Sardegna: i sardi spendono 37 milioni di euro all’anno per il gelato, calcola Confartigianato Sardegna. Nell’Isola sono attivi 173 laboratori che producono coni, coppette, granite, ghiaccioli e sorbetti, secondo la ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna su dati Unioncamere-Infocamere e Agenzia delle Entrate.
Lo ha ricordato Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, ribadendo la necessità di tutelare un prodotto che gli artigiani definiscono «sano e realizzato con ingredienti autentici». «Un prodotto sano e realizzato con ingredienti autentici che va salvaguardato dalle imitazioni non artigianali presenti sul mercato», ha detto Meloni a sostegno della filiera locale.
Quanto spendono i sardi per il gelato
Il dato regionale di spesa si inserisce nel quadro nazionale: la ricerca segnala un consumo complessivo in Italia pari a 1 miliardo e 800 milioni di euro, con la Lombardia prima regione per spesa (290 milioni), seguita dal Lazio (185 milioni) e dalla Campania (176 milioni). La stima di Confartigianato prende in considerazione il perimetro delle gelaterie artigiane e dei laboratori produttivi, compresi i segmenti delle pasticcerie che utilizzano gelato nelle preparazioni.
Secondo analisi precedenti citate nello studio, circa il 43,8% della spesa delle famiglie è intercettabile dalle imprese artigiane e dalle micro e piccole imprese a vocazione artigiana: un segmento che, nelle regioni con forte presenza di attività, rappresenta una componente consolidata dell’offerta estiva e non solo.
Aumenti dei prezzi e fattori di costo
L’analisi mette in evidenza come, tra il 2021 e il 2025, il prezzo del gelato sia aumentato del 39,6%. L’incremento si è manifestato in parallelo con un aumento del 30% dei costi dell’energia, elemento determinante dato che i frigoriferi rimangono in funzione 24 ore su 24. Tra le materie prime, il cacao è salito del 45,5%, lo zucchero del 33,3% e il latte del 23,4%.
I mastri gelatieri segnalano inoltre rincari specifici su nocciole e amarena, rispettivamente apprezzati con aumenti nella forchetta del 30–40% e con un +40% per l’amarena. All’incremento delle materie prime si è aggiunta l’impennata dei costi dei prodotti biodegradabili come coppette e cucchiaini e l’effetto del caro carburante sui trasporti delle materie prime.
Produzione artigiana e sostenibilità del mercato
Gli operatori artigiani dichiarano di aver assorbito gran parte degli aumenti, limando i margini pur di non perdere clientela e rimanere sul mercato. Confartigianato Sardegna e i produttori locali sottolineano come la genuinità delle specialità artigiane contribuisca all’economia regionale e alla promozione del food made in Sardegna.
Nel complesso, in Italia i laboratori del gusto superano le 9.300 unità, con la classifica delle gelaterie artigiane guidata dalla Lombardia (1.587 imprese), seguita da Veneto ed Emilia Romagna. Per gli imprenditori locali la sfida resta mantenere standard artigianali e ricette tradizionali, rispondendo al tempo stesso a nuove esigenze dietetiche e a intolleranze alimentari della clientela.
«Non esistono limiti alla fantasia dei produttori di gelato — continua Meloni — ma, al di là delle ricette più o meno eccentriche per accontentare tutti i palati, rimane una certezza: quella che i prodotti artigiani sono realizzati secondo tecniche tradizionali, con materie prime rigorosamente fresche». I responsabili delle imprese insistono sul ruolo delle gelaterie artigiane come presidio di qualità e su misure di tutela contro le imitazioni commerciali.
Il quadro tracciato dallo studio mette in luce una tensione tra domanda solida e costi crescenti: per il settore rimane centrale la capacità delle imprese di adattare prezzi e offerta senza compromettere l’identità artigiana del prodotto. Sul piano operativo, gli addetti ai lavori indicano come priorità la sostenibilità dei costi energetici e la possibilità di contenere gli aumenti delle materie prime per salvaguardare il ruolo economico del gelato Sardegna nella filiera regionale.
