Mattarella: “Intelligenza Artificiale, l’Ue deve passare dalle parole ai fatti con regole concrete”

Redazione

22 Giugno 2026

Basta parole. Sergio Mattarella non usa mezzi termini. Dal palco del XIX simposio Cotec Europa, a Venezia, il presidente della Repubblica ha lanciato un appello chiaro: l’Europa deve smettere di discutere a vuoto sull’intelligenza artificiale e cominciare a muoversi, subito. Il tempo dei dubbi e dei ritardi è finito, ha sottolineato, perché ogni esitazione rischia di frenare un’azione comune, efficace, capace di governare davvero questa tecnologia. All’isola di San Giorgio, tra gli ospiti d’onore, Felipe VI di Spagna e António José Seguro, presidente del Portogallo, accolti dal governatore veneto Alberto Stefani e dal sindaco di Venezia Simone Venturini. Un segnale forte, in un momento cruciale per il futuro digitale europeo.

Una sfida che nessuno può affrontare da solo

Mattarella ha descritto l’intelligenza artificiale come una delle sfide più complesse e importanti del nostro tempo. Nessun Paese europeo può pensarla da solo. Serve una risposta collettiva, una strategia condivisa. Il presidente ha sottolineato l’urgenza di rivedere il rapporto tra innovazione, lavoro e democrazia, pilastri della storia europea del Novecento, per consegnare alle nuove generazioni un futuro all’altezza dei cambiamenti tecnologici in corso. Non si tratta solo di adattarsi, ma di fare un salto di qualità nelle politiche pubbliche e nella cooperazione tra istituzioni.

La visione di Mattarella mette insieme la tecnologia e la dimensione sociale, mettendo in guardia dal rischio che la rivoluzione digitale cancelli i valori fondamentali e il benessere dei cittadini. Il messaggio è chiaro: l’Europa deve tradurre strategie e principi in azioni concrete, senza lasciarsi bloccare da interessi nazionali o da un immobilismo autoimposto.

Tra opportunità e rischi: governare l’innovazione con responsabilità

Il presidente ha ricordato la doppia natura di ogni grande rivoluzione tecnologica: porta con sé speranze ma anche incertezze. Spesso, ha detto, i progressi più importanti sono arrivati quando si è saputo orientare il cambiamento nel modo giusto. Mattarella ha quindi respinto ogni tentazione di demonizzare l’intelligenza artificiale, puntando invece su una gestione attenta e responsabile.

La parola chiave è governance responsabile. Occorre rispettare la dignità umana, valorizzare la consapevolezza e la libertà dei cittadini, e riconoscere il ruolo centrale del lavoro in questo nuovo scenario. Il presidente ha avvertito del pericolo che l’innovazione possa emarginare persone e comunità, svuotando di senso l’attività lavorativa.

La proposta è pragmatica e positiva: niente paura o rifiuto, ma una realtà europea capace di anticipare le conseguenze pratiche dell’IA, con regole che non soffochino l’innovazione ma la accompagnino, tutelando diritti e inclusione.

Il richiamo a Leone XIII: il lavoro resta il cuore della persona

Nel suo discorso, Mattarella ha citato la prima enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIII, che pone il lavoro al centro della vita umana. Un messaggio ancora attuale, ha sottolineato, soprattutto oggi con l’avanzare dell’intelligenza artificiale: nessuna tecnologia può relegare la persona a un ruolo secondario in processi automatizzati.

A Venezia, il presidente ha messo in luce il lavoro come spazio non solo di sostentamento, ma di espressione personale, relazioni e contributo sociale. L’IA dovrà integrarsi senza comprimere o sostituire questo aspetto fondamentale. Serve un equilibrio che metta la tecnologia al servizio dell’uomo, evitando forme di alienazione digitale o limitazioni della libertà.

Il discorso ha tracciato una strada chiara: costruire un’intelligenza artificiale etica, rispettosa delle persone e inserita in un quadro normativo condiviso a livello europeo. Da Venezia arriva un segnale forte: il futuro tecnologico dell’Europa deve poggiare su basi solide, come la dignità umana, la solidarietà e un impegno politico concreto.

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