Meloni a Bari celebra il governo record: “Non ho mai mollato, le pagine più belle sono da scrivere”

Redazione

5 Settembre 2026

«Il governo Meloni è il più longevo della Repubblica». Lo ha detto lei, con voce ferma, tra gli applausi di Bari. La piazza era gremita, e l’atmosfera carica di aspettative. Non è solo un record: dietro quella stabilità c’è una strategia precisa, una sorta di scudo per un’Italia che cerca sicurezza in tempi incerti. Giorgia Meloni ha parlato chiaro, toccando temi che pesano sul futuro del Paese — energia, giustizia, sviluppo — e l’ha fatto in un contesto dove le parole non si sprecano, dove ogni impegno vale doppio. Dal Sud, dove la politica si misura con la realtà quotidiana, il messaggio è arrivato forte e netto.

Un governo stabile, ma con i piedi per terra

Meloni non ha nascosto le difficoltà incontrate finora. Ha ricordato che stabilità non significa automaticamente efficienza. “Il governo più stabile non è detto che sia il più capace”, ha detto chiaramente, ma ha sottolineato che la durata ha permesso di prendere decisioni importanti e farsi giudicare dagli italiani. Un giudizio che, secondo lei, si vede nell’entusiasmo in piazza e nel sostegno di milioni di cittadini che vogliono andare avanti senza tornare indietro.

Il richiamo alla stabilità è un confronto netto con il passato recente, quando l’Italia era vista come un Paese fragile nell’Europa. Meloni ha ricordato che “per molto tempo siamo stati la malata d’Europa” e che ogni cambio di governo portava incertezza. Oggi, grazie alla solidità del suo esecutivo, l’Italia è considerata un interlocutore serio, capace di sedersi ai tavoli internazionali con voce forte e indipendente.

Nella critica alla sinistra, la premier ha dipinto la stabilità come uno scudo per la nazione e i cittadini, non un privilegio per pochi. Ha rimarcato l’importanza del lavoro e della responsabilità, promettendo di essere “il governo di chi si dà da fare”, lasciando agli altri “fannulloni e privilegiati”.

Economia solida e finanze sotto controllo

Sul fronte economico, la stabilità del governo è stata indicata come la chiave per tornare a fare breccia nei mercati. Meloni ha messo in luce il legame tra la durata dell’esecutivo e il calo dei costi del debito pubblico. Ha parlato dello spread, che all’inizio del suo mandato era a livelli preoccupanti – 233 punti – e oggi si aggira sotto gli 80.

Questo calo si traduce in risparmi concreti: miliardi in meno spesi per gli interessi sul debito, soldi che restano nelle tasche degli italiani. La premier ha ricordato come in tanti sperassero in una crisi per far cadere il governo, ma è successo il contrario: l’Italia è oggi più solida in Europa e nel mondo.

Ha collegato questo risultato anche all’uso attento delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, definendo il governo “una lezione per l’Europa”. Crescita dell’occupazione, aumento dei salari e piani per la casa sono altri segnali di ripresa economica.

Tra coraggio e ostacoli, la sfida del cambiamento

Meloni non ha nascosto che alcune trasformazioni non sono ancora evidenti. Ha parlato di “discontinuità non percepita come dovrebbe” e della necessità di accelerare. Allo stesso tempo ha ribadito la volontà di affrontare “incrostazioni di potere” radicate da decenni, un lavoro lento che richiede pazienza e coraggio.

La metafora di “nuotare dentro la colla” restituisce l’idea delle difficoltà incontrate. Ma la premier ha fatto capire che non si tratta di rinunce, bensì di un invito a fare “di più e meglio”.

Consenso in crescita, responsabilità ancora più grande

Durante la festa di partito a Bari, Meloni ha sottolineato come il sostegno popolare sia aumentato rispetto ai primi giorni di governo. Ha attribuito questo risultato al lavoro di squadra nella coalizione di centrodestra. Il dialogo tra i partiti è stato descritto come un appoggio a un progetto comune, non come una semplice opposizione.

Il discorso ha evitato facili trionfalismi, ma ha messo in evidenza il peso della responsabilità dietro ogni scelta. Meloni ha ricordato dov’era l’Italia nell’ottobre 2022 e dove si trova oggi. Per lei, la stabilità è “la prima grande riforma regalata al Paese”, un punto di partenza per cambiare la percezione e la forza negoziale dell’Italia a livello internazionale. Ha sottolineato che oggi l’Italia combatte battaglie che prima perdeva e ha conquistato posizioni da difendere, a prescindere dal risultato delle prossime elezioni.

Energia e sviluppo: dal nucleare alle Zes per il Sud

Nel suo intervento non sono mancati riferimenti alla strategia energetica. Meloni ha annunciato la riapertura del dibattito sul nucleare, definendo la scelta “una rottura di tabù” necessaria. Ha anche parlato dell’aumento dell’estrazione di idrocarburi nei mari italiani, sottolineando che “non ha senso comprare petrolio da Paesi come il Qatar” quando si possono sfruttare risorse nazionali, citando in particolare la Basilicata.

Sul fronte delle imprese, ha ribadito l’impegno a semplificare la burocrazia. La Zona economica speciale per il Sud è stata indicata come modello da allargare anche ad altre aree del Paese. Meloni ha spiegato come questa iniziativa abbia permesso agli imprenditori di tagliare i tempi per le pratiche burocratiche: un solo sportello, niente attese infinite per un timbro. Secondo la premier, snellire l’amministrazione può fare la differenza nello sviluppo economico.

Ha anche citato un cambio di passo nel Partito Democratico, parlando di un possibile accordo sull’estensione delle Zes, segno di una convergenza su temi che fino a poco fa erano al centro dello scontro politico.

Ex Ilva: tra salute pubblica e lavoro, un equilibrio fragile

Tra le questioni aperte, l’ex Ilva di Taranto resta una delle più delicate. Meloni l’ha definita “la questione più complessa”, per il forte contrasto tra chi chiede la chiusura dell’impianto e chi vuole salvaguardare produzione, posti di lavoro e l’indotto locale.

La premier ha ricordato l’eredità lasciata e gli sforzi del governo per mantenere l’attività industriale, investendo risorse e mantenendo un dialogo costante con sindacati, aziende e comunità. L’obiettivo è chiaro: trovare un equilibrio tra tutela della salute e difesa di un patrimonio industriale fondamentale per la Puglia e per l’Italia.

Sanità e natalità: risposte concrete a problemi complessi

Sul tema della sanità, Meloni ha respinto le accuse sulle liste d’attesa, spiegando che il problema viene da lontano. Ha ricordato l’assenza di un sistema ufficiale di monitoraggio e ha sottolineato il lavoro fatto per introdurlo, con un controllo territoriale delle prestazioni. Oggi, su dieci prestazioni, otto sono erogate nei tempi giusti, mentre due no, un dato che permette di intervenire meglio.

Sul fronte demografico, la premier ha elencato le misure per sostenere la natalità: congedi parentali più lunghi, bonus mensili per le mamme, contributi per le nascite e l’esclusione della prima casa dal calcolo Isee per allargare il sostegno alle famiglie fino a redditi di 90 mila euro.

Meloni ha ribadito che non intende arrendersi davanti al calo demografico, tema centrale non solo per l’Italia, ma per tutta Europa e Occidente.

Immigrazione: fermezza e rispetto delle regole

La gestione dell’immigrazione ha avuto un ruolo chiave nel discorso. Meloni ha rivendicato un cambio di passo a livello europeo, ora allineato a quella che fino a poco tempo fa veniva bollata come “impresentabile” o “estrema”. Ha sottolineato come questa linea sia diventata legge europea, sottolineando il peso politico del suo partito in Europa.

A casa nostra, ha ribadito il rispetto di tutte le religioni, ma ha posto come principio non negoziabile l’applicazione uguale delle regole su tutto il territorio. Ha condannato senza mezzi termini ogni restrizione della libertà delle donne, ricordando che non esistono “luoghi di culto” fuori controllo e che non sarà tollerata alcuna propaganda fondamentalista o attività jihadista.

Giustizia e femminicidi: più carcere e pene certe

Sulla giustizia, Meloni ha escluso categoricamente soluzioni come indulti o amnistie per il sovraffollamento carcerario. Ha annunciato investimenti per nuove strutture, con l’obiettivo di garantire pene certe e una gestione più efficace.

Il discorso si è concentrato poi sui femminicidi, citando un caso recente che ha scosso il Paese. La premier ha definito il femminicidio un crimine aggravato, legato al fatto che si uccide una donna per la sua libertà. Ha sottolineato che combatterlo non significa sminuire la vita degli uomini, ma riconoscere la gravità di questa violenza specifica.

Non sono mancati attacchi all’opposizione, accusata di usare l’antifascismo come strumento per distrarre e mantenere il potere, una polemica che conferma la tensione nel dibattito politico.

Il messaggio finale è un invito a non fermarsi, a credere ancora nel futuro. Meloni ha detto che le “pagine più belle” di questa legislatura devono ancora essere scritte, affidando al governo il compito di costruire un’Italia più forte, sicura e orgogliosa.

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