Rifiuti in Sardegna: dall’emergenza plastica al rischio del secco

Rifiuti: mastelli condominiali per raccolta differenziata

Rifiuti a 363 euro in media sull’Isola: aumento del 4,6% rispetto al 2023 – (Credit: www.ansa.it)

Andrea

10 Agosto 2026

Virgilio Vardeu segnala un arresto nelle raccolte: la raccolta della plastica è bloccata in diversi Comuni della Sardegna. De Vizia, la società che gestisce il ritiro dei rifiuti nel Comune di Cagliari, mette in guardia su una conseguenza a catena che potrebbe estendersi oltre il materiale riciclabile.

Le difficoltà riguardano sia la vendita del materiale riciclato sia la gestione degli spazi dove accumulare i flussi differenziati. «Una situazione che si doveva prevedere», ha detto Vardeu, «era sufficiente leggere i rapporti Corepla, il consorzio che riceve i fondi prelevati ai consumatori e li dirotta, in parte, per sostenere tutto il circuito del riciclo. La cosa assurda è la pretesa della Regione e dei Comuni di raggiungere livelli di raccolta differenziata altissimi, sovraccaricando l’offerta di rifiuti da riciclo in un mercato drogato dai contributi Conai. E ora si salvi chi può».

Comuni con il ritiro fermo

Tra i Comuni dove il servizio è sospeso Vardeu cita in prima battuta alcuni esempi espliciti: la raccolta della plastica è interrotta in

  • Muravera
  • Sinnai
  • San Vito
  • Carbonia

La lista non è descritta come esaustiva ma serve a dare misura di un fenomeno diffuso: i mezzi che raccolgono il riciclabile accumulano materiale che non trova sbocchi commerciali o logistici adeguati.

Perché la plastica non trova mercato

Secondo Vardeu, il mercato è stato travolto dalla concorrenza della plastica vergine asiatica, venduta a prezzi molto più competitivi rispetto al materiale riciclato. A questo si aggiunge la saturazione degli impianti e dei siti di stoccaggio, che risultano «ormai saturi e impossibilitati a raccogliere altro materiale».

Nel ragionamento del direttore tecnico entrano poi fattori istituzionali ed economici: i fondi gestiti da Corepla e i contributi Conai avrebbero creato un quadro nel quale l’offerta di rifiuti da riciclo è superiore alla capacità del mercato di assorbirla a condizioni sostenibili per gli operatori locali.

La conseguenza pratica è che impianti e depositi si riempiono, le aziende che avrebbero dovuto ritirare o trasformare la plastica riducono i conferimenti e i Comuni si trovano senza sbocchi per i materiali differenziati.

Il rischio esteso al “secco”

Vardeu mette in chiaro la possibile evoluzione: «Dopo la crisi della plastica verrà la crisi del secco», ha affermato. La previsione non è una semplice ipotesi retorica ma una sintesi dei problemi già registrati sul ciclo dei rifiuti.

Nel dettaglio, la crisi del secco sarebbe «determinata esattamente dal contrario: mancanza di materiale, tariffe altissime, impianti di termovalorizzazione inutilizzati e discarica di soccorso al collasso», spiega Vardeu, richiamando quattro elementi che insieme possono paralizzare la gestione complessiva dei rifiuti.

La mancanza di sbocchi per il riciclabile riduce le entrate e la disponibilità di flussi trattabili; l’aumento dei costi di smaltimento rende insostenibili alcune rotte economiche; impianti progettati per trattare frazioni non sempre vengono utilizzati con continuità; infine, le discariche residue, usate come soluzione tampone, mostrano già segni di saturazione.

Per gli operatori sul territorio la combinazione di questi fattori si traduce in scelte operative difficili: sospendere raccolte, accantonare materiale nei depositi e rinegoziare contratti di trattamento con costi più alti. Per le amministrazioni comunali significa dover far fronte a servizi interrotti o parziali e a crescenti pressioni sui bilanci.

Il quadro tracciato da Vardeu colloca così la crisi attuale della plastica come possibile innesco di problemi più ampi nella gestione urbana dei rifiuti. Rifiuti Sardegna, nel senso delle dinamiche e dei costi che interessano l’intero ciclo, potrebbe cambiare rapidamente se non si trovassero soluzioni di mercato e logistica.

Nel breve termine gli operatori e i Comuni segnalano l’urgenza di misure che allentino la pressione sugli impianti di stoccaggio e riaprano canali commerciali per il materiale riciclato; sul medio periodo resta aperta la questione di adeguare impianti e tariffe a una realtà dove la plastica vergine entra sul mercato a costo molto basso.

«E ora si salvi chi può», ha concluso Vardeu, sintetizzando la dimensione pratica dell’emergenza: la tenuta del sistema dipende da una serie di fattori economici e logistici che oggi appaiono in forte tensione. Rifiuti Sardegna resta il nodo su cui misurare l’impatto di questi squilibri.

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