Il castello si aggrappa a uno sperone roccioso, avvolto dai boschi fitti della Vallonia. Il Château de Vêves sembra uscito da un libro di fiabe, con torri sottili e tetti appuntiti che si perdono nel cielo grigio. Ma non lasciatevi ingannare dall’apparenza: dietro quelle mura spesse e le finestre strette c’è un passato di battaglie e di vigilanza. Per duecento anni, il castello è rimasto quasi immobile, come se dormisse, silenzioso e inattivo. Da qui il soprannome, “Castello della Bella Addormentata”. E ancora più sorprendente: da oltre ottocento anni, la stessa famiglia nobile ne custodisce le chiavi, attraversando secoli di storia, restauri e leggende. Non è solo una dimora medievale, ma un pezzo vivo di memoria.
Origini misteriose e legami nobiliari
Le prime tracce del castello si perdono nella nebbia dei secoli, addirittura prima del Medioevo, intorno al VII secolo, ai tempi di Pipino di Herstal. Di quella costruzione primitiva sappiamo poco, troppo poche le testimonianze per ricostruire una storia precisa. Le fonti si fanno più chiare solo dal XII secolo, quando i Beaufort entrano in scena. Il maniero passa alla loro famiglia grazie al matrimonio di Wauthier de Beaufort, dando il via a un legame profondo e duraturo con queste terre valloniache.
Nonostante incendi e guerre abbiano colpito duramente le pietre del castello, i Beaufort non lo hanno mai abbandonato. Ogni volta lo hanno ricostruito, modificato, adattato, segnando con la loro mano il passare del tempo. Dai rifacimenti rinascimentali al grande restauro tra il 1969 e il 1979, ogni intervento ha restituito dignità a questa fortezza, mantenendone intatto il fascino originario. Durante i lavori degli anni Settanta, per esempio, è riemerso un grande camino medievale, nascosto dietro le modifiche più recenti, e la sala delle armi ha ripreso la sua forma originale, eliminando aggiunte del XVIII secolo.
Dentro le mura: un tuffo nella vita nobiliare
L’impatto del castello si sente già da fuori, ma varcando la soglia si scopre un vero scrigno. L’arredamento è caldo e ricco, con pareti di legno finemente lavorato e ritratti che sembrano fissarti da angoli di un passato denso. Ogni mobile racconta storie di nobili, ogni dettaglio architettonico sussurra vite di un tempo lontano.
Al centro c’è il mastio, la torre principale alta 36 metri, con una base cilindrica di otto metri e mura spesse tre: un vero baluardo medievale, pensato come ultimo rifugio in caso di assedio. Oggi quella torre domina la valle, offrendo un panorama che unisce natura e memoria storica, mentre conserva il suo spirito difensivo.
Le torri coniche, quattro grandi e due più piccole, disegnano il profilo fiabesco del castello. Da lontano sembrano uscite da un libro illustrato, regalando all’edificio un’aria principesca.
Dentro le mura, la sala delle armi è uno degli angoli più suggestivi. Il grande camino medievale restaurato nel secolo scorso si affianca a pareti coperte di armature e stemmi araldici. Qui si respira la vita militare di un tempo, anche se gli ambienti più recenti mostrano chiaramente la trasformazione da fortezza a residenza aristocratica.
Gli interni del XVIII secolo raccontano un’altra storia: boiserie intagliate con cura, finestre ampie in stile Luigi XV e alcove nascoste creano un’atmosfera di intimità aristocratica. Il percorso tocca saloni, camere private, corridoi e piccoli gabinetti, offrendo uno spaccato della vita quotidiana della nobiltà europea, qualcosa di impensabile in un castello pensato solo per la guerra.
Il cortile, la tradizione e la leggenda della statua miracolosa
Il cortile triangolare, chiuso da mura e torri, è uno spazio raccolto e suggestivo. Un tempo cuore pulsante di attività, oggi ospita eventi e rievocazioni storiche che tengono viva la memoria locale. Ogni anno la Compagnie de la Terre de Celles organizza una parata che ricorda la milizia medievale incaricata di difendere la baronia.
C’è una storia particolare che avvolge il castello di un’aura quasi mistica. Nel 1609, un boscaiolo trovò una statua della Vergine Maria dentro il tronco di una quercia abbattuta. Il ritrovamento divenne presto un simbolo di protezione. Poco dopo, il figlio del barone cadde da una scala del castello. Dopo lunghe preghiere davanti alla statua, il bambino si salvò miracolosamente. Per ringraziare, fu costruita una cappella nel luogo del ritrovamento, ancora oggi custodita nella proprietà.
Come arrivare e cosa aspettarsi
Il castello si trova a pochi chilometri dal villaggio di Celles, nella provincia di Namur, nel cuore verde delle Ardenne belghe. È a circa 2 chilometri dal centro abitato, immerso in una valle di boschi e prati, un angolo pittoresco che racconta la bellezza naturale di questa parte di Vallonia.
Le città vicine facilitano l’accesso: Dinant, a soli dieci minuti d’auto, è il punto di riferimento più comodo per chi arriva in treno, perché da lì si può raggiungere il castello con un breve viaggio in taxi o auto. Namur dista circa mezz’ora, Charleroi 50 minuti, Bruxelles poco più di un’ora.
La strada che attraversa la valle regala una vista spettacolare: le torri emergono piano piano tra gli alberi, finché non si mostrano in tutta la loro imponenza sulla collina. Vêves, ancora proprietà della stessa famiglia da otto secoli, è una testimonianza viva e rara in Europa, un ponte tra passato e presente che lascia senza fiato chiunque la osservi.
