli hotel è quasi raddoppiata, arrivando oggi a cifre tra i 10 e i 17 euro a notte a persona, tra le più alte d’Europa. Entro il 2028, la città ha in programma di revocare le licenze a oltre 10.000 appartamenti turistici autorizzati, per riportarli sul mercato degli affitti tradizionali e dare respiro ai residenti. José Antonio Donaire, il nuovo commissario per il turismo sostenibile, spiega che non si tratta solo di tagliare il numero di turisti, ma di cambiare il loro profilo: si punta a un turismo più culturale, d’affari e consapevole, meno massa e più interesse per la realtà locale.
Boquería, il mercato che vuole tornare ai barcellonesi
La Boquería, mercato storico e vetrina di Barcellona, ha subito da tempo una trasformazione spinta dal turismo. Molti banchi si sono adattati a vendere cibo da strada pensato per i visitatori, perdendo di vista la loro funzione originaria di mercato di prossimità per chi vive in città. L’amministrazione promette che entro un anno la situazione cambierà: il mercato tornerà a offrire soprattutto prodotti freschi per i barcellonesi, riportando equilibrio e senso al luogo.
Questa scelta rientra in una strategia più ampia per proteggere gli spazi urbani e le abitudini di chi abita la città. L’obiettivo è evitare che i quartieri si trasformino in luoghi strani, dove i residenti si sentono ospiti a casa propria. La sfida è mantenere viva la quotidianità, facendo convivere la vita dei cittadini con quella di una grande metropoli aperta al mondo.
Roma e Milano sull’orlo di una crisi abitativa legata al turismo
La situazione di Barcellona è un campanello d’allarme per molte città italiane, in particolare Roma e Milano. Negli ultimi anni, queste città hanno visto un’esplosione di affitti brevi, soprattutto in quartieri centrali come Trastevere, Pigneto, Prati a Roma e Navigli, Isola, Brera a Milano. Appartamenti trasformati in mini-hotel diffusi hanno svuotato interi palazzi di residenti, facendo salire i prezzi delle case alle stelle e rendendo sempre più difficile per chi vive lì trovare un alloggio.
L’assessore all’Urbanistica di Roma ha definito la città come un “albergo diffuso” a cielo aperto, sottolineando come questo fenomeno stia pesando sulla qualità della vita. Federalberghi, che rappresenta gli operatori turistici, parla invece di una situazione “fuori controllo” che sta danneggiando il tessuto sociale e commerciale. Sul fronte legale, ci sono stati alcuni passi avanti: il TAR Toscana ha stabilito che la residenzialità deve avere la precedenza sulla speculazione immobiliare, creando un precedente importante per la tutela degli abitanti.
Il problema non è il turismo in sé, ma la mancanza di politiche equilibrate e sostenibili. A differenza di Barcellona, dove dopo anni di tentativi si è deciso di intervenire, nelle città italiane non si sono ancora viste misure forti e sistematiche. Ma i segnali sono chiari: la crisi abitativa e il cambiamento del volto urbano sono sotto gli occhi di tutti e presto richiederanno risposte altrettanto urgenti.
