«Non ci siamo mai visti, quella cena non è mai esistita». Così Elly Schlein stronca sul nascere un video falso e inquietante che la mostra insieme a Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Il filmato, a prima vista credibile, è invece un deepfake, un prodotto dell’intelligenza artificiale che manipola la realtà con una precisione spaventosa. Non si tratta solo di un episodio isolato, ma di un campanello d’allarme che riguarda la politica e la società tutta. La tecnologia, se lasciata senza regole, può minare le basi stesse della democrazia. Schlein non ci gira intorno: serve un impegno collettivo, un’etica condivisa per governare questi nuovi poteri.
Schlein: “Quel video non è mai successo” ma il pericolo è reale
Elly Schlein si è ritrovata al centro di una vicenda che dimostra quanto i deepfake possano confondere l’opinione pubblica. Il video che gira la mostra mentre chiacchiera con Roberto Vannacci a una cena mai avvenuta. Schlein ha subito chiarito: «Non l’ho mai incontrato». La sua risposta è netta: non si tratta solo di smentire un evento inesistente, perché la scena stessa è poco credibile, ma di far capire quali rischi comporta un uso sbagliato dell’intelligenza artificiale per la società.
La politica del Pd ha sottolineato come episodi del genere possano diventare armi di disinformazione di massa, specialmente durante le campagne elettorali, influenzando il voto e l’opinione pubblica. Ha chiesto di fermare la manipolazione digitale e rivolto un appello a tutti i partiti: non usare queste tecnologie per diffamare o denigrare. Un segnale forte, in un momento in cui la linea tra realtà e finzione si fa sempre più sottile.
Social sotto pressione: la battaglia contro i deepfake
Schlein punta il dito contro i social network, diventati terreno fertile per la diffusione di deepfake e contenuti manipolati. Le piattaforme devono assumersi la responsabilità di cancellare rapidamente video falsi come quello in cui appare con Vannacci. Oggi la tecnologia consente di creare immagini e suoni completamente inventati, capaci di far sembrare reali eventi mai accaduti.
Il rischio è che un avversario politico venga mostrato in situazioni mai viste, coinvolto in attività illegali o in incontri con personaggi controversi mai conosciuti davvero. La diffusione di questi contenuti distorce il dibattito pubblico e mina la fiducia nelle istituzioni e nei rappresentanti eletti. Per questo Schlein chiede strumenti di controllo efficaci e veloci, capaci di bloccare subito la circolazione di questo tipo di materiale prima che diventi virale.
È una sfida difficile, sia sul piano tecnologico che etico, ma ormai indispensabile. Senza un intervento deciso delle piattaforme, la manipolazione digitale rischia di diventare una strategia sistematica per condizionare voti e opinioni, con conseguenze a livello nazionale e internazionale.
Deepfake e democrazia: un rischio che non si può ignorare
Al centro della denuncia di Schlein c’è il pericolo che i deepfake possano mettere a rischio la democrazia stessa. Senza regole chiare e un accordo tra le forze politiche, queste tecnologie rischiano di cambiare il corso delle campagne elettorali. L’opinione pubblica potrebbe essere manipolata da falsi contenuti pensati per colpire la reputazione di candidati o partiti, alterando la libera formazione del consenso.
Un altro allarme riguarda le interferenze esterne: chi vuole destabilizzare i processi democratici potrebbe usare video manipolati in modo mai visto prima. La diffusione di disinformazione su larga scala rende sempre più difficile capire cosa sia vero e cosa no. Questo mette in crisi la credibilità dei media e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Per questo Schlein annuncia l’intenzione di lavorare a un testo condiviso con gli altri partiti, un impegno formale a difesa della democrazia. L’obiettivo è mettere nero su bianco regole chiare per un uso responsabile dell’intelligenza artificiale, evitando abusi e garantendo trasparenza nella politica. Non è solo un tema politico, ma la tutela delle fondamenta su cui si reggono società aperte e pluraliste.