Due settimane di angoscia si sono concluse quando, domenica 21 giugno, Sarah e Alisya Di Giacinto sono state trovate vive in una casa privata. Le sorelle, rispettivamente di 12 e 16 anni, erano sparite nella notte tra il 6 e il 7 giugno da una casa-famiglia a Civitella Alfedena. Subito dopo il ritrovamento, la polizia ha fermato tre persone sospettate di aver avuto un ruolo nella loro scomparsa.
Fermi e indagini: la stretta delle autorità su Civitella Alfedena
La procura dell’Aquila, insieme alla polizia locale, ha messo sotto torchio tre sospetti legati alla sparizione delle sorelle Di Giacinto. Al momento i nomi non sono stati resi noti, ma gli interrogatori sono già in corso. Il fermo arriva dopo un lavoro serrato di raccolta di prove e testimonianze, che ha permesso di ricostruire i fatti a partire dalla denuncia di scomparsa.
Le indagini si sono concentrate anche sulle dinamiche interne alla casa-famiglia, con i servizi sociali che hanno collaborato per capire cosa sia successo nelle ore immediatamente precedenti la sparizione. È emersa così una rete di rapporti e situazioni che ha portato a individuare i tre indagati. Ora la magistratura vuole fare chiarezza sul loro ruolo e sulle responsabilità nella fuga delle ragazze.
Fonti ufficiali sottolineano come la collaborazione dei testimoni sia stata fondamentale per far avanzare le indagini. Durante tutta la ricerca, le forze dell’ordine hanno mantenuto una presenza costante sul territorio, fino al ritrovamento delle due sorelle in condizioni ancora da chiarire.
Le sorelle ritrovate: condizioni di salute e primi accertamenti
Domenica 21 giugno è arrivata la svolta tanto attesa. Sarah e Alisya sono state trovate in buona salute, fuori dalla casa-famiglia. I soccorsi hanno subito effettuato controlli medici per valutare il loro stato fisico e psicologico. Non sono emersi segni evidenti di traumi o maltrattamenti gravi. I medici hanno comunque effettuato una serie di accertamenti per escludere problemi legati alla lunga assenza, come disidratazione o stress.
Dopo il ritrovamento, le ragazze sono state trasferite in una struttura protetta, dove possono ricevere supporto psicologico e assistenza adeguata. Per motivi di sicurezza e privacy, le autorità mantengono riservati sia il luogo esatto del ritrovamento sia i dettagli sulla famiglia coinvolta.
Il ritrovamento ha aperto nuovi interrogativi su cosa sia successo in quei quindici giorni. Gli inquirenti stanno raccogliendo testimonianze per capire se le sorelle siano state costrette a fuggire o se abbiano scelto di allontanarsi volontariamente. I fermi effettuati aggiungono un ulteriore elemento al quadro, con l’obiettivo di fare piena luce sulla vicenda.
La reazione di Civitella Alfedena e l’attenzione dei media
La scomparsa e il ritrovamento delle due ragazze hanno scosso profondamente la comunità di Civitella Alfedena. Le ricerche, coordinate da polizia e vigili del fuoco, hanno coinvolto cittadini e volontari, unendo il paese nella speranza di ritrovarle. La vicenda ha acceso i riflettori sulle condizioni delle case-famiglia in Abruzzo, riaprendo il dibattito su tutela e controlli.
Il caso ha avuto ampia eco sui media locali e nazionali, attirando l’interesse di operatori sociali e associazioni che chiedono interventi più efficaci per la protezione dei minori a rischio. Ora si attendono sviluppi giudiziari che potrebbero influenzare le future politiche e pratiche nelle strutture di accoglienza.
Negli ultimi giorni le autorità hanno intensificato la loro presenza nel paese, con controlli più stringenti e incontri pubblici per informare la comunità . I cittadini seguono con attenzione ogni passo dell’indagine, manifestando solidarietà alle ragazze e la volontà di vedere chiarite le responsabilità . La vicenda resta aperta, sotto lo sguardo vigile di chi vuole garantire sicurezza e rispetto per i diritti dei giovani coinvolti.
