Dodici nuovi geoparchi si aggiungono alla rete mondiale dell’UNESCO, sparsi tra Asia, Europa, Africa e America Latina. Tra questi, spicca il debutto della Tunisia con il geoparco del Dahar: è la prima volta per il Paese nordafricano, che così diventa il terzo in Africa a entrare in questa rete esclusiva. Qui la geologia non è solo scienza, ma un patrimonio vivo, intrecciato con culture millenarie, biodiversità e tradizioni locali. Ogni sito ha una sua storia da raccontare, fatta di paesaggi da esplorare a piedi, con rispetto e voglia di capire.
Geoparchi da record: montagne, canyon e leggende millenarie
Tra i nuovi ingressi spiccano luoghi con radici geologiche che risalgono a centinaia di milioni, persino miliardi di anni fa. In Cina, il Geoparco di Changshan custodisce fossili straordinari e una cultura che affonda le radici nella dinastia Song. Nove gruppi etnici convivono in un paesaggio dove crescono cedri e camelie da olio. Sul vasto altopiano Qinghai-Tibet, il monte Siguniang, con le sue vette oltre i 5.000 metri, racconta la nascita dell’Himalaya. Qui i tibetani Jiarong celebrano la montagna con un festival che richiama la leggenda delle quattro sorelle trasformate in vette sacre.
In Europa, il Terres d’Hérault nel sud della Francia colpisce per i suoi canyon profondi e le rocce rosse di 250 milioni di anni, mentre la lingua occitana resiste tra gli abitanti. In Grecia, l’isola vulcanica di Nisyros conserva una caldera tra le meglio conservate del Mar Egeo: il cratere di Stefanos si può attraversare a piedi, immersi in villaggi di pietra vulcanica e tra feste e sapori legati alla terra.
L’Irlanda porta nella rete Joyce Country and Western Lakes, una zona di fiordi, grotte e rapide sorgenti dove il gaelico è ancora lingua viva. Da qui viene il termine “drumlin”, usato in geografia in tutto il mondo. In Giappone, l’altopiano Miné-Akiyoshidai si distingue per grotte immense e praterie antiche mantenute da secoli di fuochi rituali. Il rame estratto in questa zona ha contribuito a costruire il Grande Buddha di Nara, altro sito UNESCO.
Sud-est asiatico e penisola iberica: natura e storia a braccetto
La Malesia si presenta con due nuovi geoparchi, luoghi di eventi naturali e biodiversità di rilievo. Lenggong conserva tracce di un meteorite caduto 1,8 milioni di anni fa e i depositi dell’eruzione del supervulcano Toba. Già noto per insediamenti preistorici, è anche rifugio delle tigri malesi. Nel Sarawak Delta, nel cuore del Borneo, si incontrano un delta fluviale ricco di vita, la cultura dei Bidayuh con le loro danze tradizionali e la città di Kuching, riconosciuta come Città UNESCO della Gastronomia: un intreccio di natura e cultura unico.
Dal Portogallo arriva il Geoparco Algarvensis, dove si vedono ancora i segni del terribile tsunami del 1755. La miniera di sale di Loulé è uno dei punti più profondi visitabili del Paese. Anche se l’entroterra si svuota d’inverno, il progetto punta a invertire la rotta, valorizzando l’economia locale e il turismo sostenibile attraverso la scoperta del patrimonio geologico.
Russia, Tunisia, Uruguay: geoparchi tra storia, natura e sviluppo
Negli Urali del sud, in Russia, il geoparco di Toratau si staglia con le sue tre montagne, resti fossilizzati di una barriera corallina vecchia 300 milioni di anni. Qui ci sono grotte, cascate e tracce di vecchi insediamenti industriali. Il geoparco ha dato lavoro a guide locali, creando nuove opportunità nel turismo e nella cultura.
Per la prima volta la Tunisia entra nella rete UNESCO con il geoparco Dahar, nel Sahara settentrionale. Qui si aprì, 200 milioni di anni fa, il rift che separò il supercontinente Pangea. Tra paesaggi desertici si trovano antichi ksour berberi e abitazioni troglodite, simboli di una convivenza millenaria in un ambiente ostile. Un riconoscimento importante che arricchisce la presenza africana nella rete globale.
Dall’America Latina arriva il Manantiales Serranos in Uruguay. Scelto dalla comunità locale, protegge le sorgenti del fiume Rio Santa Lucía, che fornisce acqua al 60% della popolazione uruguaiana. È il primo sito geologico UNESCO nel Paese, un tesoro di valore ambientale e sociale da conoscere e tutelare.
L’Italia e i suoi dodici geoparchi: bellezza e impegno
L’Italia non ha nuovi ingressi nel 2026, ma può vantare una rete di dodici geoparchi riconosciuti dall’UNESCO, sparsi da nord a sud. Ci sono l’Alta Murgia in Puglia, la Majella in Abruzzo, l’Aspromonte in Calabria e il Pollino, che si estende tra Basilicata e Calabria, noto per biodiversità e dimensioni.
Al nord spiccano Sesia Val Grande e Valsesia in Piemonte, con le loro montagne e valli alpine. La Toscana contribuisce con le Alpi Apuane e il Parco minerario, luoghi storici per l’estrazione mineraria e paesaggisticamente unici. Il Cilento, Vallo di Diano e Alburni in Campania, parte di un grande parco nazionale, uniscono natura e archeologia. Completano la lista le Madonie in Sicilia, il Beigua in Liguria e l’Adamello-Brenta in Trentino, famoso per i suoi ghiacciai imponenti.
Questi geoparchi italiani non sono solo bellezze naturali, ma anche centri di cultura scientifica e turismo sostenibile, capaci di valorizzare territori spesso poco conosciuti ma ricchi di storia e fascino. Così, nel 2026, la rete globale conta 241 siti in 51 Paesi, per un’area che supera gli 882.000 chilometri quadrati: una mappa in continua espansione del patrimonio geologico mondiale.
